Acereto, a. 970 (1), microtoponimo, Comazzo (LO), probabile aglutinazione dell’articolo “a cerreto”, oppure nel significato di “alfa negativo”. Vedi Cereto, a e A-.
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879, doc. n. 15, del 25/01/970, pag. 23, I colonna, riga 10.
Adelberga, a prado, a. 970 (1), microtoponimo, Comazzo (LO), dal longobardo *adel, “nobile” e bergo “difesa”.
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879, doc. n. 15, del 25/01/970, pag. 22, II colonna, riga 10.
Agognano o Agugnano, podere, Riolo Terme (RA), proprietà marchese Cattani.
Agugliano (AN), posto sulla sommità di una collinetta (203 m.) da cui il nome.
Agugliaro (VI), Aguiglarium (a. 1261). Il comune ha una superficie di 14,63 Kmq, ad un’altezza di 13 m.l.m. (17 m.l.m. max e 11 m.l.m. min.) superficie urbana di 63 Ha e 26 Km di strade extraurbane e tre urbane. Nel 2001 contava 1248 ab. Frazioni: Capitello, Finale e Sopra l’acqua.
L’UTET propende per il veneto gugia “aquila”.
Agugnano, terre di. Il monastero di Santa Maria di Mogliano Veneto aveva anticamente molti possedimenti. In un documento sottoscritto dal Vescovo di Treviso nel 28 febbraio 997 i territori del monastero comprendevano:
- la chiesa di Mogliano con la sua intera zona;
- la corte di Cavergnagno (oggi Campalto (VE));
- la terra di Agugnano(1), la cappella situata sulla via Sarmazia (Levada di Trebaseleghe (PD));
- la villa di Cavasagra;
- tutto il terreno incolto tra il Dese e il Gaio;
- due mulini, uno presso Mirano e un altro presso Musestre.
Il monastero aveva inoltre diritto a riscuotere le decime sul fiume Bottenigo.
1) Così nella traslazione.
Agugniano, Romanò (CO), a. 1265(1) “... et in parte flumen Lambri, a meridie comunis loci de Agugniano ...”, “Guiano, frazione di Romanò (CO), loco Guliano, sec. XII (lib. not. 212)”. (2)
1) Maria Franca Baroni, Roberto Cippo Perelli, Gli atti del Comune di Milano nel secolo XIII, Ed. Ferraris, Alessandria 1987, doc. CCCIC, del 20 agosto 1265, pag. 449 riga 40, originale in, Archivio di Stato in Milano, fondo religione, pergamene, Monastero Maggiore di Milano, cart. 490, n. 478
2) Dante Olivieri, Dizionario di Toponomastica Lombarda, La Famiglia Meneghina, Milano 1931.
Aguliano, “Arnaldum de Aguliano, qui habitat in ipso loco Aguliano”(1) e “Memoria delle rendite dei territori in Aguliano nel distretto illorum de Giussano (MI)” (2).
1) Archivio di Stato in Milano, fondo Monastero Maggiore di Milano, Doc. del 4 aprile 1183.
2) Archivio di Stato in Milano, fondo Monastero Maggiore di Milano, Doc. del 31 dicembre 1200.
Aguniano, vedi Gugnano.
aia, dal latino area, zona della corte in terra battuta o cementata, destinata ad ospitare cereali ed altri prodotti della terra per l’essiccazione al sole e le operazioni di pulitura.
Albaras de Sachis, a. 1303(1), microtoponimo, Salerano sul Lambro (LO), plurale di albara (2) o albaro cioè “albero”.
1)Laura Vignati Gorla, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. IV, del 1 aprile 1303, pag. 43, riga 11.
Ibidem, doc. n. V, del 18 febbraio 1337, pag. 47, riga 13.
2) Charles Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, X tomi + 1 tabulae, Ed. Forni A., Sala Bolognese, ristampa anastatica 1982
albergo, unione di due termini goti, poi longobardi, Al “il tempio”, Bergo “proteggere, che protegge”.
albero, dal latino arbore di etimologia incerta.
Anna, antroponimo dall’ebraico hannah “grazia o graziosa”.
Apecchio (PU). Il nome di questo frequentato luogo di villeggiatura marchigiano ha un’origine molto dibattuta. Alcuni autori ritengono che il nome derivi dal latino apicula (piccola ape), oppure da apicola (cultore d’api), anche se questi termini non sono attestati in latino. Più probabilmente, il nome deriva dall’urbinate antico apecchio (catapecchia), cioè casa ridotta in pessimo stato. Ma anche da A-piculum cioè “senza bestiame”, come indurrebbe a pensare la frequenza del cognome Smacchia, dal celtico makos “macchia” con S privativo, letteralmente “colui che smacchia” cioè che “disbosca”. In relazione al lavoro praticato dalla maggior parte dei residenti. Ancora oggi si vedono le carbonaie, cioè cumuli di legna coperti di terra, incendiati dall’interno, producono carbone di legna. Vedi Volpedo (AL).
Apollinare, antroponimo, in latino “sacro ad Apollo”, nell’originale greco “splendente di luce”.
Archameregnano poi Arcusmairano, a. 1308, latino arga, arca, dal verbo arcere “tenere lontano” indi “difendere, proteggere”.
Ma può essere anche un grecismo, “primo” o “grande”, (vedi Michele). Vedi Comairano.
Argentina, torrente e valle, Oxsentina, voce ligure (UTET), con riferimento all’acqua.
B
B,b, seconda lettera dell’alfabeto italiano.
Badalauco, a. 970(1), microtoponimo, Comazzo (LO), potrebbe segnare il punto dove si è svolta una battaglia, oppure più semplicemente è il “campo a bada del bosco”.
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. n. 15, del 25/01/970, pag. 22, II colonna, riga 6, nell’indice Badalanco.
Badalucco (IM), comune a 179 m.l.m. nella Valle Argentina (vedi), Regione Liguria.
Le più antiche tracce umane (oggetti in osso, strumenti in pietra, ecc.) nel territorio di Badalucco risalgono all’Eneolitico e provengono da una piccola caverna, la tana Bertrand, sulle pendici del monte Faudo.
Il paese è sorto lungo il torrente Argentina (vedi), su un colle dominato dalla chiesa di San Nicolò (XVI sec.) (vedi Nicolò), che fu costruita sulle rovine dell’antico castello.
All’ingresso e all’uscita del paese esistono ancora due ponti tardo medievali a schiena d’asino, che indicano l’antico percorso di fondovalle.
Durante l’età del Ferro, le tribù di Liguri Montani che popolavano la valle fortificarono probabilmente il formidabile colle di San Giorgio (vedi Giorgio) o di Campo Marzio, punto strategico di controllo dell’intera zona, trasformandolo in “castellano”. La tradizione vuole che lo stesso Campo Marzio, occupato dalle truppe romane del proconsole L. Emilio Paolo nel 181 a.C., potesse dare la vittoria contro le forze liguri. Il medesimo sito divenne, in età bizantina, un baluardo contro le invasioni barbariche e assunse il nome di “Castello di San Giorgio”. La località di Badalucco e citata, nei documenti più antichi, col nome di Costa Ronziglia (vedi).
Nel 1258 Badalucco subisce un’occupazione militare da parte di Genova, in lotta con Carlo d’Angiò e, l’anno successivo, Giovanni Boccanegra acquista per conto del Comune di Genova “le terre di Balauco, Baiardo e lametà di Buana”per 2.300 lire.
Il paese presenta la caratteristica struttura dei borghi medievali dell’entroterra, con case alte, stretti vicoli e passaggi coperti e conserva le cinque porte d’accesso, la parrocchiale barocca, la chiesa di San Francesco, il palazzo Boeri (1500) con la loggia, alcuni oratori e la Podesteria.
Badia, cascina di Beccalzù, Bascapè (PV), abbreviativo di “abbazia”, vedi.
Badia, con questo termine viene localmente indicata la villa rossa di Villarzino, Bascapè (PV), inteso come “casa enorme”.
Bajardo, comune, 900 m.l.m. è il più elevato paese nella zona alle spalle di Sanremo (IM), Regione Liguria,  per questo è chiamato il “Tibet della Val Nervia”, raggiungibile con una bella strada carrozzabile che percorre pinete e boschi di castagni.
Fino dalla prima crociata, nell’XI secolo, da questi boschi partiva il legname destinato alla costruzione delle navi che da Pisa partivano per la Terra Santa.
Barbetta, cascina di Bascapè (PV), Parrocchia di Gugnano. Era proprietà conte Meserati, poi Passalacqua.
Il nome significa, “alta fortificazione con pezzi di artiglieria”, ma potrebbe derivare da particolari morfologici del terreno e della natura circostante, era comune di San Zeno.
Bariano (BG), 3600 ab. (1990) a 114 m.l.m. “... et in Valle Camonica onmia, / que ad Barrianum ...”(1). “Rogerius filius quondam Rumaldi de loco Bariano” (2). Vedi Bariano.
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. n. 25 del 01/05/997, pag. 40, I col.  riga 30 e II col. riga 1.
2) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. 26 del 05/08/1000, pag. 41, I col. riga 18, alla nota 2, “Nel bergamasco presso Treviglio”.
Bariano, a. 885(1) e 997(2) antica curtis nelle vicinanze di Comazzo (LO), aveva chiesa plebana dedicata a Sant’Eufemia, (vedi Eufemia). Probabilmente dal longobardo baro “uomo, uomo libero”, letteralmente, “di proprietà d’uomini liberi”.
Ma anche, B-haria-ano, unione del termine longobardo haria “schiera” e quello latino, -anus.
L’apposizione della “B” iniziale, di significato incerto, fa slittare il termine harja al secondo membro, dando il significato suddetto, letteralmente “(paese) con molti proprietari”. Vedi haria.
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. n. 6, del 22/03/885, pag. 13, I colonna, riga 3, Gregorii de Barriano.
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. n. 25 del 01/05/997, pag. 40, I col.  riga 28.
Bascapè (PV), posto a 89 m.l.m. dista 25 km da PV, 24 da MI e 18 da LO. Al 2001 ab.1504 - M: 747 - F: 757, 553 famiglie. Nel 1991, 1324 ab. e nel1996, 1457 ab.
Il territorio comunale passa dagli 80 ai 90 m.l.m.ed ha un’estensione di 1310 Ha di cui 10 urbani (1991), 3 Km strade urbane e 10 extraurbane (1991).
Rare sono le notizie dirette sul paese nel medioevo, è menzionato nel 1029 (1) Baxilica Petria e nel 1227 (2), “a sero terra de Baxilicapetri”, (vedi Volpera).
 Il toponimo usato come cognome negli anni si è evoluto in questo modo: nell’879(3) de Basilica Petri, Baserica Petri, nel 1167 Basegapei, Barsegapé, nel 1181 Baxilicapede, Baxecapede, nel 1362(4) Basegapede, poi Basgapè, Bescapè(5).
Il nome deriva appunto da Basilica Petri, tradizione vuole che un certo Pietro (vedi), ha costruito una basilica (vedi) in questo luogo, attorno alla quale si è sviluppato il villaggio originario. Alcuni autori, dubitano di questa ipotesi, perché la parrocchiale è intitolata a San Michele Arcangelo, (vedi Michele). La chiesa di Bascapè, molto antica, è intitolata ad un santo guerriero caro ai longobardi, ai quali i Bascapè, dovevano essere in qualche modo legati.
Federico II nel 1229 circa, indica la Basilica di San Pietro a Roma come, Basilica Petri.
Dopo l’editto di Costantino o di Milano, del 313,  i Cristiani poterono costruire Basiliche degne di tal nome, ma fin dal III secolo d.C. è provato storicamente, che i cristiani, si raccoglievano in case chiamate Domus Ecclesiae, sulle quali solitamente sorgeranno nel IV secolo delle basiliche, che non sempre manterranno invariato il titulus, cioé la dedica, es. titulus Petri, “dedicata a San Pietro”(6).
San Michele, santo protettore dei Longobardi, festa il 29 settembre, può darsi che con l’arrivo di questi ultimi sia variato il titolo della basilica. Vedi Villa Basilica.
Forse più convincente l’ipotesi del cittadino milanese di legge romana, che nato e vissuto nel borgo della basilica di San Pietro della Milano post-romana, ha avuto in feudo il territorio, al centro del quale è sorto il paese, che se già pre-esistente, come Beccalzù (vedi), ha preso in un secondo tempo il nome attuale (Vaglienti). A conferma della tesi sostenuta anche dalla d.ssa Vaglienti, viene un passo del trattato “Successori di San Paolo Apostolo”(7) stampato a Roma, “(Mona(8)) per primo nella città di Milano dedicò una chiesa al beato Pietro apostolo … Infatti gli fu donata una casa da un certo cittadino cristiano, nella quale casa si fondò la basilica di Pietro e in memoria di questa santa donazione i successori di quel cittadino, per decreto del Vescovo e poi dei fedeli, furono chiamati i Nobili di Basilicapetri”. Tesi, se non accettabile nella sua forma settecentesca, è però compatibile nella sostanza, un cognome del genere riflette una certa antichità, la famiglia Bascapè, negli atti altomedioevali, compare un nome  romano, quindi con molta probabilità vivevano in Milano. Le basiliche nelle campagne, si sono affermate molto dopo, basta pensare all’origine del termine “pagano”, e che nel IV secolo d.C. San Martino di Tours, si prodigava a distruggere edifici dedicati al culto pagano nei villaggi, i “pagani” definivano il Dio cristiano, come “il Dio adorato nelle città, o dai cittadini”.
Nella Laudiade, non è menzionato Bascapè, ma Castel Lambro, vedi.
1) Cesare Manaresi, Caterina Santoro, Doc. 175 in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, 2003, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. del XII/1029, pag. 6, riga 14, 34.
2) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII, del 16 maggio 1227, pag. 32, riga 8.
3) Museo Diplomatico dell’Archivio di  Stato di Milano, a cura di A. Natale voll. I
#        Tipo documento            aa/gg/mm     Località        denominazione
139    Breve Securitatis et firmitatis     18 11 879    in Ucto        Romualdus filius Senatori de Basilica Petri
4) Biblioteca Civica Bonetta, Archivio Civico, Carte Marozzi, doc. del 18 marzo 1362, Giovanna di Basgapede.
5) AA.VV. Opuscoli, “Settembre Bascaprino”.
6) AAVV, Conosci l’Italia, Voll. VIII, L’Arte nel  Medioevo, T.C.I. Milano 1964, pag. 19
7) Ernesto Prandi, Le Origini della Famiglia di Carlo Bascapè, in: Il Melegnanese, n. 4 del 22/02/03.
8) Santo, Vescovo di Milano verso il 250, dal greco, monos “solo”, con declinazione celtica (?). Fonte www.santiebeati.it
Bascapera, roggia, idronimo dalla famiglia Bascapè.
Secondo la gente di Gugnano, è la roggia del Guado (vedi), ma dal catasto Lombardo/Veneto, passa alle spalle della cascina Bosco, fino a San Zeno II.
Nelle carte dell’A.L.P.E. (1) ex IIPPAB è chiamata anche Stentata (vedi voce) o Carpana (vedi voce), nome dato a più rogge evidentemente per l’abitudine di piantare alberi sulle loro rive per evitarne l’erosione, ma anche la voce gallica carpana, “carpa” che nel medioevo indicava il vivaio delle carpe, oppure dall’omonima famiglia (?).
1) Fondo C. 268 segn. b. 976,7 - c. 269 segn. b. 982 - c. 290 b. 993,2
basilica, voce greca (quindi indoeuropea) che in epoca tardo latina e alto medioevale, indicava piccole chiese non erette a plebes, il toponimo divenne poi sinonimo di chiesa di campagna e casupola.
Basilica Petri o Basilicapetri, vedi Bascapè (PV).
Beccalzù, Beccalsù, Bechelfù, Beccalzurio, frazione divisa fra Bascapè (PV) e Casaletto Lodigiano, posto ad 82 m. s.l.m. era sotto parrocchia di Casaletto L.(1). La parte pavese ha oratorio del ‘700 dedicato a Sant’Anna (vedi Anna), la cui festa è il 26 luglio, la parte di C.L. è composta da una trattoria e parte dell’azienda agricola Regazzola Luigi. L’Agnelli dice che aveva 28 ab.
Secondo l’Olivieri, il nome deriva dal soprannome  “ben calzato” poi cognome Belcazer (?).
Nei mappali del catasto Teresiano, leggiamo Beccalsù, e come per Bascapè (vedi)(ma senza il cambio della prima “e” in “a”, oltre alla trasformazione della “s” in “c” ed il mantenimento della “l”), alcuni vogliono le origini del nome, alla frase latina Basilica de subtus, “chiesa in mezzo o tra”, perché posto tra LO e PV, (subtus Papiam et Laudem).
Seguendo il Vignati, molto probabilmente da Bech voce germanica che indica un corso d’acqua ed Orum voce basso latina che significa riva, margine, inteso come ”sulla riva del fosso” o “fosso che segna un confine”, ma nel medioevo la voce, indica un colle o dosso, allora il senso è “fosso che scorre in alto rispetto ai campi” oppure reggendo la tesi dell’Agnelli, da Hordeum, “posto per il grano”, difeso od in prossimità di un corso d’acqua. Da cui il cognome della famiglia patrizia milanese “da Bechaloe”.
Infatti in documenti della fine del XIX secolo, il Vignati lo chiama Becalfù (2), probabilmente perché fu feudo dei Bechalòe, con un po’ di fantasia (ma non molta), invertendo le parole nella frase “fu (dei) Bechalòe”, come per Bech, fosso e Orum, riva, “riva (del) fosso”, otteniamo la parola Bechalfù da cui: Beccalfu, ed infine B.
I Beccalòe, secondo G.C. Bascapè e Monsignor Gianani, erano imparentati coi Bascapè, può darsi che il loro patteggiare per i Torriani, sia stato il motivo del decadimento di entrambe le famiglie e dopo il completo assorbimento della famiglia Boccalòe da parte della famiglia Bascapè, sia stato cambiato il nome del paese Bechaloe, in Bechalfù.
L’osteria era una fermata prediletta da Carlo Porta durante le sue gite(3) ed il 3 ottobre 1981, l’artista/ambientalista Paolo Barrile (Milano 1925) lo scelse come capolinea del “Primo servizio bigiornaliero di pullman per il trasporto di quei cittadini che desiderino depositare i loro residui organici nelle campagne della Bassa milanese: Milano-Cascinette Beccalzù”.
1) Giovanni Agnelli, Lodi ed il suo territorio, Lodi 1917, ristampa anastatica Atesa ed. Bologna 1981, pag. 440.
2) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. n. 2 del 10 7bre 761 dice Villa Beca = Becalfù in comune di Villarossa, dato falso, visto che Villa Beca era prope Mucia, “vicino alla Muzza”, vedi.
3) Giacomo Carlo Bascapè & Paolo Mezzanotte, Milano nell’arte e nella storia, Edizioni E. Bestetti, Milano 1968.
Beccia, era frazione del comune di Marzano, ora entrambi frazioni di Merlino (LO), è parrocchia di Comazzo, secondo l’Agnelli era l’antica Villa Beca (vedi voce e Beccalzù nota 2), da bach o bech, germanico antico che significa, “corso d'acqua”.
Bergoratto, (Stroppa), Tavazzano (LO), unione del termine goto Bergo, “che protegge” e quello romano ratus inteso come “muro maggiore”. Vedi Borgoratto.
Bernareggia, Bernareggio, Casaletto Lodigiano, posta a 81 m.l.m. era in comune di Villarossa con Mairano. Il nome dalla famiglia Bernareggi (?), nell’ottocento era proprietà Dovera e si chiamava Vignola.
Termine di derivazione germanica, Bern “orso”  e regis “re”, “re degli orsi, orso reale”, se invece la derivazione è toponomastica, “reggia degli orsi”.
Bescapera, cascina di Caselle Lurani (LO), dalla famiglia Bascapè.
Bianca, cascina, fa parte dell’abitato di San Zenone al Lambro (MI) Diocesi di Lodi, dall’antroponimo o come tradizione dal colore delle mura. Vedi bianco.
