Dallo studio appassionato della storia del periodo medievale delle nostre parti, scaturisce la filologia con cui vengono trattati i termini indicanti zone abitate. Facendo riferimento al modo di pensare dei celti e dei popoli che si sono succeduti nell’alto medioevo. Questo tipo di ragionamento vuole soprattutto sfatare la prassi “dell’epoca dei suffissi” e quindi all’individuazione del periodo in cui è stato fondato il villaggio. Il famigerato suffisso –anus, oltre ad essere usato tutt’ora, può essere scambiato come parte di parole di altra lingua e non come termine prediale. Arduo a questo punto il mio impegno per stabilirne la lingua, può essere d’aiuto al lettore, per capire i miei ragionamenti, lo studio sui termini in cui è evidente che l’uso e la posizione geografica, sono nel medioevo, occasioni preferite (ed utili) per denominare vici. Scrive Massimo Montanari, che nel IV secolo d.C. cominciano a scomparire i villaggi posti sulle grandi vie di comunicazione. Quindi oltre alle città si salvano, nella nostra zona, pochissimi villaggi isolati sui quali non esiste documentazione sulla continuità del nome. Il colpo definitivo alla toponomastica romana lo danno i Longobardi che il 2 aprile 568 invadono la penisola italiana. Dal 26 giugno 572 comincia la “caccia” ai possessores romani, questi vengono cacciati o uccisi ed espropriati dei loro beni mobili ed immobili. Quindi le ville romane vengono occupate da gens longobarda. Non solo verso l’anno mille si spostano i villaggi e si incomincia l’incastellamento.
Diventa così necessario al Signore della contea e allo straniero che veniva per affari sapere dal nome per quale uso o caratteristica si distingueva il loco.
Vivevano in un mondo ove non vi era immediatezza tra la parola e la scrittura.
Massimo Montanari dice: “I boschi che in età romana si erano ridotti di superficie (…) cominciano nuovamente a dilatarsi, forse anche per i cambiamenti del clima, che in quei secoli (VI sec. n.d.r.) divenne più caldo e più umido. Crebbe l’importanza dell’economia forestale: nei boschi si praticava l’allevamento (soprattutto di maiali)”.

CASCINE E LOCALITA’ DEL COMUNE E PARROCCHIA DI CASALETTO LODIGIANO

Casello Tram ora Stazione = cosi chiamata per l’originario utilizzo.
Toponimo largamente diffuso con l’abbinamento alla località.

Casino/Casin del Cavo = piccola e graziosa casa rurale, al cui interno ci sono le chiuse della roggia Molgora. Detta cosi per l’ubicazione.

Cascina Grande o Borromea = diminutivo da un latino volgare “capsia” da “capsa” cassa  poi cassina, detta G. perché era una delle più estese del Lodigiano o B. perché nel 1600 la famiglia Borromeo risulta esserne la proprietaria.
L’Agnelli indica anche la Corte Grande e la Corte del Fittabile, probabili suddivisioni della stessa.

Molino/Mulino = terminato nel 1846, vi rimane solo la ruota all’entrata est del paese. Vedi Pila.

Moncucca = Il nome dall’unione dei termini latini “mons” monte e “cuccus” cima rotondeggiante.
Moncucco Torinese.

Orsolina = nome proprio diminutivo di Orsola, dal latino “ursus” orso.

Pila = brillatoio del riso, così chiamato nella mappa del catasto Lombardo/Veneto.