Con i termini “bianca” e “bianchina”si denomina il primo sonno dei bacchi da seta.
Bianca, microtoponimo, Casaletto Lodigiano, una delle due suddivisioni di un terreno agricolo (l’altro e Bianchina), l’onomastica evidentemente dei resti di calcestruzzo bianco presenti sul terreno. Vedi bianco.
Con i termini “bianca” e “bianchina” si denomina il primo sonno dei bacchi da seta.
Vedi Bianchina.
Biancarda, cascina di Landriano (PV), nome degli antichi proprietari (Piacentini).
Cognome molto antico, riscontrabile in documenti del XII secolo.
Bianchina, microtoponimo, Casaletto Lodigiano, una delle due suddivisioni di un terreno agricolo (l’altro e Bianca), l’onomastica evidentemente dai resti di calcestruzzo bianco presenti sul terreno. Vedi bianco.
Con i termini “bianca” e “bianchina” si denomina il primo sonno dei bacchi da seta.
Vedi Bianca di Casaletto Lodigiano.
bianco, Blanchus, blancus, gall. Blanc, dal germanico blank “bianco” a sua volta dal longobardo “splendente o lucente”, indicava forse il pellame dei cavalli. In alcuni casi indica la mancanza di un elemento. Latino classico albus, candidus. Vedi “nero”.
Bissone, nome di molte cascine distribuite in vari comuni.
Il toponimo, avvicinato nella derivazione al biscione visconteo, si riferisce al gentilizio latino Blasioni, come proverebbero le sue più antiche forme di Blexuno, Blexioni e Bluxuni (sec. VIII) (1).
Da tenere in considerazione con toponimi inizianti per la radice “bi” la possibile derivazione germanica del vocabolo, cioé bi “presso”.
1) Pierino Boselli, Toponomastica Pavese, Pavia, 1985, pag. 436
Biulchina, cascina di Carpiano (MI), diminutivo dialettale lombardo di Biolca, “area di terra arata in un giorno da una pariglia di buoi”, vedi anche Carpana, roggia.
Bocadello
, in, campus, a. 1227(1), Cerro al Lambro (MI), dal greco bauca(2), vaso (per vino), con diminutivo.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII, del 16 maggio 1227, pag. 31, riga 25, 28 e 31.
2) Charles Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, X tomi + 1 tabulae, Ed. Forni A., Sala Bolognese, ristampa anastatica 1982
Bocadellum, in, campus, a. 1227(1), Cerro al Lambro (MI), vedi Bocadello.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII, del 16 maggio 1227, pag. 31, riga 22.
Bocchi, località di Comazzo (LO), dall’omonimo cognome, a sua volta molto probabilmente, dal plurale maschile di bocca (d’acqua).
Boja, roggia, Bascapè (PV), dalla famiglia Boj, passa tra le cascine Barbetta e Lazzaretto.
1) Archivio di Stato in Pavia, Fondo Catasto Teresiano e Nuovo Censo del 1869, San Zeno e Foppa A/10
borgo, Burgus latino tardo (185 d.C.) “luogo fortificato, torre di guardia”.
Borgoratto, vedi Bergoratto e “borgo”.
Borgha, burgha, termine anglo che indicava una porzione di contea o provincia. Secondo moltissimi studiosi la radice Bur e così Bor và messa in relazione con i bulgari arrivati con i longobardi.
Borgoratto, frazione di Caselle Lurani (LO). Vedi, Bergoratto e “borgo”.
Borgoratto, frazione di Ossago Lodigiano (LO). Vedi, Bergoratto e “borgo”.
Borgoratto Alessandrino (AL), posto a 105 m.l.m. “Borgo della famiglia Ratti” , fonte UTET. Vedi, Bergoratto e “borgo”.
Borgoratto Mormorolo, (PV), posto a 326 m.l.m. “Borgo ripido”, oppure da bulgarus, dai nuclei di bulgari arrivati coi longobardi, fonte UTET. Vedi, Bergoratto e “borgo”.
bosco, etimologia molto discussa, probabilmente dal germanico *bosk, “macchia”.
Bosco,vedi Cascina Bosco Brusato.
Botinancho, in, a. 1353(1), microtoponimo, Salerano sul Lambro (LO), dal cambro-britannicobottaspoi gallico botte butta terrae(2) -ancho(3) “vicino”.
1) Laura Vignati Gorla, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. VII, del 6 giugno 1353, scritto A, pag. 51, riga 18.
2) Charles Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, X tomi + 1 tabulae, Ed. Forni A., Sala Bolognese, ristampa anastatica 1982.
3) Ibidem.
Braida, in, a. 1220(1), microtoponimo, Casaletto Lodigiano, “campo ovvero agro suburbano, in Gallia Cisalpina vulgo breda”.(2)
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. LXVII, del 20 agosto 1220,  pag. 24, riga 8.
2) Charles Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, X tomi + 1 tabulae, Ed. Forni A., Sala Bolognese, ristampa anastatica 1982.
Braida in Capite Spinedi, in, campus, a. 1227(1), Cerro al Lambro (MI), letteralmente “braida in capo allo spineto”, vedi Braida, in.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII, del 16 maggio 1227, pag. 30, riga 10.
Brayla Sancti Gervaxii, a. 1303(1) e 1337(2), microtoponimo, Salerano Sul Lambro (LO), probabilmente era l’orto del convento. Vedi Braida, in.
1) Laura Vignati Gorla, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. IV, del 1 aprile 1303, pag. 43, riga  21.
2) Ibidem doc. V, del 18 febbraio 1337, pag. 47, riga 23.
Brisconni, in,  a. 1029(1) , microtoponimo, Bascapè (PV), da brisca(2), favo da miele.
1) Manaresi Cesare, Santoro Caterina, n. 175 in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, 2003, C.R.S. Casaletto Lodigiano, 2003. Documento del XII/1029, pag. 6, riga 21, Brisconi pag. 7, riga 32
2) Charles Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, X tomi + 1 tabulae, Ed. Forni A., Sala Bolognese, ristampa anastatica 1982
Buffina, Landriano (PV), cascina del XV secolo, diminutivo femminile del gallico Buffet, “buffa”.
Burago di Molgora (MI), Bucuriaco a. 1026 e Buvirago nel XIII secolo, fonte UTET.
Difficile stabilire se trattasi di un peggiorativo del gallico bucus(1) inteso come “strada, entrata” “farsi strada (entrando) bucando”. Posto a 182 m.l.m. l’idronimo “Molgora” dal 14/12/1862 con RD n. 1054, vedi Molgora, fiume.
1) Charles Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, X tomi + 1 tabulae, Ed. Forni A., Sala Bolognese, ristampa anastatica 1982, da Muratori, tom. 12, Script. Ital. Col. 488.
Buriancho, in, a. 1303(1), microtoponimo,  Salerano sul Lambro (LO), buria(2) cioè fons scaturigo, “(dove) scaturisce la fonte”,  -ancho(3) “vicino”.
1) Laura Vignati Gorla, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. IV, del 1 aprile 1303, pag. 43, riga 30. Burianco, doc. n. V, del 18 aprile 1337, pag. 47, riga 33.
2) Charles Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, X tomi + 1 tabulae, Ed. Forni A., Sala Bolognese, ristampa anastatica 1982.
3) Ibidem
Buschum Defensum, a. 1303(1), microtoponimo, Salerano sul Lambro (LO), ovvia etimologia.
1) Laura Vignati Gorla, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. IV, del 1 aprile 1303, pag. 43, riga  28. Buschum Deffensum, doc. n. V, del 18 febbraio 1337, pag. 47, riga 31.
Buscus de Mairano, a. 1227(1), microtoponimo, Cerro al Lambro (MI), ovvia etimologia.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII, del 16 maggio 1227, pag. 32, riga 13.
Busmone, cascina di Landriano (PV), sulla SS 412.
Una derivazione potrebbe essere quella dal greco antico bos “bue da aratro”, con interposizione di “m” e -one, con la stessa funzione collettiva vista nell’idronomo Lisone (vedi).
Butriancho, in, a. 1303(1), microtoponimo, Salerano sul Lambro (LO), vedi Botinancho, in.
1) Laura Vignati Gorla, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. IV, del 1 aprile 1303, pag. 42, riga 15. Botriancho, in, doc. n. V, del 18 febbraio 1337, pag. 46, riga 12.
C
C,c, terza lettera dell’alfabeto italiano.
Ca’ Cesari, Comazzo (LO), sappiamo, dalla tradizione locale, che era in vicinanza dell’Adda e da esso fu distrutta. Cesari, il cognome o il nome del proprietario. Ca’, termine dialettale che significa “casa” (vedi).
Caccia, cascina di San Zenone al Lambro (MI) Diocesi di Lodi, sulla sx del Lambro, dal cognome del proprietario, detta anche Lambara, vedi.
Ca’ del Frumento,Comazzo (LO), era vicino alla Cascina Mairana, fu distrutta probabilmente dopo il 1850.
Ca’, termine dialettale che significa “casa” (vedi), forse usata come granaio.
Ca’ dei Frati, Comazzo (LO), Ca’, termine dialettale che significa “casa” (vedi), era proprietà dei Domenicani di Lodi.
Ca’ del Fontana ora Guado, Casaletto Lodigiano, situato sulla sponda destra del fiume Lisone, con Gugnano faceva comune a se.
Ca’, termine dialettale che significa “casa” (vedi), mentre F. era la famiglia proprietaria (?), F. significa “fontanile”. Una famiglia de Fontana o Fontana è attestata nel pavese, nei secoli XIII, XIV e XV(1). Nella mappa del catasto Teresiano(2) o Carlo V è disegnato un pozzo proprio al centro della corte Asti (Casona Guada, vedi). Di grande importanza i ritrovamenti della cultura Scamozzina e Golasecchiana,(3) vedi e confronta voce Fontanam, ad.
1) Archivio di Stato in Pavia, fondo pergamene, indice.
2) Archivio di Stato in Milano, fondo  catasto Teresiano, voce Gugnano
3) Castelfranco Pompeo, De Marinis Raffaele, Smacchia Roberto, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano … 2001, C.R.S. Casaletto Lodigiano 2001.
Caira, cascina di Comazzo (LO), dalla famiglia omonima. Vedi e confronta Fontanam
Calandrone, vedi Calendone.
Calendone, a. 970(1), rio, fosso, idronimo di etimologia vegetale nel nome volgare, zoologica in quello attuale. La definizione di rio ipotizzerebbe la costruzione di un canale su un avvallamento naturale preesistente, vedi “rio”.
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. n. 15, del 25/01/970, pag. 23, II colonna, riga 15. Nell’indice colendonum.
Calirdone(1), vedi Calendone.
1) Gerolamo Tiraboschi, la storia dell’Augusta Badia di Nonantola, Modena, 1784/85, II, pag. 82.
Camillo, tenuta di Bascapè (PV), posta sulla strada comunale Bascapè/Riozzo, si chiamava Colombera (vedi), acquistata nel 1968 dal Sig. Celso Nidasio, a cui venne dato il nome del fratello defunto.
Camillo, etrusco Camillus dal greco Kadmilos designava il dio che per i romani era Mercurio, probabilmente indicavano i fanciulli nobili che servivano nei sacrifici.
campagna, vedi Campaneam.
Campaneam, locus, 1303(1) Casaletto Lodigiano, Campanea-m: Campania, “luogo campestre, piano”.
In italiano, “campagna”.
Gallico, campagne.
Greco, campania.
Nel Lodigiano indica una decina di località.
1) Laura Vignati Gorla, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. IV, del 1 aprile 1303, pag. 42 riga 13 e  doc. V, del 18 febbraio 1337, pag. 46  riga 9  
campo, latino campu(m) forse di origine italica.
Campo Corvo, a. 1029(1), Bascapè (PV),
1) Manaresi Cesare, Santoro Caterina, n. 175 in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, 2003, C.R.S. Casaletto Lodigiano, 2003. Documento del XII/1029, pag. 6, riga 22, pag. 8, riga 1
Campum de la Porta, a. 1220(1), microtoponimo, Casaletto Lodigiano, può essere il cognome del proprietario o dalla funzione stessa dell’appezzamento.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. LXVII, del 20 agosto 1220, pag. 23 riga 14
Campum de Zongieda, a. 1220(1), microtoponimo, Casaletto Lodigiano, probabilmente dal cognome del proprietario.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. LXVII, del 20 agosto 1220, pag. 23 riga 17.
Campum Pape, ad, microtoponimo, a. 1303(1), Salerano sul Lambro (LO),
1) Laura Vignati Gorla, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. IV, del 1 aprile 1303, pag. 42, riga 33. Campum Pap[e], doc. n. V, del 18 febbraio 1337, pag. 46, riga 34.
canale, latino canale(m).
Canovette, Salerano sul Lambro (LO), diminutivo di “Ca’ nuove”. Era possessione del principe Gonzaga.
Cantarana, cascina di Salerano sul Lambro (LO), il nome, di recente origine, dal luogo umido ed ad una certa distanza dei centri principali. Vi possedevano i Buttafava.
Capaneam, a. 1353(1),vedi Campaneam.
1) Laura Vignati Gorla, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003, documento n. VII, del 6 giugno 1353, scritto A, pag. 51, riga 15.
cappella, dal luogo dove era venerata la cappa di San Martino di Tours.
Cariola, cascina di Landriano (PV), sulla SS 412, dal verbo latino/gallico cariolari, “tripudiare”.
Carità, strada della, odonomo, Casaletto Lodigiano, perché porta al campo detto della Carità, vedi e confronta, Cerca, strada.
Carpana, roggia, nasce al mulino Biulchina (vedi) della cascina Belvedere di Carpiano(1) dalla roggia Certosa che a sua volta nasce dal Lambro Meridionale, entra in comune di Casaletto L. a Beccalzù, passa il cavo Lorini/Marocco alla Madonnina di Beccalzù, attraversa la San Martina, passa a nord/est di Casaletto, taglia la vecchia strada comunale Casaletto/Salerano, ora SP 166, che la scavalca con un manufatto in mattoni ed acciaio.
Probabilmente è il fosso più antico, ora usata anche come colatore.
L’idronimo dalla famiglia Carpani (?), a sua volta da “carpine”, cioè “albero”, ma anche la voce gallica carpana, “carpa” che nel medioevo indicava il vivaio delle carpe. Ma anche del toponimo Carpiano.
Un futuro studio sui mappali A.L.P.E. ex IIPPAB potrà svelare come era chiamata in antico, probabilmente “fontanile”, a. 1660(2).
Non ha nulla a che fare con la roggia Bascapera, vedi.
1) Museo Diplomatico dell’Archivio di  Stato di Milano, a cura di A. Natale voll. I
#    Tipo documento    aa/gg/mm     Località        denominazione
48    Comutatio    823/3/VI        Carpiano        Carpiano
2)A.L.P.E. ex IIPPAB, Fondo Luoghi, c. 591, b. 1089 - c. 604, b. 1097,3 - b. 631, b. 1108 - b. 632, b. 1107
    Carpana, famiglia lodigiana, “Carpana a populis, quod educat Africa, Carpis / Disgressa invicto sub barbae Caesare rubrae / Ausoniam venit sedesque hac carpis in urbe.”
“La Carpana, discesa dai popoli Carpi che l’Africa nutre, sotto l’intto imperatore dalla rossa barba venne in Italia e pose la sua dimora in questa città.” (1)
1) Alessandro Caretta, a cura di, G.G. Gabiano, Laudiade,  Centro Bassaneum, Lodi 1994, libro IV, pag. 240, righe da 200 a 202.
casa, latino medioevale casa(m) “capanna” di origine incerta.
Casa Alcide De Gasperi, località di Gugnano di Casaletto Lodigiano, costruita a cavallo degli anni ’50 e ’60 con i soldi della ricostruzione.
Casaleto, in comune di Bedonia (PR). Vedi Casaletto Lodigiano.
Casaleto, in comune di Bettola (PC). Vedi Casaletto Lodigiano.
Casaleto, comune scomparso, si trovava nelle Alpi Appuane a 800 m.l.m. tra le valli di Taro e Cerro. Vedi Casaletto Lodigiano.
Casaletti, cascina del comune di Crespiatica (LO) sulla statale Lodi/Crema. Dal cognome dei proprietari.
Casaletto, rio, piccolo fiumicello che scorre vicino a Casaletto Spartano, vedi.
Casaletto, frazione di Podenzano (PC). Vedi Casaletto Lodigiano.
Casaletto, frazione di Sellano (PG). Vedi Casaletto Lodigiano.
Casaletto, frazione di Viadana (MN). Vedi Casaletto Lodigiano.
Casaletto, il, agriturismo di Acquasparta (TR). Vedi Casaletto Lodigiano.
Casaletto, quartiere di Roma, vi passa il tram della linea 15. Vedi Casaletto Lodigiano.
Casaletto Ceredano (CR), superficie: 6,47 Km2, popolazione: 1100 abitanti (al 20-10-2001) a 65 m.l.m. Vedi Casaletto Lodigiano e “cerro” .
Casaletto- Confine Pavese, odonomo, vedi SP 166.
Casaletto di Sopra (CR), superficie: 8,59 Km2, popolazione: 586 abitanti (al 20-10-2001) a 90 m.l.m. Frazioni: Melotta. Vedi Casaletto Lodigiano.
Casaletto Lodigiano, Caxaletum, Caxeleto(1), posto ad una media di 80 m.l.m. all’inizio del secolo era a 11,851 m. ovest dal capoluogo. Il territorio comunale degrada dagli 87 m.l.m. ai 78 m.l.m. (isola del Lambro, 69 m.l.m.) e si estende su una superficie di 985 ettari di cui ad inizio secolo, 922 coltivati. 34 Ha urbani (1991), 10 km strade urbane e 12 interurbane (1991). Ha chiesa parrocchiale (a. 1700), dedicata a San Giorgio (vedi Giorgio). L’Agnelli dice che contava 320 ab. in paese, su un totale di 1088 parrocchiani (2).
Casaletto, cioè un’abitazione o fabbricato rustici, oppure una casa colonica con terreno. Derivato dal sostantivo neutro medioevale “casale”, a sua volta dal tardo latino casalis.Vedi casa.
Al toponimo si è aggiunto, con Regio Decreto n. 1260 del 29 marzo 1863, l’appellativo di “Lodigiano”.
In alcune mappe chiamato Casaletti Vapri de Borromei, dove Vapri plurale di Vaprio a sua volta dal diminutivo di Vadum (guado) Vadulum, alcuni lo vogliono derivato dal celtico Wabra, il cui diminutivo wabero, significa ruscello. De Borromei, perché nell’ottocento risultano proprietari gli Arese-Borromeo.
è anche un cognome, diffuso nell’Alto Lodigiano, con il plurale collettivo Casaletti, il personaggio più illustre che porta questo cognome, è un tal Alessandro C., compositore di Roma.
Il Gabiano, ci riporta una legenda che è giunta fino ai giorni nostri, tramandataci oralmente dagli abitanti, e che probabilmente risale all'epoca dei primi castelli e di Federico Barbarossa.
Vinosisque casis Casalettum semper abundat,
Orgia ubi quondam celebrat uana uetustas.
“Casaletto e ricca sempre di case odorose di vino,dove un tempo la vana antichità celebrava le sue orgie”.(3)
Alle righe 235 e 236 del libro I: Nec non quod Petro Caslettum martyre gaudet, cioé, “Poi Casaletto che gioisce per San Pietro Martire”(4), è ovvio che non si tratta di Casaletto Lodigiano.
L’edizione del 1880, così traduce:
“E Casaletto dalle cento e cento
Vinose celle, dove un dì fra l’orge
La barbarica plebe danzava”(5)
1) Laura Vignati Gorla, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003, documento IV, del 1 aprile 1303, pag. 42, riga 12
Caxeletum, Ibidem, doc. VII del 6 giugno 1353, scritto A, pag. 51, riga 15, idem scritto B, pag. 55, riga 5, Caxeleto.
2) Piero Fraschini
3) Alessandro Caretta, a cura di, G.G. Gabiano, Laudiade,  Centro Bassaneum, Lodi 1994, pag. 94, righe 43 e 44
4) Ibidem
5) Biagio Guadagni & Antonio Ronzon, a cura di, G. G. Gabiano, Laudiade, Tip. Dell’Avo, Lodi 1880, Liber primis.
Casaletto Spartano (SA), Regione Campania, ab.1700. Altezza s.l.m. 400 (da 113 m. a 1480 m.)
è adagiato su un piccolo pianoro, immerso nei boschi che si estendono alle falde del Monte Vallicorvo.
Il paese deve il suo nome allo sparto, una pianta molto diffusa nei paraggi ed un tempo usata per la produzione di cesti e corde.
Il primo borgo sorse intorno all’anno mille, in località Spartoso, dove ancora oggi si possono scorgere le vestigia di un vecchio caseggiato, che la tradizione vuole sia stato abbandonato a causa di un’invasione di formiche. Frazioni: Battaglia, 421 m.l.m. Vedi Casaletto Lodigiano.
Casaletto Vaprio (CR), superficie: 5,39 Km2, popolazione: 1339 abitanti (al 20-10-2001) a 87 m.l.m. Vedi Casaletto Lodigiano.
cascina, diminutivo dal volgare capsia da capsa “cassa poi cassina”,
Cascina Bosco Brusato(1) ora Bosco di San Zeno, Bascapè (PV), appunto da “bosco” sappiamo che nella zona ve n’era uno molto esteso, evidentemente, intorno all’epoca del primo toponimo, vi fu un incendio che distrusse parte del bosco. Nel 1723 era proprietario tal Gio’ Batta Taglietti. Parrocchia di Gugnano.
Come per i mulini, veniva aggiunto il nome del paese da cui dipendeva, in questo caso era anche il comune. 23 ab. (Agnelli). Vedi voci.
1) Archivio di Stato in Pavia, Catasto Teresiano 1722, San Zeno e Foppa A/10
Cascina di Mairano, ora Cascinetta, Casaletto Lodigiano, posta a 79 m. s.l.m., in dialetto La Busa (La Buca), probabilmente perché l’aia è ad un livello inferiore a quello della strada. 29 ab. (Agnelli).
Cascina Grande o Borromea, parte di Casaletto Lodigiano, detta G. perché era una delle più estese del Lodigiano o B. perché la famiglia Arese- Borromeo, nell’ottocento ne era la proprietaria.
L’Agnelli indica anche la Corte Grande e la Corte del Fittabile, probabili suddivisioni della stessa.
Cascina Nuova, cascina di Comazzo (LO), dall’ovvia etimologia.
Cascina Porra, vedi Cassina Porra.
Cascina Zumalla, Lodi, dalla famiglia Zumalli, vedi Zumaglia.
Cascinetta, Casaletto Lodigiano, vedi Cascina di Mairano.
Caselette (TO), superficie Km2, 14.22; popolazione, 2717 abitanti, 191 abitanti per Kmq, altitudine del capoluogo 405 metri.
I primi documenti scritti riferiti al borgo, risalgono all’XI secolo e riguardano il Castello di Camerletto, fonte UTET.
Nella fine degli anni sessanta e l’inizio dei settanta, venne scavata una villa romana(1) in località Farchetto.
1)Bibliografia:
E. Lanza & G. Monzeglio, I Romani in Val di Susa, Ed. Susa Libri, 2001, pp. 92-97
L. Mercando(a cura di), L’età romana, in Archeologia in Piemonte, Umberto Allemandi Ed. 1998.
Caselette, laghi di, due piccoli laghetti nel comune di Caselette (vedi).
casella, diminutivo di “casa” (vedi).
Casello Tram, ora Stazione, Casaletto Lodigiano, così chiamata per l’originario utilizzo. All’epoca contava 5 ab. (Agnelli).
Toponimo largamente diffuso con l’abbinamento alla località.
Casenuove, Casaletto Lodigiano, menzionata dall’Agnelli.
Toponimo di ovvia etimologia, largamente diffuso.
casino, in passato “residenza signorile rustica”, vedi Casino del Cavo.
Casino/Casin del Cavo, località parte della Madonnina di Casaletto Lodigiano (vedi), “piccola e graziosa casa rurale”, all’interno ci sono le chiuse della roggia Molgora. Detta così per l’ubicazione. Vedi Cavo Lorini/Marocco e Madonnina.
Casona Guada, Casaletto Lodigiano, maggiorativo di “casa” (vedi), per l’imponenza della casa padronale, era la Ca’ del Fontana, vedi.
E’ parte del Guado (vedi), proprietà F. Asti.
Cassina Fulcheria, comune di Maleo (LO), esistente ancora nel 1977 (Boselli), vedi Isola Fulcheria.
Cassina Porra, San Zenone al Lambro (MI), Diocesi di Lodi, dalla famiglia Porri (Agnelli).
Castaneam Moram, ad, campus et vinea, a. 1227(1), Cerro al Lambro (MI), ovvia etimologia, verbo morare “rimanere”, nel senso di perenne.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII, del 16 maggio 1227, pag. 29, riga 23.
Castanea Trianola, a, a. 970 (1) microtoponimo, Comazo (LO), vedi Stellarea, terza parte di un luogo con diminutivo femminile –nola.
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. n. 15, del 25/01/970, pag. 23, I colonna, riga 28.
Castel Lambro, Marzano (PV), Castrum Lambri, a.1090(1) prima si chiamava solo Lambri(connesso con LAmbro Meridionale, vedi), dal XI secolo viene fortificato e si aggiunge il termine abbreviato “castello” (vedi) al toponimo.
Nec non Castellum Lambri, quod fluminis alta Consistit ripa, “E poi Castel Lambro, che si trova in cima alla sponda del fiume”.(2)
1) Chiappa Mauri Luisa, Paesaggi rurali di Lombardia, Biblioteca di Cultura Laterza, Bari-Roma 1990,  da: Manaresi Cesare, Santoro Caterina, Atti privati milanesi e comaschi nel secolo XI, voll. IV n. 758, pag. 378 e ss.
2) Alessandro Caretta, a cura di, G. G. Gabiano, Laudiade, Centro Bassaneum, Lodi 1994, libro I, pag. 96, righe da 40 a 41.
castello, diminutivo di castrum “fortezza” da castro “castrare” nel senso di “isolare”.
Castellum Vegium, ad, campus et pratum, a. 1227(1), microtoponimo di Cerro al Lambro (MI), ovvia etimologia.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII, del 16 maggio 1227, campus et pratum, pag. 29, riga 33.
Ibidem, pratum, pag. 30, riga 2.
Ibidem, pratum, dicitur ibi similiter, pag. 30, riga 4.
Castiona, Comazzo (LO), secondo l’Agnelli, dalla famiglia Castiglioni.
Castiraga, Castiraga Vidardo (LO), Casteriaga, a. 972(1), posta sulla riva dx del Lambro a 76 m.l.m. dal 3/07/1902 si stacca da Marudo (vedi) e dal 24 gennaio 1869 con Vidardo (vedi) diventa comune autonomo.
Da Caster, termine ora anglosassone, “colui che lavora il metallo” più suffisso di appartenenza celtico -aga. Qui il termine è molto antico e deriva dai popoli germanici, come era frequente, è abbinato ad un suffisso etnico celtico. Il vocabolo è latinizzato in Casterius, non presente negli onomasticon.
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. n. 16 del 18/11/972, pag. 25, II col. riga 4.
Ibidem Casteriago, doc n. del 04/09/986, pag. 31, I col. riga 29 e 39.
  Castiraga, famiglia lodigiana, Castiraghae (1).
1) Alessandro Caretta, a cura di, G.G. Gabiano, Laudiade, Centro Bassaneum, Lodi 1994, libro IV, pag. 240, riga 206
Castiraga da Reggio, nel 1633 faceva comune con Castiraga Pagnana (vedi), il toponimo dal proprietario Rezzo o Reggio(1), vedi Castiraga.
1) Laura Vignati Gorla, a cura di, Castiraga Vidardo, le origini, la storia, il territorio, Comune di Castiraga Vidardo 1999, pag. 142.
Castiraga Pagnana, nel 1633 faceva comune con Castiraga da Reggio (vedi), il toponimo dal proprietario Sig. Pagnano(1), termine medievale che significa “pro pagano saraceno” inteso come “infedele” o “relativo al paese, paesano”, oggi cascina Pagnana. Vedi Castiraga.
1) Laura Vignati Gorla, a cura di, Castiraga Vidardo, le origini, la storia, il territorio, Comune di Castiraga Vidardo 1999, pag. 142.
Castiraga Vidardo (LO), popolazione residente: MF:1633 - M:793 - F:840 (2001)
1355 ab. al 1991, 1474 ab. al 1996.
Da 82  a 65 m.l.m. Superficie tot. 525 Ha di cui 23 Ha urbana (1991) 3 Km strade urbane e 5 di extraurbane.
Il 24 gennaio del 1869 vengono unite le due località e il 3/07/1902 si stacca Marudo. Vedi alle voci.
Casubio et Prato Cluso, a. 970(1) microtoponimo, Comazzo (LO), casetta o chiesetta con prato pubblico. Vedi “basilica” e Claussum de Mayrano.
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. n. 15, del 25/01/970, pag. 23, II colonna, riga 9.
Catilina(1), roggia di Bascapè.
1) Archivio di Stato in Pavia, Fondo Catasto Teresiano e Nuovo Censo del 1869, Bascapè A/4.
Cavett, vedi Dossino, cavo.
cavo, canale d’irrigazione e scolo. Vocabolo latino Cavu(m), di etimologia incerta.
Cavo Nuovo, vedi Lorini/Marocco.
Caxarola, in, a. 1303(1), microtoponimo, Salerano sul Lambro (LO), diminutivo della voce italica cassaro, “recinto di muro intorno alla rocca o nel punto più alto della terra”(2).
1) Laura Vignati Gorla, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. IV, del 1 aprile 1303, pag. 42, riga, 21.
Ibidem, Caxarella, in, doc. n. V, del 28 gennaio 1351, pag. 46, riga 19 e in doc. VII, dell 6 giugno 1353, pag. 51, riga 25.
2) Charles Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, X tomi + 1 tabulae, Ed. Forni A., Sala Bolognese, ristampa anastatica 1982.
Celso, antroponimo, “alto, elevato, eccelso”, dal latino classico.
Cerca di Landriano, vedi Cerca, strada.
Cerca, strada, C. Vecchia C. Nuova, come testimonia uno dei suoi odonomi, Strada dei Cappuccini per Colturano (1), letteralmente “strada della carità”(2), è la strada che percorrevano i monaci per fare la carità nei paesi, probabilmente costruita dai monaci intorno al XIII secolo. La C. Vecchia parte dalla Crocetta di Melegnano (MI), quella Nuova da via Lodi, in Melegnano (MI), riconosciuto anche un prolungamento per Landriano.
1) Ernesto Prandi, a cura di,  Don Cesare Amelli, L’Antica via Cerca, in Il Melegnanese n. 7/2003.
2) Charles Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, X tomi + 1 tabulae, Ed. Forni A., Sala Bolognese, ristampa anastatica 1982.
Ceregalioli, a, a. 970 (1) microtoponimo, Comazzo (LO). Vedi Ceregallo.
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. n. 15, del 25/01/970, pag. 23, I colonna, riga 22.
Ceregallo, Cerexello, vedi, località di San Zenone al Lambro (MI), posto a 86 m.l.m. sulla sx del Lambro, era proprietà marchesi Serponi.
Ceresolo di Laveno Mombello (VA), 8905 abitanti. L’antica parrocchiale, dedicata ai SS. Martiri Nazario, Celso e Defendente, costruita verso l’ottavo secolo, conserva un campanile romanico dell’XI secolo.Vedi “cerro” e Laveno.
Cereto, a, a. 970(1) microtoponimo, Comazzo (LO), vedi “cerro”.
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. n. 15, del 25/01/970, pag. 23, I colonna, riga 2.
Cerexa de Angedruda, loco nominante, a. 985(1), Castiraga Vidardo (LO). Probabile diminutivo del fitonimo “cerro” (vedi) o “cerreto”, con declinazione celtica in -a, e nome della proprietaria (?), la dott.sa Vignati ricorda anche il lombardo sires, “albero di ciliegio” (2). L’antroponimo (?), si avvicina molto alle voci longobarde *angel “anglo” e *drudi “forza”, possibile storpiamento franco.
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. n. 20, del 04/09/985, pag. 31,I colonna, riga 30.
2) Laura Vignati Gorla, a cura di, Castiraga Vidardo, le origini, la storia, il territorio, Comune di Castiraga Vidardo 1999, pag. 41
Cerexello, probabilmente diminutivo di “cerro” vedi, ora Ceregallo, vedi.
Cerredum, post,campus et pratum, a. 1227(1), Cerro al Lambro (MI), vedi “cerro”.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sul paese  e famiglia Bascapè Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII, del 16 maggio 1227, pag. 29, riga 30.
cerro, fitonimo, albero d’alto fusto. Da Cerru(m) di origine preindoeuropea. Vedi “faggio”.
Cerro, Laveno Mombello (VA), 8905 abitanti. E’ il più piccolo dei tre comuni riuniti nel 1927 a formare il Comune di Laveno Mombello e nel cui nome ufficiale non ha lasciato traccia. Vedi “cerro”, e Laveno.
Cerro al Lambro (MI), Cerro supra Lambrum, a. 1227(1), l’idronimo con RD n.934 del 19/10/1862, posto a 84 m.l.m. Vedi “cerro”.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sul paese e famiglia Bascapè, Speciale, Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII, del 16 maggio 1227, pag. 27, riga 6.
Cerro al Volturno (CB), il Chronicon Volturnensis pone la nascita di questo locus nel 989 che dal 1886 si chiama “al Volturno”. Nel 1961 aveva 2334 abitanti ed il 22 novembre 1980 il castello venne effigiato su un francobollo della serie ordinaria “Castelli d’Italia”.
Cerro Tanaro (AT), posto a 109 m.l.m. ha 600 abitanti per un’estensione di 470 He.
Cerro Veronese (VR), si chiamava Silva Alferia fino al XV secolo.
chiesa, dal greco ekklesia, “assemblea”.
Chiuse del Lisone, vedi Gorgo di Lisone.
cimitero, latino tardo (?) cimiteriu(m) dal greco koimiterion “luogo dove si và a dormire”, da koimao “io faccio addormentare”.
Cimitero, di Bascapè, Casaletto Lodigiano/Mairano, Foppa, Gugnano.
Cinixello, in, campus, a. 1227(1), Cerro al Lambro (MI),
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII, del 16 maggio 1227, pag. 30, riga 19.
Cirano, cascina, Landriano (PV), oggi a ridosso del centro storico, toponimo spagnoleggiante, può riflettere il microtoponimo rinascimentale cira ad indicare una selva.
Reperti archeologici d’epoca romana sono stati rinvenuti nei pressi della cascina.
Attualmente è proprietà Pozzi.
città, dal latino civitate, da civis “cittadino”.
Claussum de Mayrano, a. 1393(1), microtoponimo, Casaletto Lodigiano, “prato chiuso, pubblico”, ma anche “luogo occultato ovvero muris clausus, closum”(2).
1) Laura Vignati Gorla, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003, documento VIII, del 4 luglio 1393, pag. 58, riga 16.
2) Charles Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, X tomi + 1 tabulae, Ed. Forni A., Sala Bolognese, ristampa anastatica 1982.
Clochario, Clocharium de Casteleto, a. 1393(1), microtoponimo, termine gallico, campanarium, termine mediolatino, italiano “campanile” di Casaletto Lodigiano (Vignati).
Dal gallico clocha, “campana”, letteralmente indica la turris ecclesiae “dove pendono le campane”. 
1) Laura Vignati Gorla, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003, doc. n. VIII, del 4 luglio 1393, pag. 58, righe 13 e 14.
Closso (illorum) de Mayrano, a. 1353(1), vedi Claussum de Mayrano.
1) Laura Vignati Gorla, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. VII, del 6 giugno 1353, scritto B, pag. 55, riga 6.
Clossum de Mayrano, a. 1353(1), vedi Claussum de Mayrano.
1) Laura Vignati Gorla, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. VII, del 6 giugno 1353, scritto B, pag. 55, riga 11 e 12.
Clusam in Lambro, a. 1173(1), nel territorio di Salerano sul Lambro, ovvia etimologia, vedi “Ponte di Salerano”.
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. n. 61 del giugno 1173, pag. 72, II colonna, riga 44.
Codazza, cascina di San Zenone al Lambro (MI), Diocesi di Lodi.
colatore, fosso di scolo dell’acqua d’irrigazione. Latino colare “filtrare”.
Colendonum(1), vedi Calendone.
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Nell’indice.
  colle, latino di origine indoeuropea, aggettivo collina.
  colombaia, dal XIV sec. nella casa colonica era la torretta coi colombi. Vedi “colombo”.
Colombariola, cascina di Landriano (PV), sulla SS 412, forse da “colombaia”, vedi.
Colombera, vedi Camillo.
Colombera, cascina di Bascapè (PV), già segnata nei catasti Teresiano e Lombardo/Veneto, era in comune di San Zeno, è posta sulla provinciale per Gugnano.
Al 1723(1) proprietà Sig. Camillo Bonacina.
Toponimo molto utilizzato per denominare cascinali. Da colombaia, vedi.
1) (Catasto 1723, Bascapè/PV)
  colombo, zoonimo, da una radice indoeuropea che significa “scuro”.
Comairano, frazione di San Genesio ed Uniti (PV) (86 m.l.m.), a. 1308 Archameregnano e Arcusmairano (vedi). Viene più volte confuso con Cameriano (NO).
Ha dato il cognome Ghomayrano, Gomayrano o de Gomairano, presente (unico documento) a Pavia nel XIV sec. (vedi voci).
Comairano, famiglia pavese, nelle carte Marozzi è classificata “famiglie extravaganti V categoria”.(1)
1) Civica Biblioteca Bonetta, Pavia, Archivio Civico, Carte Marozzi, inventari.
Comazzo (LO), vico Comacio, a. 859(1), a 98 m.l.m.il territorio comunale ha superficie di 1270 Ha, di cui 35 Ha urbana (1991) degradante dai 107 m.l.m. agli 82 m.l.m.Ha 2 Km di strade urbane e 2 di extraurbane. Al 2001 ab. 1468 - M:759 - F:709 al 1991 1173 ab. al 1996 1338 ab. 667 nuclei famigliari al 1991.
Alcuni lo vogliono la solita derivazione del nome: da un latino: Comatius o Commacium, intesi come proprietà di Commius (cognomen latino), oppure derivato da un latino Comatus “chiomato, frondoso” (Rossoni).
Analizzando il latino Commacies(2), unione di cum “con” e macies “magrezza, macilenza” e starebbe ad indicare una situazione del terreno poco salubre, probabilmente una zona paludosa.
Il Gabiano (Agnelli) ci ricorda:
“... da Como Comazzo che i romani
Duci accoglieva, allor che contro i Boi
L’armi tremende volsero; alle barche
Ofre qui l’Adda agevole tragitto.”
e poi,
“I’ non so ben ridir di quanto latte
E Cervignano abbondi e Mulazzano,
Muzzan, Bisnate e l’umido Comazzo.”
“Vicinum inde Novi a Comi Comation urbe, / Quam coluere duces romani tempore belli / Traiectum facili, quem puppibus Abdua praebet.” (3) Il Caretta traduce: “La vicina Comazzo deriva dalla città di Nuovo Como, che fu soggiorno dei capi romani durante le guerre a motivo del facile passaggio che l’Adda consente alle navi.”
Il termine Commacio è molto simile alla parola longobarda che indica “il costruttore”: Commacino, probabilmente una contrazione franca del termine originale.
Interessante l’antico stemma araldico di Comazzo che mostrava un ponte e una torre (cinta muraria) con un leone, nell’atto di costruire e non di percuotere.