CASCINE E LOCALITA’ DEL COMUNE DI CASALETTO LODIGIANO E PARROCCHIA DI MAIRANO

Beccalsù, Bechelfù, Beccalzù, Beccalzurio = posto ad 82 m. s.l.m. era sotto parrocchia di Casaletto L. (1), la parte pavese ha oratorio del ‘700 dedicato a S. Anna, la cui festa è il 26 luglio.
Secondo l’Olivieri, il nome deriva dal soprannome  “ben calzato” poi cognome Belcazer.
Seguendo il Vignati, molto probabilmente da “Bech” voce germanica che indica un corso d’acqua ed “Orum” voce basso latina che significa riva, margine, inteso come ”sulla riva del fosso” o “fosso che segna un confine” , ma nel medioevo la voce, indica un colle o dosso, allora il senso è “fosso che scorre in alto rispetto ai campi” oppure reggendo la tesi dell’Agnelli,  da “Hordeum” ,“posto per il grano”, difeso od in prossimità di un corso d’acqua. Da cui il cognome della famiglia patrizia milanese “da Bechaloe “.
Infatti in documenti della fine del XIX secolo, il Vignati  lo chiama Becalfù (2), probabilmente perché fu feudo dei Bechaloe, con un po’ di fantasia (ma non molta), invertendo le parole nella frase “fu (dei) Bechaloe”, come “Bech”, fosso e “Orum”, riva, “riva (del) fosso”, otteniamo  la parola Bechalfu, Becalfù.
I Beccaloe, secondo G.C. Bascapè, erano imparentati coi Bascapè,  può darsi che il loro patteggiare per i Torriani, sia stato il motivo del decadimento di entrambe le famiglie e dopo il completo assorbimento della Famiglia Boccaloe da parte della Famiglia Bascapè del ramo Lodigiano, sia stato cambiato il nome del paese Bechaloe, in Bechalfù , dato dai Bascapè, antichi feudatari del paese, in onore della Famiglia estinta.
Ma anche qui il nostro caro Vignati può aver maneggiato il nome.
Infatti nei mappali del catasto Teresiano, leggiamo “Beccalsù”, e come per Bascapè (ma senza il cambio della prima “e” in “a”, oltre alla trasformazione della “s” in “c” ed il mantenimento della “l”), le origini del nome si fanno risalire alla frase latina “Basilica de subtus” , chiesa in mezzo o tra, perché posto tra LO e PV, (subtus Papiam et Laudem).
In italiano Beccalzurio.

Bernareggia o Bernareggio = posta a 81 m. s.l.m. Il nome dalla famiglia Bernareggi, nell’ottocento era proprietà Dovera.

Cascina di Mairano = ora Cascinetta posta a 79 m. s.l.m., in dialetto La Busa, probabilmente perché l’aia è ad un livello inferiore a quello della strada.

Casenuove = segnata nella mappa di A. Terzi del 1818 era
Toponimo largamente diffuso.

Dosso di Mairano / Dossino = ad 80 m. s.l.m. , dal lombardo “doss” rialzo del terreno / diminutivo.
In Italia denomina ben 21 luoghi.

Impero Vecchio e Impero Nuovo = osteria sorta nel 1920 tra il Molino e la strada comunale, ora è sulla SP 17, il nome originariamente era un omaggio all’Impero fondato sulle colonie d’Africa, si è mantenuto anche nel dopo guerra.

Livelli di Mairano = da livello, fondo soggetto a servitù, detta appunto livellare.
Nei primi anni del XX secolo erano divisi in Livelli Caccia e Guaitamacchi, dal nome dei proprietari.
Una località Livelli, vicino a Varzi.

Molino di Mairano =  perché serviva la comunità di M.

Quartirone = cascina in Mairano, menzionato dall’Agnelli.

San Rocco = probabilmente era un lazzareto, con oratorio di San Rocco, protettore degli appestati, era nell’attuale via San Rocco. Festa il 16 agosto.
In Italia denomina sette paesi, in Svizzera tre, oltre ad un monte ed al suo valico.

Santa Maria Rossa = dal rosso cupo delle mura, era
Una località vicina a Garbagnate Milanese, porta questo toponimo.

Torchio di Villarossa = località entro l’abitato di Villarossa adibita alla lavorazione dell’uva.