Ovviamente tutto di fantasia l’attuale stemma comunale, privo di qualsiasi nozione filologica, nel quale è riprodotto un leone nell'atto di percuotere un’incudine, l'araldista ha infatti tradotto “Comazzo = con la mazza”.
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. n. 4 del del 10/12/859, pag. 8, I col. riga 6.
Museo Diplomatico dell’Archivio di Stato di Milano, a cura di Alfio Rosario Natale, voll. I parte II
#        Tipo documento        aa/gg/mm     Località         Denominazione
103     Cartola Vendicione     859/10/XII    Inzago         vico comacio
2) Museo Diplomatico dell’Archivio di Stato di Milano, a cura di Alfio Rosario Natale, voll. I parte II
#         Tipo documento        aa/gg/mm    Località        Denominazione
120    Pagina testamenti        870/-/III        Milano        Audoaldi de Cumaciano
3) Alessandro Caretta, a cura di, G.G. Gabiano, Laudiade,  Centro Bassaneum, Lodi 1994, libro I, pag. 100, righe da 145 a 146.
contea, dal latino comitatu(m) passando dal francese comté.
Corcelliasca, in, buscus, a. 1227(1), Cerro al Lambro (MI),
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII, del 16 maggio 1227, pag. 31, riga 2.
Corea(1), roggia, Bascapè (PV), passa San Zeno II, costeggia la strada romana
1) Archivio di Stato in Pavia, Fondo Catasto Teresiano e Nuovo Censo del 1869, San Zeno e Foppa A/10.
Coriino, cavo, Bascapè (PV), dalla famiglia Corij, passava a Villarzino, ora interrato.
Corina, roggia, Bascapè (PV), anticamente era sul confine dei comuni di San Zeno e Bascapè(1).
1) Archivio di Stato in Pavia, Fondo Catasto Teresiano e Nuovo Censo del 1869, San Zeno e Foppa A/10.
Cornate, ad, campus, a. 1227(1), Cerro al Lambro (MI), probabilente attinente ad una misura agraria
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII, del 16 maggio 1227,  pag. 30, riga 33.
corte, dal latino cohorte, dall’unione di co-hortus “orto, dipartimento”, guardia del corpo, poi indica lo spazio dove vi era quest’ultima, infine “Signoria” e “fattoria”.
Corte Grande, Casaletto Lodigiano, probabile suddivisione della Cascina Borromea (vedi).
Corte del Fittabile,Casaletto Lodigiano, probabile suddivisione della Cascina Borromea (vedi).
costa, latino costa “fianco”.
Costa Ronziglia, alterazione locale di Roncaglia (vedi). Vedi Badalucco.
costruzione, latino dotto constructione(m), unione di con e struere “edificare”. Latino tardo Constructione
Crescenza, antroponimo, latino “che accresce”.
Credarium, supra, a. 1303(1), microtoponimo, Salerano sul Lambro (LO),
1) Laura Vignati Gorla, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. IV, del 1 aprile 1303, pag. 42, riga 17.
Ibidem doc. n. V, del 18 febbraio 1337, pag. 46, riga 15.
Ibidem, doc. n. VII, del 6 giugno 1353, pag. 51, riga, 21.
Cristina, antroponimo, dal latino Christina(m), da Christu(m) “Cristo”.
croce, antico strumento di tortura, preindoeuropeo, latino, cruce(m).
Crucem, ad, a. 1227(1), microtoponimo, Cerro al Lambro (MI), vedi e confronta la prossima voce.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII, del 16 maggio 1227, campus, pag. 28, riga 19.
Ibidem, ibi prope, pag. 28, riga 22.
Cruce, Crucem de Fereto, a. 1393(1), microtoponimo, Casaletto Lodigiano (?), “Croce (vedi) dell’obitorio (di Mairano)”. Feretro, il greco pheretron da pherein “portare”, ha dato il latino ferre.
Toponimo mediamente diffuso nel Lodigiano.
L’oratorio ad Crucem, posto sul Monte Mario della Roma medioevale, era considerato già esistente nel VIII secolo, ma alcuni storici lo fanno risalire al prodigio dell’apparizione della Santa Croce (monogramma di Cristo) a Constantino, che fece edificare questa chiesuola sul punto più alto di Roma.
1) Laura Vignati Gorla, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. VIII, del 4 luglio 1393, pag. 58, riga 16.
Cruxigia, in, campus, 1227(1), Cerro al Lambro (MI), microtroponimo molto simile al termine “croce” (vedi), può darsi per la forma.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII, del 16 maggio 1227, pag. 31, riga 18. 
Cuniolo, in, terra e pratum, a. 1220 (1), Casaletto Lodigiano. Avvicinabile al greco cunela(2) cioè “erba odorosa” “origano”.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. LXVII, del 20 agosto 1220, pag. 24, riga 3.
2) Charles Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, X tomi + 1 tabulae, Ed. Forni A., Sala Bolognese, ristampa anastatica 1982.
D
D, d, quarta lettera dell’alfabeto italiano.
De Mairan, vedi Mairan, de.
Dossi Dosso, pittore rinascimentale di scuola ferrarese. Nato a Ferrara nel 1490 c.a e ivi deceduto nel 1542.
Dosso ed il plurale“Dossi” sono cognomi mediamente diffusi, quasi totalmente di origine toponomastica.
Dossino, cavo, Casaletto Lodigiano, il nome perché è il fosso d’irrigazione posto più alto della zona, scorre infatti entro un dosso artificiale, col diminutivo per le dimensioni uguali a quelle di una roggia.
Nasce dalla roggia Carpana subito dopo la San Martina, proprio sul confine LO/PV e vi rientra al confine con Caselle Lurani, serviva il Molino di Casaletto ed irrigava le ultime marcite.
In dialetto Cavett, cioé “piccolo cavo”, forse era il cavo Visconti.
Dosso, cascina di Bascapè (PV), ora parte della Foppa, divisa da questa dalla strada per Bascapè, da Gugnano, è la prima cascina sulla destra. Parrocchia di Gugnano.
Il nome, dal lombardo doss “sommità”, evidentemente della buca, vedi Foppa.
Al 1722 (1) era proprietà conte Meserati, ma data in livello.
Nei mappali dell’IGM 1981, è in comune di Casaletto Lodigiano.
Nel Lodigiano indica una ventina di località minori, ben 21 luoghi in Europa, portano questo toponimo.
1) Archivio di Stato in Pavia, Fondo Catasto Teresiano 1722, San Zeno e Foppa A/10.
Dosso di Mairano/Dossino, Casaletto Lodigiano, ad 80 m.l.m. 13 ab. (Agnelli). Dal lombardo doss “rialzo del terreno”, di Mairano (vedi)/diminutivo.
Dossone, Salerano sul Lambro (LO), maggiorativo di “dosso”, vedi.
Dosum Custodie, a. 1303(1), microtoponimo, Salerano sul Lambro (LO), vedi Dosso.
1) Laura Vignati Gorla, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. IV, del 1 aprile 1303, pag. 43, riga 5.
Ibidem, Dossum Custodie, doc. n. V, del 18 febbraio 1337, pag. 47, riga 7.
Ibidem, doc. n. VII, del 6 giugno 1353, scritto A, pag. 52, riga 12.
Dugnea, vedi Gugnano.
duna, medio olandese dune, “altura” ora monticello di sabbia instabile.
Duo Fossata, inter, a 1220(1), microtoponimo, Casaletto Lodigiano, letteralmente “tra i due fossi”.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Speciale, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. LXVII, del 20 agosto 1220, pag. 24, riga 6.
E
  E,e, quinta lettera dell’alfabeto italiano.   
Eufemia, antroponimo, dal greco eyphòmos “acclamata, benedetta”.
F
F,f, sesta lettera dell’alfabeto italiano.
faggio, voce italica “cerro”, vedi.
Fatima, Comazzo (LO), cappella votiva dedicata alla Madonna di Fatima. Ospita delle tombe tra cui alcuni preti di Comazzo.
Felesto, a. 970 (1), microtoponimo, Comazzo (LO), forse dal peggiorativo di fele, “fiele”, cioé “amaro”, inteso come “terreno poco fertile”.
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879.  Doc. 15 del 25/01/970, pag. 22, II colonna, riga 13 e 16.
Feminam Mortam, a. 1303 (1), microtoponimo, Salerano sul Lambro (LO). “letto molle e subacti”(2)
1) Laura Vignati Gorla, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. IV, del 1 aprile 1303, pag. 43, riga 27.
Ibidem, doc. n. VII, del 6 giugno 1353, scritto A, pag. 53, riga 1.
Ibidem, Feminam Mortem, doc. n. V, del 18 febbraio 1337, pag.47, riga 30.
2) Charles Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, X tomi + 1 tabulae, Ed. Forni A., Sala Bolognese, ristampa anastatica 1982.
Fiorenza, roggia, Bascapè (PV), scorre di fronte alla cascina Piacentina, parallela al cavo Lorini/Marocco. Vedi l’antroponimo.
Fiorenza, antroponimo, femminile dal latino Florentiu(m) da Florente(m) participio presente di Florere “fiorire”.
fiume, dal latino Flume(n), dal verbo fluere “scorrere”.
Foina, cascina di Landriano (PV), sulla strada per Melegnano (MI), è attestata in documenti altomedievali.
Voce gallica traducibile come “animale da pelliccia, mustelide”.
Fontanam, ad, a. 1220 (1), microtoponimo, Casaletto Lodigiano, “fonte” “fontanile”. Ad fontanam adorae(2).
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. LXVII, del 20 agosto 1220, pag. 23 riga 23.
2) Legge longobarda l. 2 tit. 38 cap. 1 Liutprando 83. 6,30, cosi Ughelli e Muratori, in Charles Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, X tomi + 1 tabulae, Ed. Forni A., Sala Bolognese, ristampa anastatica 1982.
Fontanam de Rille, ad, campus, a. 1227 (1), Cerro la Lambro (MI), vedi Fontanam, ad e Rille, ad.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII, del 16 maggio 1227, pag. 30, riga 35.
Fopam de Goreto, a. 1337(1), microtoponimo, Salerano sul Lambro (LO), vedi Foppa e Goreto.
1) Laura Vignati Gorla, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. V, del 18 febbraio 1337, pag. 47, riga 16
Fopam de Rille, ad, campus, a. 1227(1), Cerro al Lambro (MI), vedi Foppa, e Rille, ad.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV,Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII, del 16 maggio 1227, pag. 28, riga 35.
Foppa, con R.D. n. 3798del 30 giugno 1867 diventa frazione di Bascapè (PV), Parrocchia di Gugnano. Da favea termine latino che significa “buca, fossa”.
Alla fine dell’ottocento era proprietà Passalacqua, mentre nel 1722(1) era probabilmente Meserati. 120 ab. (con Dosso) (Agnelli).
In Italia è il nome di un rifugio posto a 1779 m.l.m. e del valico adiacente, nella Val Mortirolo oltre ad altre tre località montane, in Svizzera denomina un altro rifugio posto ad una quota di 1417 m.l.m. ed un’intera valle. Toponimo diffuso.
1) Archivio di Stato in Pavia, Fondo Catasto Teresiano, San Zeno e Foppa A/10.
Foppa, cascina di Landriano (PV), sulla SS 412, vedi Foppa.
Foppam de Mairano, ad, bosco, a. 1227(1), Cerro al Lambro (MI). Vedi Foppa e Mairano di Casaletto Lodigiano.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII, del 16 maggio 1227, pag. 32, riga 12.
Foppa Vincenzo, pittore rinascimentale, nato a Bagnolo Mella intorno al 1427/30, e morto tra il 1515 e 1516.
Foppa ed i suoi derivati sono cognomi mediamente diffusi, quasi totalmente di origine toponomastica.
fornace,
Fornace, Casaletto Lodigiano, fabbrica di mattoni, vi si accedeva dalla strada al fianco della villa Sudati del Guado. Toponimo largamente diffuso.
Nella mappa di A. Terzi, del 1818, raffigurante il Lodigiano, è chiamata Guado(1).
1) Biblioteca Laudense, sez. Archivi, fondo mappe scheda 188.
Fornacem, ad, campus, a. 1227(1), microtoponimo di Cerro al Lambro (MI) vedi “fornace”.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII, del 16 maggio 1227, pag. 28, riga 27.
  forte, “opera fortificata di limitata estensione” , dal XIII sec. Come “forziere” potrebbe essere un francesismo.
Fosato Papiense, a. 1393(1), Salerano sul Lambro (LO), vedi Foxatum Papiense.
1) Laura Vignati Gorla, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. VIII, del 4 luglio 1393, pag. 59, riga 26.
fosso, dal latino fossa(m), che deriva a sua volta dal termine latino fodere, “scavare”, anch’esso di origine indoeuropea. Fossa che serve per lo scolo dell’acqua.
Foxatum Monasteri Sancti Petri de Laude Veteri, a. 1353(1), idronomo, Salerano sul Lambro (LO), dal proprietario,  “Monastero di San Pietro di Lodivecchio”, vedi voci.
1) Laura Vignati Gorla, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. VII, del 6 giugno 1353, scritto A, pag. 52, riga 16.
Foxatum Papiense, a. 1303(1), idronomo, confine del territorio di Salerano sul Lambro (LO). (Fosso Pavese).
1) Laura Vignati Gorla, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. IV, del 1 aprile 1303, pag. 43, righe 8 & 9. Ibidem doc. n. V, del 18 febbraio 1337, pag. 47, righe 9 & 10.
Ibidem, doc. n. VII del 6 giugno 1353, scritto A, pag. 52, righe 15 & 16.
Francesco, aggettivo d’appartenenza etnica germanica, Franco, con particella (anche diminuente) -isk.
fronte, latino fronte(m), nello stesso significato antropologico, voce del XIII sec. frontale(m).
frontiera, dal francese frontier da front “fronte”.
G
G,g, settima lettera dell’alfabeto italiano.
Gambarello ora Gamborello, cascina di Bascapè (PV) Parrocchia di Gugnano, il toponimo letteralmente significa “piccola gamba” e “piccolo gambo”, può essere avvicinato a gambiero cioè crurale cruris armatura(1).
Al 1722(2) proprietà Conte Meserati e Conte Visconti Giulio, in livello a Giuseppe Palante, nell’ottocento era del conte Negroli ed in comune di San Zeno. 43 ab. (Agnelli).
1) Charles Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, X tomi + 1 tabulae, Ed. Forni A., Sala Bolognese, ristampa anastatica 1982.
2) Archivio di Stato in Pavia, Fondo Catasto Teresiano, San Zeno e Foppa A/10.
Gardino, Comazzo (LO), diminutivo del latino medievale garda a sua volta dal germanico warda, “posto di guardia lungo le strade militari o romee”, con particella diminutiva -ino.
Gerolamo, dal greco hieronymos “nome sacro”.
Gervasio o Gervaso, antroponimo, termine germanico “dalla lancia acuta”.
ghetto, dal nome dell’isola dove i veneziani rinchiusero gli ebrei nel XVI secolo.
Sull’isola vi era una fonderia, il cui getto in veneziano è detto ghèto.
  ghiaia, dal latino glarea d’incerta etimologia. Ammasso di piccoli ciottoli.
Ghierora, in, campus et buscus, a. 1227 (1), Cerro al Lambro (MI), da “ghiaia”, vedi.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII, del 16 maggio 1227, pag. 31, riga 15.
Ghinella, cascina di Comazzo (LO), probabilmente da un cognome (Agnelli).
Ghildhalla, da Gild, voce sassone, letteralmente “tributo”, con diminutivo.
Ghione, cascina di Salerano sul Lambro (LO), posta a sx del Lambro. Dall’antroponimo Ghione o Guione Vistarini (Agnelli). Nell’ottocento proprietà nobile Carlo Porta.
Ghione, colatore, Salerano sul Lambro (LO), vi passa sopra la strada che esce dal Ponte di Salerano (vedi). Vedi Ghione, cascina. In dialetto Rusin.
Ghomayrano, Gomayrano, de Gomairano, antroponimo, presente, unico documento,(1) a Pavia nel XIV sec. è di derivazione toponomastica, vedi Comairano, San Genesio ed Uniti (PV).
1) Archivio di Stato in Pavia
Elenco degli Indici delle Parti, vedi n. 16263 a. 1340/1341 in Fondo Notarile di Pavia, Elenco dei Notai.
Trascrizione nomi e regesto in: Indice Generale 1340/1341, a matita “Indice Generale delle Persone Contraenti”.
Giacometta(1), roggia, Bascapè (PV), costeggia la strada SP9 dei Negri/Bascapè e la SC Gugnano SP9, fino al confine LO/PV.
1) Archivio di Stato in Pavia, Fondo Catasto Teresiano e Nuovo Censo del 1869, San Zeno e Foppa A/10.
giardino, dal francese jardin, dall’antico francese, jart a sua volta dal francone *gardo “luogo chiuso”.
Gieram de Riozo(1), ad, campus,a. 1227(1), Cerro al Lambro (MI), termine dialettale da “ghiaia”, vedi.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII, del 16 maggio 1227, pag. 29, riga 17.
Giorgio, antroponimo dal greco gheòrghios “agricoltore”.
Giovanni, antroponimo dal latino ecclesiastico, Iohanne, adattamento del nome ebraico Yohanan, “Dio (Yo per Yahve) ebbe misericordia”.
Giovenigo Giovine, vedi Mairana, cascina di San Martino in Strada (LO).
Giulia, antroponimo, femminile di Iuliu(m) (Giulio), derivazione non attestata da *iouilos “di Giove” (Iovis), ma potrebbe indicare semplicemente un “nato nel mese di luglio”.
Giugnano, Roccatederighi (GR).
La chiesa di S. Giusto a Lavaiano(1) ed il monastero di Giugnano.
c) La chiesa di S. Giusto a Lavaiano, i cui resti, inglobati in un podere, si trovano a circa tre chilometri da Roccatederighi, viene citata una prima volta nel 1277(2). La ritroviamo nel 1294 all’interno della “villa di Lavaiano”. La villa di Lavaiano(3), che in quella occasione viene venduta al comune di Siena insieme ad altri territori, si configura, nello spazio di pochi decenni, come un vero e proprio villaggio(4).
d) Il sito dove sorgerà il monastero di S. Salvatore di Giugnano è citato per la prima volta dai documenti nell’867 come “casale” (5). La documentazione scritta attesta poi, nell’XI secolo, l’esistenza di un popolamento sparso di una certa consistenza, raccolto intorno ad una chiesa di S. Stefano posta “in loco et finibus Iungano” (6). Nell’XI secolo, inoltre, viene qui fondato un monastero benedettino (7). A quell’epoca risale probabilmente l’affermazione del toponimo “S. Salvatore”. Nel giro di pochi anni tale monastero assume una notevole importanza economica (8). Le strutture rintracciabili in superficie si presentano tutt’oggi come emergenze architettoniche di notevole entità, in uno stato di conservazione purtroppo assai precario. Si può ipotizzare che la struttura protoromanica della cripta sia relativa all’impianto del monastero, mentre le imponenti emergenze soprastanti sono probabilmente da attribuire alla piena età romanica e pertanto alla fase cistercense del monastero. Non si sono invece potuti individuare resti pertinenti alle fasi precedenti (chiesa di S. Stefano).
E' molto interessante notare la vicinanza di questo complesso monastico, che nel XIII secolo diverrà grangia dei cistercensi di S. Galgano (9), ad una serie di strutture produttive, databili molto probabilmente ad epoca medievale (10). Si tratta di tre mulini, di una ferriera e di un area di lavorazione dei locali solfuri misti (Cu-Pb), tutti situati lungo il corso del torrente Bai. La ricognizione non ha permesso purtroppo di raccogliere materiali datanti in questo tipo di siti. Da alcuni documenti relativi alla regolamentazione del taglio dei boschi intorno alle ferriere del Farma, appare evidente che, durante tutto il ‘300, i monaci cistercensi dell’abbazia di S. Galgano, ebbero interessi e proprietà fra le numerose ferriere situate sul fiume Merse ed a Monticiano (11). Non è da escludere pertanto che le strutture suddette abbiano fatto inizialmente parte della rete produttiva cistercense (12).