Villarossa o Villa Rossa = forse dal rosso cupo dei suoi fabricati , antica tradizione, vuole che sia in onore della Barba di Federico I detto il Barbarossa.
Villa in latino vuol dire fattoria con podere, in latino medioevale, fattoria o paese, in italiano antico semplicemente paese.
Nella “Laudiade” è ricordata per le sue vigne: “Cum Villarussa ac onerata vite Valerae, …”, “Villarossa, Valera dalle viti cariche.”(A)

CASCINE E LOCALITA’ DEL COMUNE DI CASALETTO LODIGIANO E PARROCCHIA DI GUGNANO

Cà del Fontana / Guà del Fontana ora Guado = Cà dialettale che significa casa, mentre F. era la famiglia proprietaria.
Guà e Fontana, hanno lo stesso significato: fontanile.
Nella mappa del catasto Teresiano o Carlo V è disegnato un pozzo proprio al centro della corte Asti.
Guado = nel secolo scorso interamente proprietà di Carlo Rossi, al 1990 F. Asti e Sudati.
Situato sulla sponda destra del fiume Lisone, deve il suo nome al guado del fiume dei carri e dei pedoni.
Latino “uadum”,  credibile anche l’origine da Guà.
Ha oratorio dedicato alla B.V. del Rosario.

Casona Guada = maggiorativo di casa, per l’imponenza della casa padronale, probabilmente era la Cà del Fontana..
E’ parte del Guado, proprietà F. Asti.

Fornace = fabbrica di mattoni, vi si accedeva dalla strada al fianco della villa Sudati del Guado.
Toponimo largamente diffuso.

Guardarotta = Al 1990 proprietà Pollino, prima Pozzi e prima ancora Gualla.
Il nome dal latino “garda” e a sua volta dal germanico “warda”, posto di guardia lungo le strade e “rotta” disfatta, ma anche semplicemente indica la strada “posto di guardia lungo la rotta”.
In alcuni documenti del XIX secolo Guardarota.
Alcuni autori vogliono derivi dal cognome Guardarotti, ma non ho trovato traccia di un proprietario di tal nome.

Guarnazzona = troppo semplice sembra l’accostamento al vocabolo Provenzale “Guarnacca” (dal greco Kaunàchés, pelliccia persiana di origine assira, poi latino gaunaca(m)) che indicava nel medioevo,  un abito da lavoro per i contadini, con l’aggiunta del suffisso femminile maggiorativo -ona e trasformazione delle doppie c in z. Se analizziamo la posizione che era alle spalle della Guastalla, a sx della strada Mangialupo/Piacentina, segnata sui catasti Teresiani e del L/V, possiamo anche indicare l’origine da Guarnire, a sua volta dal germanico Warnjam col significato di “avvertire (una minaccia) e quindi provvedere (alla difesa)”. Abbiamo cosi il termine “Guarnita” poi col suffisso femminile maggiorativo, -ona, “Guarnitona” poi Guarnazzona, con sostituzione di i con a e t con doppia z.
Molto probabilmente era l’avamposto più avanzato delle difese della rocca di Bascapè.

Molino o Molinetto = per l’uso a cui era adibito in origine l’edificio, proprietà Sudati.
 
Porticone = Il nome significa grosso portico, evidentemente l’edificio originale era molto più massiccio per accogliere le famiglie dei braccianti della Guastalla, che vi abitarono fino agli anni ’40.
Oppure dal solito antico proprietario o costruttore.
Al 1990 proprietà Pozzi, prima Gualla.

Schiesata o Schiepata = si trovava dove ora c’è il terrapieno ovest del nuovo ponte sul cavo Lorini/Marocco.
Se ne ha menzione nell’archivio parrocchiale ed è disegnata sulle mappe del catasto Lombardo/Veneto.
Letteralmente “lontano dalla chiesa”.

Torre = toponimo derivato dall’uso dell’edificio originario, evidentemente, essendo posta su uno degli assi della centuriazione romana, era munita di torre d’avvistamento.
Significa anche casa fornita di colombaio posto su un sopralzo del tetto.
Era proprietà Sudati.