Divenuto tuttavia nel XIV secolo eremo agostiniano (13), Giugnano andò perdendo molta della sua importanza (14). La fitta maglia di insediamenti che intorno a questa abbazia si era creata si allenta e nei secoli seguenti le uniche forme di attività in quella zona risultano connesse alla ferriera ed al mulino.
La ricognizione ha individuato 7 piccoli insediamenti rurali nei dintorni del complesso di Giugnano, topograficamente situati nel punto di raccordo fra l’altura e la pianura alluvionale. I materiali pertinenti a tali insediamenti, sembrano confermare un abbandono dell’area proprio al XIV secolo. Dal XIII secolo è documentata l’attività di una fonderia e di impianti metallurgici presso il Mulino di Gugnano).
Nel 1320 troviamo la pieve di S. Feriolo a capo di un territorio dove estremamente più rare risultano le abitazioni rurali sparse(15). Da questo documento si evidenzia infatti che il popolamento si è concentrato intorno al castello di Roccatederighi(16) ed intorno ad un insediamento aperto non distante dal castello (villa Lavaiani )(17) . La vallata sottostante Roccatederighi, dove si trova S. Feriolo, risulta quindi in quegli anni (1320) priva di insediamenti rurali. Vi abbondano invece fornaci per la lavorazione dei metalli; verrà denominata infatti «valle fabrorum»(18).
Nel complesso quindi, la fase di massima densità insediativa nel nostro territorio risulta collocabile fra la fine dell’XI secolo ed i primi del XIII. In questo periodo il paesaggio si presenta infatti popolato da una serie di castelli o residenze signorili e da una maglia insediativa connessa alla suddivisione
territoriale delle varie circoscrizioni ecclesiastiche, secondo un modello attestato anche in aree limitrofe(19). La chiesa rappresenta infatti, molto spesso, a causa della decentralizzazione dell’autorità, l’unico punto di riferimento per gli abitanti del contado(20).
La nascita del comune di Siena ed il suo espandersi nel territorio comporteranno una progressiva perdita del potere temporale ed economico delle antiche organizzazioni ecclesiastiche(21). Tale processo si riflette in maniera abbastanza evidente nello spostamento della popolazione all’interno dei borghi fortificati, attestato anche dalla diminuzione dei ritrovamenti databili al XIV secolo
1) CARDARELLI R., 1932, 187.
2) CARDARELLI R., 1932, 187-188.
3) ASS., C.V., 989, 1294, Aprile, 14-15. Si tratta della stessa villa di Lavaiano citata dall’Estimo, v. sopra.
4) Al suo interno troviamo infatti numerosi casalini e casali (ASS, Estimo, 54, f. XXX r., XLII v., XLIIII, CI), un forno (ibidem, f. CVIII) e la chiesa di San Giusto (ibidem, f. CCCVI).
5) Un cittadino di Chiusi cede, in quell’occasione, a Winighisi, conte della città di Siena i suoi beni posti nel casale di Giugnano; KURZE W., 1982, vol. I, 315-317, 149, Vicario, 867 (Settembre), 868 (Marzo) Roselle; LISINI A., 1908.
6) Nel 1012 si parla per la prima volta di una chiesa di Santo Stefano , a cui appartengono considerevoli possedimenti: “duodecim inter casis et sortis et casalinis cum ecclesia illa”, cfr. KURZE W., 1982, 234, Cartula donationis, 1012. Nel 1027 e poi nel 1036 l’imperatore Corrado II dona all’abate del monastero di San Salvatore del Monte Amiata anche la “ecclesiam Sancti Stephani in Iuniano”; KURZE W., 1982, band. I, 263, Praeceptum 1027, 1036; Monumenta Germaniae Historica, Diplomata regum et imperatorum Germaniae, t. IV (DDK), n° 79.
7) Nel 1076 infatti il luogo viene citato come sede di un monastero: “per via pubblica decurrit usque ad terram Monasterii de Gugnano”; SCHNEIDER F., R.S., n° 91; LISINI A., 1908.
8) Nel 1140 infatti si parlerà esplicitamente di un monastero di San Salvatore di Giugnano, che possiede beni molto consistenti nei territori di Roselle Grosseto, Lattaia, Roccastrada, Litiano, Torri etc.. LISINI A., 1908.
9) Nel 1209 il monastero viene concesso da papa Innocenzo ai cistercensi di San Galgano (nell’episcopato volterrano); SCHNEIDER F., R.S., 196, n° 457; COTTINEAU L.H., 1939, col. 1288; KEHR P.F., Regesta Pontificum Romanorum, vol III, 264; CAMMAROSANO P., PASSERI V., 1976, vol. II, 366.
10) Si veda, per una descrizione delle emergenze FARINELLI R. 1992.
11) ASS, Archivio Venturi Gallerani, t. XLIV, fasc. 6.
12) Cfr. FARINELLI R. 1992, p. 45, nota 31.
13) COTTINEAU L.H., 1939, col. 1288; KEHR P.F., Regesta Pontificum Romanorum, vol III, 264.
14) Non se ne trova più alcuna traccia nella documentazione e nel XVII secolo parlando di Giugnano si farà riferimento solo alla ferriera ed al mulino; Statuto di Roccastrada, 1612. Cardarelli sostiene che nel XIV secolo all’abbazia si sostituì un comunello, CARDARELLI R., 1932, 198. Tuttavia ricerche più recenti sul contado senese del XV secolo non hanno verificato l’esistenza di tale comunità: GINATEMPO M., 198.
15) ASS, Estimo, 54, c. 378.
16) Le abitazioni citate da questa fonte si trovano adesso per la maggior parte «in districtu dicti casseri». ASS, Estimo, 54, f.CXVIIII v. e r.
17) ASS, Estimo, 54, f. XLII v., XLIIII v.
18) ASS, Estimo, 54, f. LXXXXVIII. Vedi infra pagina 33.
19) Questo quadro del paesaggio, nei secoli centrali del medio evo, presenta notevoli affinità con l’area scarlinese: CUCINI 1985, p. 311.
20) Cfr. anche CAMBI et al. 1994.
21) Si veda anche CHERUBINI 1981.
Glerola, in, a 1337(1), microtoponimo, Casaletto Lodigiano, diminutivo di “ghiaia”, vedi.
Diventa  Merella, in, vedi e confronta.
1) Laura Vignati Gorla Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. V, del 18 febbraio 1337, pag. 46, riga 19. Manca per danno nel doc. n. IV, del 1 aprile 1303, pag. 43, riga 17.
Gnignano, anticamente Noniano (vedi), frazione divisa tra i comuni di Carpiano (MI), Locate di Triulzi (MI) e Siziano (PV).
Con editto del 1757, Gnignano veniva eretto a capoluogo di comune, aveva sotto di sé le frazioni di Granzetta, Cantalupo e Siziano . Dopo l’unità d’Italia con i decreti del 25 Maggio 1863 e del 5 Maggio 1871, Siziano diventò capoluogo di Comune con il territorio attuale: Campomorto, Gnignano, San Vitale, Bettola e Bonate(1).
Importantissima località ai fine dello studio onomastico, nell’alto medioevo appartenne al Monastero di Sant’Ambrogio, di cui ci sono rimasti i documenti originali dell’epoca.
1)Tratto da “ Siziano cascine e territorio „ : ricerca storico-ambientale sulla civiltà rurale del territorio svolta dagli allievi delle classi terze della scuola media statale di Siziano (PV) anno scolastico 1982 - 1983.
Gognano, frazione di Villamarzana (RO), Villa di Gognan a. 1708(1), Gognan a. 1775(2).
1) Archivio di Stato in Rovigo, fondo catasto, Catastico mappe Estimo 1708, di campagna Vecchia in Santo Stefano.
2) Archivio di Stato di Rovigo, fondo catasto, Catastico della Campagna Vecchia, anno Domini 1775 Rovigo.
Golpera, vedi Volpera, in.
Goreto, terre de, a. 1303(1), Salerano sul Lambro (LO), agro fatto di “vimini” ovvero irrigato da canali. ager viminibus consitus quod goris seu canalicus irrigari(2).
1) Laura Vignati Gorla, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. IV, del 1 aprile 1303, pag. 43, riga 14.
2) Charles Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, X tomi + 1 tabulae, Ed. Forni A., Sala Bolognese, ristampa anastatica 1982.
Gorgo di Lisone, a. 1723(1) microtoponimo ora in disuso, Casaletto Lodigiano, punto in cui il fiume si abbassa e forma una piccola cavità alle Chiuse del Lisone al Guado.
1) Archivio di Stato in Milano, Fondo Catasto Teresiano, Gugnano con Cà del Fontana, b. 11, n. 465, or. 3196 mappe piane
Gorgona, cascina di Landriano (PV), il nome lascia intravedere deviazioni del fiume.
Sono stati rinvenuti reperti archeologici dell’età del Bronzo.
guà, termine lombardo “fontanile”.
Guà delle Fontane, Salerano sul Lambro (LO), guà e fontana, hanno lo stesso significato: fontanile.
Era il Guadum Blancardo. I termini guà e “guado” si confondono, in quanto in dialetto guado suona gua’. Probabilmente vi si pagava il pedaggio al “Ponte di Salerano”, vedi.
guado latino uuadum, collegato col verbo indoeuropeo vadere, “andare”.
Guado, cascina, Casaletto Lodigiano, nel secolo scorso interamente proprietà di Carlo Rossi (96 ab. (Agnelli)), attualmente, F. Asti e Sudati.
Ha oratorio dedicato alla B.V. del Rosario.
Era la i Ca’ del Fontana (vedi).
Guado, del, roggia, nasce dal Lisone a Bascapè, attraversa Gugnano (ora tombinata) e ne serve il Mulino, sfocia nel Lisone al Guado. Anticamente, passava il Lisone tra il Guado e Villarzino, al confine LO/PV, con un manufatto in granito bianco ancora esistente, come il tratto che dal manufatto di granito, corre parallelo al Lisone, entro un dosso artificiale, attraversa la SP 166 con due spalle laterali al ponte, e si perde in due fossi minori, prima arrivava al cavo Lorini/Marocco dove vi sfociava.
Era la roggia Maestra menzionata nel 1429, nasceva a Gugnano, in dialetto è chiamata Rusadona (vedi).
Guado delle Fontane, vedi Guà del Fontana.
Guadum Blancardo, Salerano sul Lambro (LO), cascina sulla sponda sx del Lambro. Vedi Guà delle Fontane.
Guagnano (LE), secondo la tradizione il villaggio sorse nel trecento ad opera dei principi Orsini del Balzo, che fecero mettere a coltura quei terreni ricchi di acque. Il toponimo infatti indica in un diletto il terreno paludoso (forse guà, vedi).
Gualdane(1), cascina frazione di Lodi Vecchio (LO). Nome di origine longobarda, “imboscata” relativo al gualdo “bosco”. Nella Divina Commedia, “incursione di cavalleria”, Inferno Canto XXII:
... corridor vidi per la terra vostra, o Aretini, e vidi gir gualdane, fedir
torneamenti e correr giostra;, e corridori o Aretini nella vostra terra. ...
e in MEFISTOFELE atto I
|¯ Che abbarbaglio di gualdane!
| Gloria al principe!
|_ Che frastuono di campane!
Vien la folla a onde a onde...
s’arrabatta, si confonde...
|¯ Largo!
|_ Che abbarbaglio di gualdane!
Vi funziona un mulino a due pale, costruito nel 1797 da Francesco Zaccaria Lorini (fonte APT), una colonna di metallo porta sul capitello la data 1875.  
Altre località che portano il toponimo sono Cavagna di Gualdana e Pineta della Gualdana su entrambe non ho trovato notizie.
Conte Antonio Cavagna Sangiuliani di Gualdana (1843/1913) bibliofilo, dalla Zelada di Bereguardo la sua biblioteca fu acquistata dall’Università dell’Illinois, nel 1921.
Blasone: di rosso al leone d’oro, con la fascia d’azzurro attraversante, carica di un cesto d’oro, con il capo d’oro carico di un’aquila coronata di nero.
1) Vocabolario degli Accademici della Crusca:
Schiera, truppa di gente armata, masnada, frotta, stormo, cavalcata.
In Venezia MDCXII, appresso Giovanni Alberti
Guardarotta, cascina di Gugnano, Casaletto Lodigiano, 19 ab. (Agnelli). Al 1990 proprietà Pollino, prima Pozzi e prima ancora Gualla.
Il nome dal latino medievale garda e a sua volta dal germanico warda, “posto di guardia lungo le strade” e rotta “disfatta”, ma anche semplicemente indica la strada “posto di guardia lungo la rotta”.
In alcuni documenti del XIX secolo, Guardarota.
Alcuni autori vogliono derivi dal cognome Guardarotti, ma non ho trovato traccia di un proprietario di tal nome.
La cascina è posta alla fine (o all’inizio) del tratto superstite di centuriazione romana che viene dalla San Martina. Vedi.
Guarnazzona (1), cascina di Gugnano di Casaletto Lodigiano. Troppo semplice sembra l’accostamento al vocabolo di origine provenzale “Guarnacca” (dal greco Kaunàchés, pelliccia persiana di origine assira, poi latino gaunaca(m)) che indicava, nel medioevo,  un abito da lavoro per i contadini, con l’aggiunta del suffisso femminile maggiorativo “-ona” e trasformazione delle doppie “c” in “z”. Se analizziamo la posizione, che era alle spalle della Guastalla, a sx della strada Mangialupo/Piacentina, possiamo anche indicare l’origine da Guarnire, a sua volta dal germanico Warnjam col significato di “avvertire (una minaccia) e quindi provvedere (alla difesa)”. Abbiamo cosi il termine “Guarnita” poi col suffisso femminile maggiorativo, “-ona”, Guarnitona poi Guarnazzona, con sostituzione di “i” con “a” e “t” con doppia “z”.
Molto probabilmente era l’avamposto più avanzato delle difese della rocca di Bascapè.
1) Archivio di Stato in Milano, Fondo Catasto Teresiano, b. 11, n. 465, or. 3196 mappe piane.
Guastalla (RE), a 25 m.l.m. dal longobardo wardstall, “posto di guardia”.
Guastalla, cascina di Bascapè (PV), Parrocchia di Gugnano, il toponimo probabilmente dall’unione del cognome Gualla con “stalla”, nel senso di “stalla del Gualla”, proprietario della cascina fino alla fine della prima metà del XX secolo, e sappiamo, in loco vi era solo la stalla. 90 ab. (Agnelli).
Ma se nell’ottocento era proprietà dei conti Bolognini, è già all’epoca si chiamava così, allora è più probabile venga dal longobardo wardstall, “posto di guardia”.
Data la presenza di guà, è credibile anche l’unione dei termini, guà e “stalla”. Vedi voci.
Guazzaloca, vedi Spazalocca.
Gugnan, “Alan Fitz-Flahald, che era barone di Oswaldestre (ora Oswestry) in Salop (ora Shropshire) e Mileham, Inghilterra ed era uno dell'esercito di William, duca di Normandia, quando ha invaso e conquistato l’Inghilterra nel 1066. Nel 1098 ha assegnato la chiesa di Gugnan, in Bretagna, all'abbazia di Combourn (Combourg), dove il castello del visconte di Dinan si è iniziato a costruire circa dall’anno mille.” (1)
è un cognome diffuso in Francia e Irlanda, è ritenuto d’origine celtica.
1) http://freepages.genealogy.rootsweb.com/~lgboyd/chapter1.htm
Gugnano, Casaletto Lodigiano, con Cà del Fontana faceva comune a se.
174 ab. 84 m.l.m. parrocchia 1121 anime (Agnelli). Diocesi di Lodi con bolla del 15/02/1819 approvata con R.D. 13/06/1820 (Agnelli).
Secondo il Beretta, commentatore delle opere dei Morena, era l’antica Dugnea.
Dopo il mille de Guinano (Olivieri), nel 1220(1), Aguniano, nel 1259(2) ugnanum, in un documento della Curia Milanese, del 1398 Gugnano (Olivieri).
Il Gabiano dice(4):
Altera laus terris, quae Lambri littoria circum
Ignorant imbres, nisi desuper aere fusos:
Cugnano, nec non Casaletto quaeue salebras
Respuit et salices tellus nymphascue salaces
In dulcem  Lambrum pelagi pellexit ab undis.
“Altra gloria che ha questa zona che si estende lungo le sponde del Lambro è che ignora l’acqua, se non quella che scende dal cielo: Gugnano e Casaletto e quel paese di Salerano che, respingendo le asperità del terreno e i salici, ha saputo trarre a sé le eccitanti Ninfe via dalle acque del mare nel suo Lambro;
Lode, lode a Gugnano e Casaletto
Che quantunque del Lambro in sulle rive
Altr’acqua non conoscono che del cielo.”
Se il Beretta ha ragione, dopo il disperato tentativo del Signore di Dugnea(5) , di salvare Lodi  - ed il suo feudo che ricordiamo a quell’epoca era al confine col Comitatus Milanese, e Bascapè probabilmente era una delle rocche più importanti a difesa di Milano - i Milanesi devastarono e distrussero tutto il feudo rendendolo incoltivabile e difficile da percorrere - ricordiamo anche la vicinanza con la strada che da Bascapè portava a Castel Lambro -  trasformandolo in una barriera (e forse una zona “franca” o sarebbe meglio dire “cuscinetto”) contro gli assalti degli eserciti che arrivavano da Laus, tramite il ponte sul Lambro a Salerano.
“… con Pairana, Bascapè, Torrevecchia Pia e Landriano:
terrarum comunium inter Mediolanum, Papiem et Laude …”(6)
Il toponimo secondo una mia vecchia teoria ripresa dal Dr Fabio Bargigia, sarebbe l’aggregazione di tre parole latine acu(m), (ago), a sua volta dalla radice *ac-, che indica acutezza, ni (negazione)e -anus (suffisso latino che indica proprietà fondiaria) cioè,  “(terra) aguzza di nessuno”, nel senso di abbandonata e corrotta,  Aguniano appunto. La parola “chiodo” in latino *acucula viene avvicinata alla parola spineto.
Acus in latino, è l’ardiglione delle fibule, mentre Acula è diminutivo di acqua, nel senso di ruscello.
La chiesa ‘500esca, fatta edificare dai Bascapè, è dedicata ai Santi Vito, Modesto e Crescenza (vedi voci), festa il 15 giugno.
Vedi e confronta Agugnano, Noniano e Giugnano.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. LXVII, del 20 agosto 1220, pag. 23, riga 11.
2) Laura Vignati Gorla, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. I, del 21 maggio 1259,pag. 36, riga 18.
4) Alessandro Caretta, a cura di, G.G. Gabiano, Laudiade, Centro Bassaneum, Lodi 1994, Libro I pag. 120, righe da 44 a 47.
5) Francesco Cagnola, Evoluzione tecnica e legislativa nell'uso delle acque pubbliche da studio sull’Adda e le sue derivazioni, Ed. Quirico e Camagni, Lodi 1902.
6) Carlo Erasmo Gatto, Carpiano in mano, Comune di Carpiano, maggio 2001.
Guiano, vedi Agugniano.

H

H, h, ottava lettera dell’alfabeto italiano.
hari, longobardo, al primo membro significa “esercito” al secondo “schiera”, dal goto harijs poi germanico *harija, infine franco Chari. Nell’uso toponomastico, probabilmente indica terre di proprietà di uomini liberi.
Hostaria, a. 1674(1), vedi Impero Vecchio.
1) A.L.P.E. ex IIPPAB Fondo acque e loro edifici, fiume Lambro, cartella n. 1261.
hotel, dall’antico francese hostel a sua volta dal latino tardo hospitale(m), “ospitale”.
I
I, i, nona lettera dell’alfabeto italiano, ha due significati.
Imbonati, cavo, Casaletto Lodigiano, dalla famiglia Imbonati.
Nasce a Casaletto dal cavo Dossino, prima presso il cimitero, ora dalle chiuse della ruota del Molino.
Impero, osteria di Mairano, Casaletto Lodigiano, vedi Impero Vecchio.
Impero Nuovo, osteria di Mairano, Casaletto Lodigiano, aperta sulla SP 17, inaugurato dopo la chiusura dell’Impero Vecchio.
Impero Vecchio, osteria di Mairano, Casaletto Lodigiano, segnata su una carta del 1674, col nome di Hostaria, vedi.
Così denominata nel 1920, il nome originariamente era un omaggio all’Impero fondato sulle colonie d’Africa.
Insula(1), vedi Isola Balba.
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879.  Doc. n. 143 del 03/09/1151, pag. 175, I col. riga 10
Insula Pertegida, locus, a. 997(1), probabilmente sulla sponda dx del Po, vi possedeva il conte Roglerio, fedele dell’imperatore Ottone III.
Il toponimo è l’unione dei termini berhta “splendente” e gida voce medioevale che indica una truppa g(h)lde o gilda “corporazione”.
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. 25, del 1 maggio 997, pag. 40, I col.  riga 26.
Isabella, tenuta, suddivisione di Trognano di Bascapè (PV)(vedi), acquistata nel 1956 dal Sig. Celso Nidasio, prende il nome dalla sorella defunta.
isola, toponimo largamente diffuso, dal latino Insula(m) “terreno circondato dall’acqua”, ma anche una casa o case, staccate dalle altre da viottoli (angiportus).
Non essendo chiara l’etimologia della parola, confrontando il prefisso longobardo Ins ad indicare un campo circondato da fossi, si può facilmente tradurre in modo più vicino a noi i termini che seguono.
Probabilmente l’etimologia è nordica, ma indoeuropea, in quanto i romani chiamavano propriamente “isola” la Bretagna, Insula Britannia.
Isola Balba, Mulazzano (LO), per gli estimatori delle origini romane può essere l’origine longobarda, più apprezzata, in quanto letta in latino darebbe, “Isola o case isolate della famiglia Balbuziente”, mentre in longobardo “terra circondata dai fossi, dell’Ardito”.
L’Agnelli riporta quanto scritto dal Gabiano:
“Scorgi più inanzi l’Isola de Balbi
Progenie illustre, sia che balbi o blesi
Fossero gli avi, ovver scesi dal monte
Che un antro offrì cortese a Massinissa,
L’ira fuggente di Siface e il ferro.”
Nel XII secolo era feudo del Vescovo di Lodi, condotta dai Signori di Salerano.
Isola Carolina, Lodi, dal nome di persona Carolina. Significa “donna libera”, diminutivo dal germanico karl.
Isola Fulcheria, nome geografico, rispecchia i termini longobardi fulc “popolo” e heria “schiera, esercito”.
Tradizione vuole che Grimoaldo, re dei Longobardi, la cedette al duca Fulcherio, da qui il nome.
San Pulcheria, festeggiata il 10/09, latino, “bella”.
Isola Muzzana o Maggiore, cascina di San Zenone al Lambro (MI), Diocesi di Lodi, sulla sx del Lambro era proprietà Caccia-Dominioni.
Relativo a Muzza, vedi.
Iungano, vedi Giugnano.
L
L, l, decima lettera dell’alfabeto italiano.
Labione, a. 1167(1), cascina di Salerano sul Lambro (LO), era in riva al fiume. Forse Laubione, vedi.
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte seconda, Lodi Nuovo, 2 voll. in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1883. Doc. n. 26 del 22/06/1167, pag. 39, I colonna, riga 18, nell’indice “meglio Sabione”.
La Fuga(1), roggia, Bascapè (PV), nasce dal cavo Paltano, passa sopra la roggia del Guado e nei pressi della cascina Gamborello, sotto la SC Gugnano/Bascapè, che lo scavalca con un piccolo salto.
1) Archivio di Stato in Pavia, Fondo Catasto Teresiano e Nuovo Censo del 1869, San Zeno e Foppa A/10.
Lambara, cascina di San Zenone (MI), Diocesi di Lodi, chiamata anche Caccia, vedi.
Il Boselli senza citarne lingua e fonte fa derivare il nome da lamara cioé “specie di brughiera”.
Lamae voce greca che indica la laguna. Vedi Lambro.
Dallo stesso tema si fa risalire l’origine del nome Lamisio, secondo re dei longobardi.
Lambrinia, San Colombano al Lambro (MI), fino al 1937 si chiamava Ca’ matta.
Lambro, fiume, nasce dal monte Forcella e lungo 130 km, si chiama Lambrone (Boselli, 1977) fino al lago di Pusiano. Percorre il Lodigiano per circa 44 Km, con 35,466 m. di caduta con una pendenza da 0,52 a 0,89 metri.
Si direbbe che esso, già in fase anteriore alla romanizzazione, abbia anticipato le fasi evolutive vedute già in Lambara = lamara; ed almeno deve avercomune con quel nome il radicale lam. Il Trombetti ci vide un tema lamr, forse connesso appunto con lam, “palude voragine” (Olivieri).
“Sulla radice suddetta è innestato un aggettivo greco lamvros, che ha il significato di profondo, o più propriamente “pieno d’abissi”” (Gerosa Brichetto/Pettinari).(1)
A sostegno di questa tesi, il Gerosa cita l’omonimo fiume del Cilento.
1) Didascalia in “Fotografie della vecchia Melegnano” esposte nell’Ottobre 1997 alla Scuola Sociale, in Melegnano (MI).
Lambro Meridionale, fiume, Lanbro a. 876 (1), vedi Lambro, fiume.
1)  Museo Diplomatico dell’Archivio di  Stato di Milano, a cura di A. Natale, voll. II
#        Tipo documento        aa/gg/mm    Località        denominazione
134     Breve receptorio        876/19/VI    Milano        lanbri, lanbro, lanbrum
landa, dal celtico *landa, “luogo piano, e deserto”, per i longobardi era il “paese o terra” ora
-landia.
Landriano (PV), a. 972(1), era in Diocesi di Lodi, posto ad 88 m.l.m.
Probabilmente Landniano, seguendo l’esempio contrario dell’antroponimo longobardo marisscalco, diventato poi, latino franco “maniscalco”.
Landriano, formula più agevole per la parlata tardo latina.
Land- = “paese o terra”, vocabolo longobardo che si declina nella desinenza celtica -a; vedi “landa”;
ni = negazione latina alla parola seguente;
-ano = suffisso etnico di appartenenza.
Land-ni-ano = “terra o paese senza proprietario”.
… con Pairana, Bascapè, Gugnano, e Torrevecchia Pia:
terrarum comunium inter Mediolanum, Papiem et Laude …(2)
Il Boselli dice Landsknecht “servo del paese”, per la presenza anticamente di molti soldati di area germanica, io aggiungo, Land-(ha)ri(a)-ano, probabilmente “paese con molti possessori”. Vedi haria. Ma potrebbe avere relazione con il Lambro Meridionale, vedi nota 1 della voce.
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879, doc. n. 16, del 18/11/972, pag. 25, II colonna, riga 3.
2) Carlo Erasmo Gatto, Carpiano in mano, Comune di Carpiano, maggio 2001.
Laubione, loco et fundo, a. 1122(1), interessante da leua(2), leuca, da confrontare col gallico Mayranno, vedi Mairano di Casaletto Lodigiano. Ma anche Leu inteso come in Lavagna di Comazzo, vedi. Vedi Labione.
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879, doc. n. 79 dell’agosto 1122, pag. 107, II col. riga 1.
2) Charles Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, X tomi + 1 tabulae, Ed. Forni A., Sala Bolognese, ristampa anastatica 1982.
Laus Pompeia(1), oggi Lodi Vecchio.
Per molti autori, il nome L. è tratto dal celtico alauda “allodola”, in latino Laude, è possibile che sia esistita una leggenda, dove era narrato che, come Milano, sia stato un animale ad indicare il luogo poi scelto per il nuovo insediamento.
Tradizione, vuole che Laudo, capitano dei Galli Boj, suddito di Belloveso, diede il nome all’oppida (oppidum “villaggio”) celto.
Pare assodato, che il nome Pompeia, fu dato in onore di Cneo Pompeo Strabone, che nell’89 a.C., probabilmente prima del 27 dicembre, promulga la Lex Pompeia de Traspadanis, estendendo lo Ius Minus Latii (diritto latino), alla comunità insubre. Laus, diviene in questo modo, una colonia latina fittizia, in altre parole senza deduzione di coloni romani, una specie di semi cittadinanza romana o titolo giuridico e grado intermedio tra la qualità di cittadino e peregrino.
Secondo alcuni autori, non abbiamo traccia dell’originario nome celtico, che avrebbe avuto attinenza con il nome del fiume Lambro, all’epoca commercialmente assai importante, come sembrerebbero confermare alcune scritte, che parlano dei “Lambriani”, ma dall’analisi del testo, pare si tratti dell’omonima popolazione iberica.
Appunto, a titolo di curiosità, che nel XIV secolo a.C., i Micenei, creano la Cultura Appenninica dell’Ambra e Plutarco, in alcuni versi della “Vita di Mario”, chiama, o meglio dice che così  erano chiamati, i Liguri-Padani, Ambrones, per l'intenso commercio d'ambra a cui erano dediti.(2)
Boicus omnis ager dictus uicique frequentes Boiorum, ante alios fuerat qui maximus omnes. Boia fuit, munita uiris non moenibus ullis, Saepe etiam (ut perhibent) appellabatur Alauda Boiis, quae legio Gallorum dicitur ore. Victori fuit hinc Pompeio nominis ortus Laudis Pompeiae (3), Carreta così interpreta: “Tutto il territorio era detto ager Boicus e numerosi erano i villaggi dei Boi , ma sopra tutti gli altri uno era stato il maggiore. Si chiamava Boia, difeso dai suoi cittadini e non da muro alcuno; sovente poi (come si racconta) dai Boi veniva chiamato Alauda, che in linguaggio gallico significa “legione”. In onore di Pompeo vittorioso ebbe poi origine il nome di Laus Pompeia”.
Probabilmente una possibile soluzione logica l’abbiamo avuta sempre sotto gli occhi: Laus, in grafia romana Lavs, vedi Lavagna, Comazzo (LO).
Nel VII sec. è ancora chiamata Laude Pompeii.
1) Forni Giovanni, Laus Pompeia e i Laudesi dalla Repubblica all’Impero,  in Lodi Antica (Laus), in Lodi La Storia, voll. I, BPL, Bergamo 1990:
LAUDE POMPEIA, nota 8, CIL, VI, 29738, Museo Archeologico di Firenze; nota 9, 172 d.C. LAUD(E) POM(PEIA); nota 10, Plinio, LAUDEM POMPEIAM; nota 11 Geografo Ravennate, LAUDE POMPEII e nota 11 Guido, LAUDE POMPEI
2) Quaderni Padani, n. 10.
3) Alessandro Caretta, a cura di, G.G. Gabiano, Laudiade, Centro Bassaneum, Lodi 1994, Libro I, pag. 96, righe da 48 a 54.
Lavagiellum, ad,campus, a. 1227(1), Cerro al Lambro (MI), diminutivo del verbo gallico Lev, vediLavagna, Comazzo (LO). Ma può indicare un luogo concavo.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII,  del 16 maggio 1227,  pag. 32, riga 24.
Lavagna, (GE) 14000 ab. (1990) a 6 m.l.m. Lavaniasco a. 916 (UTET), vedi Lavagna, Comazzo (LO).
Lavagna, Levania, a. 885(1), Comazzo (LO), faceva comune a se.
La teoria; latino labes cioé “caduta - frana”, poteva essere spiegazione più indicata per l’omonima cittadina ligure. Difficile trovare una spiegazione, partendo dal celtico *ab, *ap, acqua, poi av.
Interpretazione, basata sul toponimo più antico è dal verbo celtico Leu, “scorrere”, in grafia romana Lev, con la negazione ni e interposizione di due a, almeno una delle due, probabilmente a significare “acqua”.
Abbiamo così: “(luogo) dove non scorre acqua”.
Interessante è anche da Leva, “cateratta” (del mulino), letteralmente “cateratta o mulino, senz’acqua”.
Irriguis cvampis riuo mavante lauagnae,
Vnde pauantur oues et candida ellera reodunt
Creduntur doctis dictae, seud turba colonos
Credit antiqua uenisse a sede lavini(2)
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879, Doc. n. 6 del 22/03/885, pag. 11, II col. riga 1.
2) Alessandro Caretta, a cura di, G.G. Gabiano, Laudiade, Centro Bassaneum, Lodi 1994, Libro I pag. 100, righe da 141 a 144.
Lavagna, cascina di Lodivecchio (LO).Vedi Lavagna, Comazzo (LO).
Lavagna, torrente, (GE) Liguria.Vedi Lavagna, Comazzo (LO).
Lavagna, valle della Regione Liguria, vi passa l’omonimo torrente e vi sorge l’omonima cittadina. Vedi.
Vallis Lavania *Lav + -ania, relativo alla valle (UTET).Vedi Lavagna, Comazzo (LO).
Lavagno, (VR) 4700 ab., a 67 m.l.m. a. 1216 Lavannei (UTET).Vedi Lavagna, Comazzo (LO).
Laveno Mombello, (VA) 8905 abitanti, il toponimo dal 1927.Vedi Lavagna, Comazzo (LO).
Lazzaretto, cascina parte della Foppa, Bascapè (PV), Parrocchia di Gugnano. Situata sulla strada per la cascina Barbetta, il suo toponimo dall’antico uso.
Nel 1723 era proprietà Conte Meserati, comune di San Zeno.
Toponimo largamente diffuso.
  Leonardo, splendido esempio di termine latino leo “leone” unito ad uno longobardo ard  “forte”, “forte come un leone”. 
Leoncina, cascina di Landriano (PV), sulla strada per Melegnano (MI), dal nome dell’animale o di persona.
Levanico, in, campo quod est runco, a. 970 (1), microtoponimo, Comazzo (LO), vedi Lavagna, Comazzo (LO).
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. n. 15, del 25/01/970, pag. 22, II colonna, riga 37.
Limidi, a, a. 970 (1), microtoponimo, Comazzo (LO).
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. n. 15, del 25/01/970, pag. 22, II colonna, riga 24.
Lisone, anche Lissone (IGM 1981), torrente ora ridotto a colatore.
Il capofonte è all’abbazia di Mirasole, in comune di Opera (MI) e nell’atto di donazione di G.G. Visconti ai monaci della Certosa di Pavia del 15/04/1396, si parla già di Lisone Vecchio e Nuovo o deviazione Carpiano.
L’attuale Lisone d’Opera, venne aperto dai padri certosini dopo tale donazione, i monaci di Mirasole con transazione del 31/08/1402(1) ne diventano i proprietari, proprietà ceduta poi ai Trivulzio nel marzo del 1430.
Il Boselli che si rifà all’Olivieri fa risalire il toponimo dal nome proprio Licius o da iles “leccio”, ricordo che il suffisso latino -one, abbinato a nomi di piante, può avere funzione collettiva.
Infatti il termine latino luxuria, cioé “lussuria”, che significa “esuberanza di vegetazione”, da cui luxus, con lo stesso significato, più il suffisso latino -ono, poi -one.
Interessante anche da lux “luce”, nel senso di “brillante”.
Il Gabiano dice: “Lixontus rapidus, pisces cognomiine percas / Adducens nobis nostri disterminat agros / Ticinensis agri liquidis argenteus undis.” Caretta: “Il veloce Lisone, che ci fornisce il pesce persico, separa i nostri campi dell’agro Ticinese, argenteo e di rapide correnti.” (2)
Un importante manoscritto, steso tra la fine del ‘300 e l’inizio del ‘400 (3), contiene la cronaca di Anselmo da Vairano, domus del Monastero di San Pietro a Lodivecchio, scritta dopo il 1222 per rammentare l’edificazione, il patronato, le reliquie dei Santi e l’elenco degli Abati, nel capoverso XXVI si legge: “Anno del Signore Nostro Gesù Cristo 1027, indizione X, Papa Giovanni XIX e Notkerio vescovo (di Lodi), Corrado I imperatore dà e concede (al Monastero di San Pietro in Lodivecchio) un sedime con 86 terre presso il Luxonum (Lisone) in “Graminello” e Valeria (Valera).
In una carta scritta giovedì 20 agosto 1220 (4), sono nominati il Lixonus ed ad uno strano Ulixonus (vedi), un’altra di mercoledì 21 maggio 1259(5), dice Luxoni.
Il termine celto/ligure, luk, che significa “luogo paludoso”, è molto simile alla radice del toponimo più antico.
1) A.L.P.E. ex IIPPAB, Archivio Storico, Fondo Acquisti e Provenienze, Rile Cavo, B1433.
2) Alessandro Caretta, a cura di, G.G. Gabiano, Laudiade,  Centro Bassaneum, Lodi 1994, libro I, pag. 130, righe da 740 a742.
3) Mia traduzione da: Giacomo carlo Bascapè, Una borgata storica, Sant’Angelo Lodigiano, Pro Loco 1981, nota 2 a pag. 31.
Originale in Biblioteca Ambrosiana Codice E 124 Sup. capoverso XXVI.
4) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano 2003. Doc. n. LXVII, del 20 agosto 1220, pag. 24, riga 2.
5) Laura Vignati Gorla, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano 2003. Doc. n. I, del 21 maggio 1259, pag. 36, riga 18.
Lisone, oronimo, monte di 1094 metri, sito nell’iglesiente (CA), in Sardegna.
Lisone, torrente, scorre sul confine del comune di Pianello Valtidone (PC).
Livelli, cascina di Salerano sul Lambro (LO), vedi Livelli di Mairano.
Livelli di Mairano, Casaletto Lodigiano, toponimo largamente diffuso, da “livello”, “fondo soggetto a servitù”, detta appunto livellare.
Nei primi anni del XX secolo erano divisi in Livelli Cacciae Guaitamacchi, dal nome dei proprietari.
Livellina, cascina di Landriano (PV), sulla SS 412, vedi Livelli di Mairano.
località, dal latino tardo localitate(m) passando dal francese local, il tutto dal latino locus “luogo”.
Lodi o Lodi Nuova, edificata a partire dal 1158 con diploma di Federico I Barbarossa del 3/12/1158(1).
1) Archivio di Stato in Torino, Fondo Paesi, Milanese, Città e Ducato, mazzo 1, n. inv. 70.
Lodi Vecchio o Lodivecchio, vedi Laus Pompeia.
Lorini/Marocco, cavo, attraversa parecchi comuni tra cui Bascapè (PV), Casaletto Lodigiano e San Zenone al Lambro (MI), iniziato nel 1805/6 e finanziato dai soci sigg. Zaccaria e Lorini,  quando quest’ultimo si rese insolvibile, subentro l’avvocato o ingegnere sig. Marocco.
Fu terminato nel 1817 e fino al 1820 si chiamò cavo Nuovo, poi solo cavo Marocco (IGM 1981), nasce a Rossate di Gardino, comune di Comazzo (LO) (vedi), da delle risorgive.
Lugarino, a. 1261 (1), Castiraga Vidardo (LO), probabilmente dal gallico loga, “loggia” inteso come “piccolo abitato”, sull’esempio del toponimo “Cascina Porticone”, vedi.
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte seconda, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1883. Doc. n. 354, pag. 353, riga 5.
M
M, m, undicesima lettera dell’alfabeto italiano.
M42, vedi Mairan, De.
M43, vedi Mairan, De.
Madonnina, località di Casaletto Lodigiano, detta così perché vi si trova l’edicola della Madonna Pellegrina. Completano la località il ponte napoleonico sul cavo Lorini/Marocco ed il Casin del Cavo. Vedi alle voci.
Toponimo assai diffuso.
Madonnina di Beccalzù, Casaletto Lodigiano, perché sita in quel luogo, vedi voci.
Maerana, vedi Mairana, cascina di Comazzo (LO).
Maestra,vedi Guado, del.
Maffina, cascina di Comazzo (LO), secondo l’Olivieri, da Maffino, diminutivo di Maffio (Matteo (?)), oppure dall’omonima famiglia. Fu distrutta nel 1864. Probabilmente dall’antico significato di maffia cioé” bella”, con diminutivo “bellina”.