CASCINE E LOCALITA’  DEL COMUNE DI BASCAPE’ EX PARROCCHIA DI GUGNANO

Barbetta = era proprietà conte Meserati, poi Passalacqua.
Il nome significa alta fortificazione con pezzi di artiglieria, ma potrebbe derivare da particolari morfologici del terreno e della natura circostante, era comune di San Zeno.

Cascina Bosco Brusato ora Bosco o Bosco di San Zeno = appunto da “bosco” sappiamo che nella zone ve nera uno molto esteso, evidentemente nella zona, all’epoca del primo toponimo (1723) vi fu un incendio che distrusse parte del bosco ed in quell’anno era proprietario tal Giò Batta Taglietti.
Come per i mulini, veniva aggiunto il nome del paese da cui dipendeva, in questo caso era anche il comune.
Ben otto paesi, hanno questo toponimo.

Colombera = menzionata nei catasti Teresiano e Lombardo/Veneto, era in comune di San Zeno.
Al 1723 proprietà Sig. Camillo Bonacina.
Da non confondersi con l’attuale di Beccalzù.
Toponimo molto utilizzato per denominare cascinali.

Dosso = cascina, ora parte della Foppa, sulla strada per Bascapè, da Gugnano, è la prima cascina sulla destra.
Il nome, dal lombardo “doss” sommità, evidentemente della buca, vedi Foppa.
Al 1723 era proprietà conte Meserati, ma data in livello.
Nei mappali dell’IGM 1981 è in comune di Casaletto Lodigiano.
Ben 21 luoghi portano questo toponimo.

Foppa = da “favea” termine latino che significa buca, fossa.
Alla fine dell’ottocento era proprietà Passalacqua, mentre nel 1723 era probabilmente Meserati..
In Italia è il nome di un rifugio posto a 1779 m.s.l.m. e del valico adiacente, nella Val Mortirolo oltre ad altre tre località montane, in Svizzera denomina un altro rifugio posto ad una quota di 1417 m.s.l.m. ed un’intera valle.

Gambarello ora Gamborello = il toponimo letteralmente significa “piccola gamba” e ”piccolo gambo”.
1723 proprietà Conte Meserati e Conte Visconti Giulio, in livello a Giuseppe Palante, nell’ottocento era del conte Negroli ed in comune di San Zeno.

Guastalla = il toponimo probabilmente dall’unione del  cognome Gualla con “stalla”, nel senso di ”Stalla del Gualla”, proprietario della cascina fino alla fine della prima metà del XX secolo, e sappiamo, in loco vi era solo la stalla.
Ma se nell’ottocento era proprietà dei conti Bolognini, è già all’epoca si chiamava così, allora è più probabile venga dal longobardo “wardstall”, posto di guardia
Anche Guà-stalla, stalla con un fontanile.

Lazzareto = cascina parte della Foppa, situata sulla strada per la cascina Barbetta, il suo toponimo, dall’antico uso.
Nel 1723 proprietà Conte Meserati, comune di San Zeno.
Toponimo l’argamente diffuso.

Mangialupo/Mangialuppo = evidentemente da un fatto che ha per protagonista un lupo (ucciso e divorato dai contadini) e noto che i lupi in passato, durante l’inverno, infestavano anche le campagne e soprattutto i boschi di pianura.
E’ ormai accertato che nei fiumi Lombardi, fin dal Medioevo, o probabilmente dall’epoca romana, vi erano addirittura coccodrilli (draghi, nell’immaginario popolare), i cui piccoli venivano trasportati via mare dai luoghi d’origine, come curiose lucertole o per vederli combattere nei circhi romani, quindi figuriamoci se non vi erano lupi.
Oppure dal cognome del suo proprietario, che ha la stessa origine del toponimo, infatti molti contadini/allevatori, venivano dalle montagne, ove era più facile imbattersi coi lupi.
Mi sembra “strana” la conclusione dell’Olivieri e del Boselli, che mettono tutte le località dove è presente nel toponimo la parola “lupo”, in relazione al presunto isolamento delle dette località, nel senso di “luogo da lupi”.
La doppia “p” compare su alcuni documenti del Regno d’Italia, ovvia l’etimologia.
Località distrutta all’inizio del secolo, ora cascina, faceva comune a se. Aveva oratorio di San Giovanni Battista (1723). Al 1990 proprietà

Molino della Mangialupo = perché serviva la cascina suddetta.

Palazzetta  = era situata sulla strada Villarzino/Beccalzù, sulla sinistra, immediatamente prima della curva, al confine dei comuni di Villarzino, di cui faceva parte e Bascapè.
Il nome dal latino “palatium”, costruzione importante.

Piacentini ora Piacentina = nel 1723 alla fine dell’ottocento era proprietà Del Rho, era comune di Mangialupo.
Probabilmente dal cognome della famiglia proprietaria.

Sammartina,  S. Martina = sorta lungo un’asse della centuriazione romana, può darsi che esistesse fin da quell’epoca e che successivamente i longobardi od i franchi avessero chiamato la villa, San Martino, divenuta poi Cassina San Martina od unendo i due termini, Sammartina.
Alla fine dell’ottocento, proprietà Bolognini, ma ad inizio XX secolo era dei Vistarini, era comune di Villarzino.
Le tre cascine che compongono l’attuale sito, sono proprietà, Cagnetti, Bozzini Roberto e F.lli Bellinzona, che sono i proprietari della parte più antica. 
Ora non c’è più traccia dell’oratorio (se mai ne avesse avuto uno), festa il 30 gennaio.

San Zeno I, Cascina San Zeno = alla fine del XIX secolo era proprietà Umboldi, ora è proprietaria la famiglia Faini.
Detta cosi perché dipendeva dal paese di San Zeno, ed uniti formavano l’omonimo comune.
Vi era il palazzo del Podestà, ora granaio.

San Zeno, San Zeno II= località, ora cascina, nel 1723 proprietà Sig. Antonio Bonacina, alla fine dell’800 era proprietà Pedroli.
Festa il 12 marzo, a sinistra del portone d’accesso alla strada romana per Castel Lambro, è probabilmente raffigurato San Zeno vescovo, la cui festa è il 12 aprile. Non ha oratorio.
Il primo portone da Gugnano, dà accesso ad un tratto di strada parallela alla via Emilia, probabile cardine romano.
In dialetto San Zin.
Un San Zeno poco dopo Verona ed altre due località italiane hanno nel loro toponimo questo nome.

Spazalocca o Sgazalocca, Guazzaloca = cascina, ora distrutta, già negli anni dieci del nostro secolo vi rimaneva solo il mulino, era alla dx della strada Mangilupo/Piacentina, di fronte alla Guarnazzona, ed ovviamente in comune di Mangialupo..
Anche qui due termini difficili, sappiamo che nella zona vi era un grande bosco, quindi, per il primo toponimo: “Spaza”, dal verbo spazzare, nel senso di “tagliare” e “locca” probabile trasformazione di “lucus”, bosco in latino, dal celtico “leukos”, “Spazalocco” “Cassina Spazalocca”. Per il secondo toponimo teniamo buono il significato di “locca”, ed analizziamo il longobardo “Gahagi” (Gaggio), termine indicante un bosco proibito, nel medioevo diventa e nel latino ecclesiastico, semplicemente “Gazata”, ad indicare un luogo vietato al pascolo.
Abbiamo cosi “S” che dà senso opposto  alla parola a cui è abbinato e “Gaza(ta)”, così “bosco non proibito al pascolo”.
Se il terzo toponimo fosse quello originale: da “guazzo”, dal latino parlato “acquaceum”, col significato di zona di straripamento o di guado di un corso d’acqua e “loca”, termine latino indicante una serie di luoghi contigui. Se vogliamo essere poetici, da “guazza” rugiada.
Ricordo anche il termine celto/ligure, “luk” luogo paludoso.