Magreniano, locus, a. 885(1), della corte di Comazzo (LO). Probabilmente termine medioevale magre, dal latino macies “macilenza” con ni, negazione della parole successiva, cioè -ano.
Era nel fondo di Rossate.
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. 6, del 22 marzo 885, pag. 12, I colonna, riga 5.
Majera, cascina di Landriano (PV), sulla strada intercomunale per Zibido al Lambro. Vi si sarebbe svolto il combattimento conclusivo della battaglia di Landriano del 21 giugno 1529.
Il nome può indicare un luogo boscoso di legno pregiato.
Maira, fiume, Svizzera, entra in Italia col nome di Mera. Vedi Mairano di Casaletto Lodigiano.
Maira, torrente, della Val Maroz, Svizzera. Vedi Mairano di Casaletto Lodigiano.
Maira, torrente, a. 1171 Macra “magra”, dal 1270 Mayra, fonte UTET. Vedi Mairano di Casaletto Lodigiano.
Maira, Val, probabilmente dal torrente. Vedi Mairano di Casaletto Lodigiano.
Mairan, De, o M43, parte della nebulosa  M42 o di Orione. Jean Jacques d’Ortous de Mairan, (1675 - 1774) astronomo.
Mairan, cratere lunare, situato nell’altopiano di Jura a 42° N 43° W, 40 Km di diametro le pareti sono alte 3400/3800 m. Jean Jacques d’Ortous de Mairan, (1675 - 1774) astronomo.
Mairana, Provincia di Florida, Dipartimento di Santa Cruz, Bolivia.
Si trova nella valle omonima, alle porte del parco Amborò, famoso è il suo “Yungas”. Vedi Mairano di Casaletto Lodigiano.
Mairana, valle, vi si trova il paese di Mairana (vedi), Provincia di Florida, Dipartimento di Santa Cruz, Bolivia. Vedi Mairano di Casaletto Lodigiano.
Mairana, cascina di Comazzo (LO), vedi Mayranne.
Dal cognome della nobile famiglia lodigiana (Agnelli).
Anche Maerana (Agnelli).
Mairana, cascina di San Martino in Strada (LO), secondo l’Agnelli anticamente si chiamava Giovenigo Giovine. Vedi Mairano di Casaletto Lodigiano.
Mairano(1) (BS), vi possedette il Monastero di Santa Giulia a Flero(2), il Pasquali lo individua nella curte Mariano, menzionata in un documento del 905-906, nel quale sono indicate due case, tre caminate (casa/abitazione dotata di camino per il fuoco), 150 moggi di terra arabile, vigna,  un mulino e selva per l’allevamento di 100 porci. I prebendari erano nove.
In un documento del 12 aprile 1059 il prete Ingezone di Pieve Terzani (CR), lascia, tra gli altri, alcuni beni nel territorio di Mairano al Monastero di Leno, vi si accenna al castello di Mairano.
Papa Alessandro III, nella bolla datata 2 agosto 1177, da Rialto, vengono citate la chiesa di S. Geraldo in castro Ma(i)rani, la cappella dei SS. Gervasio e Protasio, la cappella di S. Andrea ( parrocchia nel XV secolo) e inoltre la cappella di S. Martino de Guto (culto attestato sin dal XI sec.) e quella di S. Maria de Piuvidicis
Il paese si formò intorno alla rocca, di dimensioni m. 70 x 10, che sorgeva al centro del paese. In alcuni documenti si accenna anche a una cinta muraria, poi completamente distrutta.
Il 9 settembre 1148, il papa Eugenio III promulga la bolla “Aequitatis”, in cui compare in Mairano Cappellam Sancti Andrae(3) Apostoli, ma il Liber Potheris reca ancora la dizione Mairana. La variante Mayrano, è attestata più tardi. Vedi Mairano di Casaletto Lodigiano, Mariano Comasco e Mayranne.
1) Notizie tratte da www.comunedimairano.it
2) Archivio di Stato in Brescia, Inventario dei beni del Monastero di S. Giulia a Flero: anni 905-906 col. 714
3) Così nel testo.
Mairano, Casaletto Lodigiano, con Villarossa (vedi), faceva comune a se. 266 ab. 78 m.l.m. (Agnelli).
L’edificio parrocchiale del ‘700 è intitolato a Sant’Apollinare Vescovo (vedi Apollinare).
Riporto quanto scritto dall’Olivieri, al quale devono andare tutti i nostri rispetti ad uomini come lui che hanno destato interesse per la toponomastica.
Noterete chiaramente che nella sua opera, i documenti su Mairano non vengono minimamente presi in esame, e dalla lettura di tutti i toponimi riportati in questa appendice, vi sarete accorti che, com’era consuetudine, si faceva risalire tutto all’epoca romana o a derivati da essa.
Da un documento del 812 prado de Maioriano (chi, come, dove?), è un supposto Maiorianus, dal nome proprio Maiorius, (pare anche nome di una tribù), come vorrebbe il Tozzi per Mairano (BS).
Oppure dal nome proprio Mario, più il suffisso aggettivale, che indica appartenenza “-ano” e con l’anticipazione di “i” nel neno “ri”.
La prova di queste fantasie, l’abbiamo nel leggere il Gabiano, che ricordo ancora una volta è solo un poema e non uno studio storico-onomastico. E va solo riportato come curiosità.
Subsequitur tellus, heroica littera quam nunc Inuerta indigiat Mairanum, Silicet illa
Fundatorem habuit marianae partis amicum. (1)
“Segue un paese, che ora l'inversione epica di una lettera chiama Mairano. Esso, cioè, ebbe come fondatore un partigiano della fazione di Mario”.
“Di Mario un partigian le fondamenta
Del borgo pose, cui con voce inversa
Ora la gente Mairano appella”(2)
Riporto quanto trovato sul Du Cange, per evidenziare come si può confondere il suffisso aggettivale, che indica appartenenza, -anus/-ano con parole di tutt’altro significato:
Mairannum anche mayramen dal gallico mairain o mairrin, cioè, materia lignea aedibus aedificandis, doliisve fabricandis idonea. Cioè mast, termine germanico che significa “sagina”, cioè il pascolo per i maiali e il diritto di pascolo per ingrassamento.(3)
Tenendo presente Mayranum(4), si può ragionevolmente supporre una derivazione da questo termine gallico.
La località di Mayranne (vedi) in Francia nel dipartimento dell’Ardèche, è tradotto come “la terra nutriente”.
Il termine gallico Mayre o Mayra “albero che ripullula” si concede all’elaborazione: Mayra-ano “il luogo degli alberi che ripullulano”, appunto Mayrannum, Mayranum.
“I boschi che in età romana si erano ridotti di superficie (…) cominciano nuovamente a dilatarsi, forse anche per i cambiamenti del clima, che in quei secoli (VI sec. n.d.r.) divenne più caldo e più umido. Crebbe l’importanza dell’economia forestale: nei boschi si praticava l’allevamento (soprattutto di maiali)”(5).
Vedi Mairano (BS) e Mayranne.
1) Alessandro Caretta, a cura di, G. G. Gabiano, Laudiade, Centro Bassaneum, Lodi 1994, Libro I, pag. 98, righe da 84 a 86
2) Biagio Guadagni & Antonio Ronzon, a cura di, G. G. Gabiano, Laudiade, Tip. Dell’Avo, Lodi 1880, Liber primis, pag. 8, righe 85 e 86.
3) Charles Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, X tomi + 1 tabulae, Ed. Forni A., Sala Bolognese, ristampa anastatica 1982. 
4) Laura Vignati Gorla, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano 2003. Doc. n. I, del 21/05/1259, pag. 36, riga 17.
5) Massimo Montanari, Storia medievale, Laterza 2007. Cap. 9.4 pag. 75.
Mairano di Casteggio (PV), Mairane (XII sec.) e Mayranum (XV sec.), fonte UTET. Vedi Mairano di Casaletto Lodigiano e Mayranne.
Mairano(1), località di Iragna, regione Riviera del Canton Ticino (Confederatio Helvetia), nei pressi del fiume Ticino, vi sono abitazioni e cave. Vedi Mairano di Casaletto Lodigiano e Mayranne.
Localmente detto in Mairan attigua si trova a Sacc Piovenn zona rocciosa adibita a pascolo.
1) Tarcisio Pelanda e Stefano Vassere, a cura di, Archivio dei nomi di luogo, vol. 3 “Iragna”, Studio Carpi, Archivio di Stato di Bellinzona, 2001
Mairano di Montechiaro d’Asti (AT), Adagiato su una delle colline più elevate della dorsale che si erge tra le valli dei torrenti Rilate e Versa, Montechiaro d’Asti venne fondato il19 marzo del 1200. In quel giorno infatti, novantatre uomini dei borghi di Pisenzana, Mairano e Maresco giurarono fedeltà al Podestà di Asti ottenendo la cittadinanza astese e il permesso di fondare la nuova “villa”.
Il toponimo di Castel Mairano identifica la zona nella quale fu edificatol’edificio religioso di S. Nazario, pieve del villaggio di Mairano nell’XI secolo. La chiesa dei Santi Nazario e Celso è un edificio particolare e forse per questo molto affascinante. Posizionato in cima ad una collinetta, isolato in mezzo alla verde campagna astigiana. Quando vi si giunge davanti si nota
subito la sproporzione fra la minuscola chiesetta e l’imponente campanile che la affianca.
Mairano di Noviglio (MI), ha chiesa di San Michele del XIII secolo. Vedi Mairano di Casaletto Lodigiano e Mayranne.
Mairano Oltre Po (PV), nel fondo “Pio Luogo di Sant’Ambrogio” si trova la sottoserie che comprende documentazione relativa a cause sostenute per la riscossione di crediti dell’eredità Carpone e ad istanze per il pagamento di censi arretrati, raccolta in fascicoli ponderosi.
Estremi cronologici: 1623-1700
29.0
”1628 al 1682. Atti ad istanza del pio luogo di S. Ambrogio per censi decorsi contro il comune di Mairano Oltre Pò, e poi contro il signor Ambrogio Ranzi, e suoi eredi per l’obbligo da lui assunto a scarico del detto comune”
Cart. 4, plic. unico, n......
1628 maggio 29 - 1680 novembre 23
Istanze della congregazione di S. Ambrogio al vicario pretorio di Pavia per il pagamento di censi decorsi contro il comune di Mairano Oltrepò e contro Carlo Ambrogio Ranzius di Pavia ed eredi per l‘obbligo assunto nei confronti di detto comune.
Fascicolo cart., cc. 267, num. rec
Segnatura: b. 9, fasc. 1

30.0
”Contro il comune di Mairano e cioè Aresi Agostino e Ranzi Teresa Giugali per debito di censi dovuti dal detto comune al pio luogo”.
1698 giugno 18 - 1700 novembre 22
Controversia tra la congregazione di S. Ambrogio di Pavia ed i coniugi Agostino Aresius e Teresa Ranzia, erede del fu Carlo Ambrogio, tutti di Pavia, in relazione all’obbligo da essi assunto per il pagamento di un debito del comune di Mairano verso detta congregazione.
Vedi Mairano, frazione di Casteggio.
Vedi Mairano di Casaletto Lodigiano e Mayranne.
Mairano - Sant’Angelo Lodigiano, odonomo, vedi SP 17.
Majrano, Cesano Boscone (MI), “dei riferimenti alle decime, quasi in attuazione pratica delle disposizioni degli statuti, si hanno per alcune situazioni di Buccinasco. Se ne citano due esempi: del 1466 è una nota come “memoria solutionis hominum de Bucinascho pro decima solvenda domino preposito de Cisano facta”, una sorta, quindi, di promemoria e di ricevuta. Tra coloro che devono pagare la decima (tenetur solvere) vi sono le Monache e delle persone indicate nominativamente, fra le quali anche un Donato di Corsico e persone di “Marliano sive Majrano in Assago”.(1)
Vedi Mairano di Casaletto Lodigiano e Mayranne.
1) da “La collegiata di Cesano Bosacone” in internet
Mairanum, Moncalieri (TO), “compare come « locus et fundus » nel 1034 (GABOTTO, Appendice, doc. 5) e nel 1075 con la grafia Magriano (GABOTTO, Carte superstiti, docc. 9 10). La sua collocazione nel 1034 fra Palacio e Testona già ne segna l’ubicazione nei pressi di Moncalieri confermata nel 1146 allorché figura come limite dei possessi di S. Solutore intorno a Moncalieri «ad medium fluvii Padi et pettam grossam subtus Mayrano» (GABOTTO BARBERIS, Le carte, doc. 13). Due patti tra il comune di Chieri e il vescovo di Torino sono nell’anno 1200 rogati «in pascuis de Mayrano» e «in campis de Mairano» (ibidem, doc. 117; GABOTTO, GUASCO, Libro rosso, p. 7); un «Benedictus de Mairano» compare nel 1232 come donatore di una vigna «iaccente in Mairano» (COGNASSO, Cartario, doc. 104); nel 1270 si nominano terre sul territorio di Moncalieri [259] «ubi dicitur in Costis Mayrani» (ROSSANO, Cartario, doc. 168). L’indizio è fievole, ma forse sufficiente per considerare che a metà del XIII secolo Mairanum venisse inglobato nel territorio di Moncalieri come appare, ad esempio, in un documento del 1458 dove si tratta di un’isola sul Po (Meisinum) «ubi dicitur in Mayrano prope et infra molendina Mayrani communitatis dicti loci», ossia Moncalieri (AST-1, Provincia Torino, mazzo 50, n. 15). Ancora il Grossi parla di un «Valle di Mairano» (Guida, II, p. 205) sullo stesso territorio che la sua Carta corografica segna in corrispondenza dell’attuale cimitero di Moncalieri e della «Boccia d’oro» (IGM, Torino). Mentre il Casalis (Dizionario, X, p. 517) in pieno ‘800 considera Mairano fra i sobborghi di Moncalieri, il Rovere, intorno allo stesso tempo, affermava che a Moncalieri «tra la porta Navina e la porta dell’Ospedale (...) sta il borgo di Mairano il quale dal pendio della collina discende fino alla grande strada che per la destra sponda del Po conduce a Torino» (Il Piemonte, II, p. 68), e gli fa eco il Gabotto (L’adesione, pp. 11-12), circa un secolo dopo, collocando con esattezza la Villa Mairana in «quella parte di Moncalieri compresa oggi fra la strada provinciale, il grande viale che da essa conduce al castello e la via dell'Ospedale in Moncalieri stessa»”.(1)
Vedi Mairano di Casaletto Lodigiano e Mayranne.
1) Aldo A. Settia, A.16 MAIRANUM ( a ), A. zona della collina « TORINESE » in Insediamenti abbandonati sulla collina torinese.
Mairascum, territorio di Chieri (TO), “nel 1141 appartiene alla collegiata di Chieri la chiesa «S. Petri de Matasco cum suis capellis» (GABOTTO, Appendice, doc. 13), da correggersi in Mairasco, come si rileva da elenchi successivi dove la stessa chiesa è appunto così denominata (VALIMBERTI, Spunti, p 447). Nel 1253 parecchi beni chieresi sono posti «ad Mayrascum» e si contano quattro persone «de Mayrasco» di cui due abitanti in Chieri (DAVISO, all’indice). Nel 1425 si parlerà ancora di un «vadum Meyraschi» o Mayraschi posto nella dodicesima finis del quartiere Vairo e nella diciannove sima di Arene; in entrambi figura la località prediale Mayrascum (Squadre, cc. 4r e 7v), che si trovava dunque a cavallo dell’odierno rio del Vallo, probabile confine fra i territori pertinenti ai due quartieri cittadini. A destra del corso d’acqua si trova appunto Villa Mairasco (IGM, Chieri), nel cui toponimo si tramanda quello dell'antica località scomparsa, come abitato, dopo il 1253”.(1)
Vedi Mairano di Casaletto Lodigiano e Mayranne.
1) Aldo A. Settia, D.37 Mairasco, D. zona della collina «chierese» in: Insediamenti abbandonati sulla collina torinese.
Malnido, cascina di Landriano (PV), dal significato probabilmente letterale.
Mangialupo o Mangialuppo, cascina di Bascapè (PV), faceva comune a se, con R.D.n. 3798del 30 giugno 1867 diventa frazione diBascapè (PV), ma rimane Parrocchia di Gugnano di Casaletto Lodigiano.
Evidentemente da un fatto che ha per protagonista un lupo (ucciso e divorato dai contadini) e noto che i lupi in passato, durante l’inverno, infestavano anche le campagne e soprattutto i boschi di pianura.
E’ ormai accertato che nei fiumi Lombardi, fin dal Medioevo, o probabilmente dall’epoca romana, vi erano addirittura coccodrilli (draghi, nell’immaginario popolare), i cui piccoli venivano trasportati via mare dai luoghi d’origine, come curiose lucertole o per vederli combattere nei circhi romani, quindi figuriamoci se non vi erano lupi.
Oppure dal cognome del suo proprietario, che ha la stessa origine del toponimo, infatti molti contadini/allevatori, venivano dalle montagne, ove era più facile imbattersi coi lupi.
Mi sembra “strana” la conclusione dell’Olivieri e del Boselli, che mettono tutte le località dove è presente nel toponimo la parola “lupo”, in relazione al presunto isolamento delle dette località, nel senso di “luogo da lupi”.
La doppia “p” compare su alcuni documenti del Regno d’Italia, ovvia l’etimologia.
Località distrutta all’inizio del secolo, ora cascina, faceva comune a se. Aveva oratorio di San Giovanni Battista, a 1722(1). Proprietà Berneri.
1) Archivio di Stato in Pavia, Fondo Catasto Teresiano, Mangialupo A/7.
Maria, in egiziano, “amata da Dio”, in ebraico “signora”.
Marianna, cascina di Landriano (PV), così chiamata dal nome di antichi possessori (Piacentini). Oggi vi ha sede l’Azienda Agricola Menozzi, di proprietà della Facoltà di Agraria dell’Università Statale di Milano.
Mariano Comense, (CO) a. 1068 Mareliano, XIII secolo Marliano (UTET).
Unione dei termini maria (acquitrino, stagno, palude) e alia cioé Alea indicante “terre (abitate) di una certa estensione”con suffisso di proprietà. Vedi Mairano (BS), Majran, mare, Mayran e Zumaglia.
  mare, latino di origine indoeuropea, non omogeneamente diffuso nell’area attinente, indicava uno stagno o una laguna.
Galileo Galilei, chiama le regioni piane della Luna maria “mari”.
Marocco, cavo, vedi Lorini/Marocco.
Martino, “dedicato a Marte”(?). Non essendo un nome italiano ma francese, è probabile una genesi sull’italiano antico Marzatico, da martium, “trimestre per il frumento” voce assimilabile a marzaria “merceria”, il marzarius era il mercante (di ferri).
Marudo (LO), Maturo a. 972(1), come per l’antroponimo, dal celtico matu “buono”, nel senso di terra fertile. La particella accrescitiva della lingua celtica ro- probabilmente è stata usata al secondo termine.
Transpositis que notis quod vulgus nomine dicit / Marutum; fruges illic felicius omnes / 35 Maturae, maturae illic felicius uvae.
“Cambiata posizione ad alcune lettere,è poi quel luogo che oggi il popolo chiama Marudo: là dove tutte le messi maturano più felicemente che altrove, là l’uva è più felicemente matura”.(3)
Come Casaletto Lodigiano, Salerano sul Lambro, Valera Fratta e Vidardo:
“Haec nunc nomina, tum fuerant sine nomine terrae”.(4)
“Questi sono i nomi di oggi, una volta invece erano terre senza nome”.
Per notizie storiche vedi Castiraga.
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879.  Doc. n. 16 del 18 novembre 972, pag. 25, II colonna, riga 5
2) Alessandro Caretta, a cura di, G.G. Gabiano, Laudiade,  Centro Bassaneum, Lodi 1994, pag. 94, righe 33, 34  e pag. 96, riga 35
3) Alessandro Caretta, a cura di, G.G. Gabiano, Laudiade,  Centro Bassaneum, Lodi 1994, pag. 96, riga 47
Matteo(1), deriva dall’ebraico Matathiah, tratto da Matt e Jahov. Significa “uomo di Dio”.