Villarzino = dal latino medioevale “Villar”, a sua volta dal latino classico “Villarium”, che significa fattoria o piccolo paese.
Probabilmente “zino”, non è il nome dell’antico proprietario, ma la trasformazione del vocabolo latino “sinus”, seno, golfo.
 Nel basso medioevo e nel rinascimento si è costruito seguendo lo spostamento verso ovest del  fiume Lisone, importante riserva d’acqua e pesce.
All’inizio del secolo era proprietà conte Vistarini, al 1990 signor Cottarelli.
La cascina era la più estesa del pavese, all’esterno del cascinale, di fronte all’incrocio e riconoscibile dalla facciata, vi era l’oratorio, ora purtroppo adibito a magazzino, dedicato ai Santi Maurizio e Gerolamo, le cui feste cadono rispettivamente il 22 ed il 30 settembre.
Faceva comune a se.
Il tronco di strada verso il Lisone è parallelo alla centuriazione romana (tracciando una linea fino al cardine di San Zeno, forma un angolo di 90°). Mentre quello verso Beccalzù è parallelo alla strada della Carità di Casaletto Lodigiano e dista 1420 metri dalla località o tomba romana della Stazione. Originariamente, era in mezzo all’abitato romano (zona della grande villa rossa ora in sfacelo) e parallelo a quello di San Zeno.

 

(1) Lodi ed il suo territorio – G. Agnelli - 1917
(2) Vignati C. C.D.L.P. documento n. 2 del 10 7bre 761 dice Villa Beca = Becalfù in comune di Villarossa , dato falso, visto che Villa Beca era “prope Mucia”, vicino alla Muzza.

(A) G. Gabiano – LAUDIADE – Centro Bassaneum - Lodi 1994 –  Libro I pag. 120 riga 549

IL SITO INTERNET DEL COMUNE DI BASCAPÈ
Voglio in queste mie righe commentare quanto scritto dalla Dott.ssa Anna Chiara Ronchi sul sito del Comune di Bascapè, riguardo toponomastica e storia, affermando che queste mie idee sono un’aggiunta alle sue e non una critica. Si invita il lettore a visitare e leggere il sito.
Iniziamo dal punto a) Le origini e il toponimo.
Nessuno mette in dubbio dell’esistenza di villaggi celtici nella nostra zona, anzi è assodato e fuori di ogni dubbio, tanto che in epoca romana gli abitanti della zona erano denominati galli-romani. Comunque l’attribuzione di  fitonomi  alle località è molto recente, dimostrazione sta nel  fatto che sono indicate in dialetto locale.
Mentre la questione “Piacentina” è facilmente risolvibile leggendo le mappe del 1722,  che riportano “Piacentini”.
Come Quartiago, rimanda alla coltivazione, e non alle strade romane seppur attualmente esistenti  ed usate.
Mentre per Basilica Petri abbiamo toppato entrambi, bisogna infatti tener presente che la parola “Basilica” in passato indicava semplicemente la “casa”. Quindi potrebbe essere, la storia di Mona e Geronte, una montatura medievale per dare lustro alla famiglia Bascapè.
Nel punto b) la dottoressa afferma sulla Guastalla, “ E' evidente che tale nome fa riferimento alla città emiliana retta fino al 1532 da Achille Torelli, alla cui morte la figlia Lodovica si ritirò a Milano fondando il Collegio della Guastalla e mantenendosi coi proventi delle cascine acquistate a Sud della città, tra cui una nel nostro territorio ed un'altra nel comune di Noviglio.” Mi piacerebbe vedere però un documento che confermi questa tesi.
Al punto 6 bisogna precisare che i reperti delle tombe della Cultura Scamozzina e Golasecchiana, sono conservati al castello Sforzesco di Milano.

E qui mi fermo, in quanto non sono in grado di commentare periodi storici più recenti.



CRS Casaletto