1) www.santiebeati.it
  Mattia(1), deriva dall’ebraico Mattaj latinizzato in Mathias. Significa “dono del
Signore”.
1) www.santiebeati.it
Maurizio, relativo alla Mauritania (Africa) indi “africano”.
Mayran, San Victor la Coste (Provence, France) oggi San Martin de Mayran.
Il primo a parlare di Mayran fu Louis nella sua lettera ai ciechi del 896, in questo documento si accenna alla chiesa di San Martino vicino al vecchio Mayran o Marianum Veterem.
La cappella romanica di San Martino di Mayran, della fine del XI secolo, ha forma latina con la croce a tre emicicli ed è di origini gallo-romane. Vedi Mairano (BS) e Mariano Comense.
Mayran, laguna, nel Cerro Bola (Mexico).
Mayran, complesso funebre, datato tra 800 ed il 1070 d.C. (Bruhn et al. 1978). Regione Coahuila, Messico.
Mayran, rue de, Paris, France.
Mayrand, col de, Francia dipartimento dell’Ardèche.
Mayranne, in Francia nel dipartimento dell’Ardèche, lo stagno di Meyranne è situato ad est del piccolo piano di Bourg alle porte di La Crau. Vedi Mairano (BS)e Mariano Comense.
Interessanti per la storia sono i documenti riguardanti la: Martellière de Meyranne(1)
1380, 10 juillet : Guilhem Portal, peirier, commence à bâtir la martelière de Mairana. Boysset, R. Selesti et ses neveux, Jean Jenselam (Gênes, fo 42, Jensclam), G. Jordan, Sansa Jordana, Laurent Andrieu et son frère Jean Andrieu la font bâtir. La martelière a été terminée le 20 octobre de la même année. Elle a coûté 527 florins 3g[ros] 4 d, ‘an las portas et an lo torn et an la corda, que avie mestier par ausar la porta.’ Boysset fut letesaurier d'aquela moneda e governador d'aquesta obra.’ Il rendit ses comptes et en fut tenu quitte. C'est Bernard Delpuey qui écrivit l'acte le dernier jour de novembre 1380 (pas de minutes conservées pour cette date). Ehrle, p.335.
1396, 3 septembre : Boysset fait curer sa roubine de Meyranne par 78 hommes payés 5 sous par jour, Arles, Bibl. mun., ms. 226.
1401, 3 septembre : Guillaume Olivari, notaire. Bertand Boysset reconnait à la chapellenie fondée par feu maître Bonaventure médecin, la moitié indivise de la huitième partie de l'étang ou clar de Meyranne moyennant 1 rente de 8 s. 9 d. couronnés.
1) Fassin (Emile), ‘Notes et documents sur Bertrand Boysset et sa famille’, dans Le Musée, revue arlésienne historique et littéraire paraissant le 1 et le 16 de chaque mois, 1877, 3e série, n°26, 27, 28, 29, 33, 34.
Mel, (BL), a 352 m.l.m. a. 1170 Castrum di Zumelle, a. 1183 castrum Zumellorum, (UTET), vedi Mello e Zumaglia.
Melara (RO).Dato che in passato il centro sulle rive del Po si chiamava Mellaria, si ritiene che il nome derivi dal latino Mellis Area (luogo produttivo di miele) o da Mellaria (alveari). Documenti del 999 riportano un in loco et fundo Melaria, che potrebbe confermare l’ipotesi di una derivazione diretta da miele”(1). Vedi Villambrera.
1) www.mieliditalia.it/toponomastica.htm
Melegnano (MI), Meloniano a. 830 e 836, posto ad 88 m.l.m..
Da melior, “migliore” termine indoeuropeo (celtico (?)), contratto probabilmente in lingua franca,  Melo con il solito ni-ano che caratterizza moltissimi termini della nostra zona.
Plauto dice, iter melius,  “corso (di un fiume) migliore (per il guado)”. Ni, negazione latina che “nega” la parola successiva -ano -anus termine latino che indica appartenenza.
Non posso dimostrare come sia diventato Mele-, ma la trasformazione del neno ni in “gn”, si verifica in tutti i casi conosciuti. Mello significa anche “profonda voraggine, valle”, vedi Mello (SO).
Nell’anno 830 abbiamo una testimonianza resa da Madelbertus de Meloniano, sacerdote, come teste in un contratto di permuta di terreni. In Codex Diplomaticus Langobardiae, in “Historiae Patriae Monumenta”, Torino, tipografia Regia, 1873, tomo XIII, colonne 205-206, documento 113, dove si legge: “ Anno 830, incertis mense et die. Permutatio praediorum inter Deusdedit abbatem S. Ambrosii Mediolani et Iohannem, cui cognomentum Donnolus. Il contratto avvenne  nel monastero di S. Ambrogio in Milano. Firmarono dodici testimoni, il decimo testimone a firmare così sottoscrisse: “ Ego Madelbertus clericus de Meloniano in hanc cartola rogatus ad Iohannes testis subscripsi”; un altro documento, le disposizioni testamentarie di un ricco milanese di nome Ungeer (vedi voce), nel febbraio dell’836(1) riporta vico de Meloniano.
Quindi si potrebbe affermare che il termine ha nesso con il fiume, impossibile capire quando è stato dato questo nome e quando è diventato Marignano, se non due luoghi contigui, come parrebbe da alcuni documenti.
1) Museo Diplomatico dell’Archivio di  Stato di Milano, a cura di Alfio Rosario Natale, voll. I, parte I
#         Tipo documento        aa/gg/mm    Località        denominazione
          836/-/II                Meloniano
Dopo tutta questa pappardella possiamo affermare dallo studio del termine dialettale Meregnan che la derivazione ddel nome è simile a quella attribuita dal grande Ottavio Lurati a Milano.
Melegnano, odonimo, vedi SP 17.
Meleniano, comune di Moscufo (PE), “Curtis S. Rustici è ricordata fra le proprietà di Casauria dall’anno 950, e doveva essere ubicata nei pressi di Colle Maiano, in Casale Colmejano ad San Rusticum; è ricordata nel 969 come Curtis de San Rustico. Nel suo ambito le fonti casauriensi documentano l’esistenza di altri due prediali, Lussiano ed il Tricallium de Meleniano, ambedue riferibili a proprietà di origine antica poi confluite a far parte della curtis”.(1)
1) D. T. Archeologia Medievale, XXII, 1995, 291-342, progetto Valle del Pescara, III rapporto preliminare di attività (1991-95) - Comune di Moscufo sito 54 - Loc. Colle Maiano:  Bibl.: Chron. Casaur., cc. 129v, 142v, 143r, 178r. Edizioni All’Insegna del Giglio.
Mella, torrente della val Trompia (BS), vedi Mello.
Mellaria, città costiera della Spagna meridionale, sullo Stretto. [carta VI 16] VI 29(1).
1) www.romaeterna.org/vetrina/topon_i.html
Melle, (CN), a 683 m.l.m. vedi Mello.
Mello, (SO), a 681 m.l.m. dalla radice celtica (?) *mel  “collina, colle” forse di origine preceltica. Evidentemente diventato poi l’opposto, vedi Melegnano (MI).
Mera, vedi Maira, fiume.
Merana (AL), 190 abitanti a 254 m.l.m. sorge a fianco del Bormida.
Nella storia di Spigno, presente su internet, in un documento francese del 13 brumaio anno 10, leggiamo che sotto la sua vasta giurisdizione vi era anche il paese di Merana chiamato Meyran. Vedi Mairano di C.L. e Mayranne.
Merella, in, a. 1353(1), microtoponimo, Casaletto Lodigiano, “vino tenue”(2), si chiamava Glerola, in, vedi e confronta.
1) Laura Vignati Gorla Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. V, del 6 giugno 1353, pag. 52, riga 25.
2) Charles Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, X tomi + 1 tabulae, Ed. Forni A., Sala Bolognese, ristampa anastatica 1982.
Michele, antroponimo, ebraico latinizzato in michaelen “chi è come Dio?”, Arcangelo, dal greco archi- “primo, capo”, da archè “principio” e angelos “messaggero, nunzio”.
Mignona, cascina di Comazzo (LO) scomparsa nel XIX secolo.
Termine affettuoso, letteralmente “amica intima”.
Modesto, antroponimo, ovvia etimologia.
Molgora, fiumicello presso Rossate di Comazzo (LO), anticamente Morgola(1).
L’Agnelli dice Morgolinum, fiumicello che nasce in territorio di Lavagna, menzionato in documenti del 1284(2). Sia nel termine antico che quello più recente, si riconosce per lo meno, la vicinanza a termini gallici attinenti ai locus e alle zone umide.
Mollia, cavo, locus per acqueum;
Mol, occurit ibidem, alio loco;
Mora o Morus, locus palustris acquaticus, palus, stagno, contrazione del gallico Marais;
*morga, voce gallica “confine o corso d’acqua” (UTET);
Gola-bus, specie di navigii minoris;
Golena, unione di Go-len, parcus locus, ab orenorico len, lacus, atique particula diminuente Go;
Gollia, canalis, acque decursus locus caeus “per cui le acque decorrono” in francese golot, goloz, italiano “gota” o “golla”(3).
Gorja, “canale per cui le acque affluiscono”, italiano “gora”.
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. 15, del 25/01/970, pag. 23, I colonna, riga 33, Morgula, riga 40, Molgola, riga 46.
2) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte seconda, Lodi Nuovo, 2 voll. in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1883. Doc. n. 393 del 21 luglio 1284, pag. 391, II col. riga 14.
3) Charta anno 1377 in Reg. 112 Chartoph. Reg. ch. 151
“… cum dicta mollia seu deursu vel golla …”, in: Charles Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, X tomi + 1 tabulae, Ed. Forni A., Sala Bolognese, ristampa anastatica 1982. 
Molgora, roggia, Casaletto Lodigiano, nasce dal cavo Lorini/Marocco al “Casin del Cavo” attraversa, ora tombinata, l’abitato di Casaletto Lodigiano e sfocia nel Lambro alla cascina Moncucca di C.L.
Il nome dalla famiglia Molgora (?), in dialetto Molgur.
Molina, roggia, Bascapè (PV), arrivava da Beccalzù a sx della strada, passando per la corte della cascina di Villarzino ne serviva il mulino, per questo il nome (Catasto del 1869, Villarzino/PV).
La parte dello scavo nella cascina, è tuttora esistente.
molino o mulino, latino tardo mulinu(m), da mola “macina” di origine indoeuropea.
Molino/Mulino di Casaletto Lodigiano, terminato nel 1846, vi rimane solo la ruota. Vedi Pila.
Molino di Giugnano o Gugnano, Roccastrada (GR), si trova nelle campagne ai piedi del capoluogo, immersa nella selvaggia terra di Maremma in mezzo a boschi di sughero. L’edificio storico (risalente all’anno 1000) faceva parte del monastero Benedettino di San Salvatore di Giugnano. All’interno dell’azienda scorre il torrente Bai. Vedi Giugnano.
Molino di Gugnano o Molinetto, Casaletto Lodigiano, per l’uso a cui era adibito in origine l’edificio, vedi “molino”, e per la comunità che serviva,  proprietà Sudati. 8 ab. (Agnelli).
Molino di Mairano, Casaletto Lodigiano, perché serviva la comunità di Mairano, vedi “molino”. 9 ab. (Agnelli).
Molino della Mangialupo, Bascapè (PV), Parrocchia di Gugnano, perché serviva la cascina suddetta, vedi “molino”. 10 ab. (Agnelli).
Molino Molgora, Comazzo (LO), perché il mulino era sulla roggia Molgora, vedi. Vedi “molino”.
Molino di Rossate, perché era nell’antico territorio di Rossate (vedi). Vedi “molino”,
monastero,
Moncucca, Casaletto Lodigiano, 65 ab. a 81 m.lm. (Agnelli).
Il nome dall’unione dei termini latini mons “monte” (vedi voce) e cuccus “cima rotondeggiante”.
Nel 1961 P.P. Pasolini vi girò alcune scene del lungometraggio “Edipo Re”.
Moncucco Torinese (TO), Monte Cucho, a. 998, (UTET), vedi Moncucca.
Moneo(1), roggia, da Bascapè, scorre a sinistra del Lisone.
Il nome significa “pavimentata” o da una famiglia.
1) Archivio di Stato in Pavia, Fondo Catasto Teresiano e Nuovo Censo del 1869, Bascapè A/4.
monte, montagna, latino di formazione indoeuropea, e suo derivato.
Monte..., in, a. 1220(1), microtoponimo, Casaletto Lodigiano, peccato manchi nel toponimo, il secondo elemento. Vedi “monte”.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. LXVII, del 20 agosto 1220, pag. 24, riga 10.
Monte Oldrato, vedi Somaglia. Vedi “monte”.
Morgola, fiumicello presso Bargano(1), leggi Bariano(2). Vedi Molgora.
1)  Giovanni Agnelli, Dizionario storico geografico del lodigiano, Lodi 1886, ristampa anastatica del 1990,
2) Cersare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte seconda, Lodi Nuovo, 2 voll. in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1883. Doc. n. 393, del 21/07/1284, pag. 391, II col. riga 14.
Morticia, a. 1159(1), nome di un luogo che si crede esistesse vicino a San Zenone al Lambro (MI), Diocesi di Lodi.
“Morta o mortizza” viene chiamata una derivazione del fiume le cui estremità si chiudono, non avendo ricambi di nessun genere e detto “morto”.
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte seconda, Lodi Nuovo, 2 voll. in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1883. Doc. n. 3, del 23 agosto 1159. I fratelli Bianco, Guiberto e Martino, figli di Nazzaro  vendono alcune terre ad Arialdo de Valle del luogo di Morticia
Muzza (1), canale, da mussa, mutia, “luogo umido”, dal latino tardo d’origine germanica mutam, navigium, inglese mosse.
Nel medioevo, la muzza era l’abito da lavoro dei monaci, mentre mutinus era chiamato dagli anglosassoni il fabbro.
1) Francesco Cattaneo, Le Congregazioni di Muzza nell’ottocento, Tesi di Laurea, UNIMI, Milano 1993/1994
Muzza, località del comune di Tavazzano con Villavesco (LO), sita a bordo del canale omonimo. Vedi Muzza.
Muzza Piacentina, località del comune di Cavenago D’Adda (LO), posta sulla SS 9 via Emila, l’etnico dalla città di Piacenza. Vedi Muzza.
Muzza Sant’Angelo, località del comune di Corneliano Laudense (LO), posta SS 235 tratto Lodi-Sant’Angelo, dall’omonimo paese. Vedi Muzza.
Muzzano, frazione di Zelo Buon Persico (LO), posto tra una strada ed un corso d’acqua di medie dimensioni, il nome attinente a Muzza, vedi.
A dir poco ridicola la ricostruzione dell’ipotetica Muzzano romana, pubblicata anni fa.

N, n, dodicesima lettera dell’alfabeto italiano.
Nazario, termine ebraico, “consacrato a Dio”.
Negri/Bascapè, odonomo, SP 9 della Provincia di Pavia, da un ramo dei Bascapè.
nero, latino nigru(m).
I dizionari danno un’origine incerta sulla sua formazione, ma è probabile, Ne-croma, dove ne/ni, sono le negazioni latine alla parola precedente, in questo caso il greco classico croma, “colore”, letteralmente “senza colore”. Sulla stessa idea di “bianco” (vedi).
Nicolò, dal greco Nicolaos, “vittorioso (nike “vittoria”) tra il popolo (laos).
Nociolaio, cascina di San Zenone al Lambro (MI), Diocesi di Lodi. Ovvia etimologia.
Noniano(1) oggi Gnignano, vedi. Relativo alla “nona”. Secondo la legge longobarda la nona è qualsiasi cosa da cui la chiesa trae benefici(2).
Sotto il dominio dei Franchi le campagne di Siziano ospitarono Carlo Magno, che pose il campo a Noniano(3).
1) Museo Diplomatico dell’Archivio di  Stato di Milano, a cura di Alfio Rosario Natale, voll. I, parte I
#         Tipo documento        aa/gg/mm    Località        denominazione
32    Cartula donationis         792/09/I        Pavia        vico et fundo noniano
53    Livellum            832/-/VI        Milano        villa noniano   
54    Cartula Venditionis    833/10/VIII    Milano        vico nuniano
55    Cartula Donationis        833/25/X        Milano        vico et fundo nuniano
56    Cartula Venditionis    835/18/I        Pavia        vico et fundo noniano
86    Comutatio        851/-/III        Milano        noniano   
Museo Diplomatico dell’Archivio di  Stato di Milano, a cura di Alfio Rosario Natale, voll. I, parte II
#         Tipo documento        aa/gg/mm    Località        denominazione
94    Breve firmitatis vestiture    856/03/III    Gnignano     vico noniano
95    Comutatio        856/-/VI        Milano         nononiano
96    Cartula Comutationes    856/01/XII    Milano         iunniano
2) Charles Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, X tomi + 1 tabulae, Ed. Forni A., Sala Bolognese, ristampa anastatica 1982. 
3) Tratto da “ Siziano cascine e territorio „ : ricerca storico-ambientale sulla civiltà rurale del territorio svolta dagli allievi delle classi terze della scuola media statale di Siziano (PV) anno scolastico 1982 - 1983.
Nuovo, cavo, vedi Lorini/Marocco.
O
O, o, tredicesima lettera dell’alfabeto italiano, il significato è diviso in tre capi con cinque significati.
O, dall’indeuropeo *auti, poi latino aut, coordina due parole.
olmo, fitonimo, latino ulmu(m) grande albero, la voce di area celtica e germanica.
opificio, dal latino dotto opificiu(m), “stabilimento industriale”.
oratorio, dal latino dotto oratoriu(m) “parlatoio”.
Orione, nebulosa, vedi Mairan, De.
Orsolina, cascina di Casaletto Lodigiano, nome proprio diminutivo di Orsola, dal latino ursus “orso”.
osteria, da “oste”, a sua volta dall'antico francese oste, dal latino hospite(m) “ospite”.
P
P, p, quattordicesima lettera dell’alfabeto italiano.
paese, dal latino parlato *pagense, dal latino pagus “villaggio”. In origine era il “cippo di confine ficcato in terra” dalla stessa radice del verbo pangere “ficcare”.
Pagnana, cascina di Castiraga Vidardo (LO), vedi Castiraga Pagnana.
Pairana, Frazione di Landriano (PV), era comune a se. Vedi Pariano.
Palazzetta, a. 1722(1), cascina di Bascapè (PV), Parrocchia di Gugnano, era situata sulla strada Villarzino/Beccalzù, sulla sinistra, immediatamente prima della curva, al confine dei comuni di Villarzino, di cui faceva parte e Bascapè.
Il nome dal latino palatium, “costruzione importante”, vedi “palazzo”.
1) Archivio di Stato in Pavia, Fondo Catasto Teresiano, Villarzino B/1.
palazzo, da “monte Palatino”, per il palazzo imperiale che vi era edificato, dal preindoeuropeo *pala “rotondità”.
Paltano(1), cavo, Bascapè (PV), costeggia la SP9 dei Negri/Bascapè.
1) Archivio di Stato in Pavia, Fondo Catasto Teresiano e Nuovo Censo del 1869, San Zeno e Foppa A/10.
Pariano(1), ora Pairana (vedi), unione del termine longobardo harja “schiera” e quello latino, -anus.
L’apposizione della “P” iniziale, di significato incerto, fa slittare il termine arja al secondo membro, dando il significato letteralmente di “(paese) con molti proprietari”.
1) Museo Diplomatico dell’Archivio di  Stato di Milano, a cura di Alfio Rosario Natale, voll. I, parte II
#         Tipo documento        aa/gg/mm    Località        denominazione
122     Breve            870/-/XI        Milano        bonus de pariani (testes)   
125     Breve investitura         874/05/IV    Gnignano    bonnus de pariana (testes)
133    Cartula vindicionis        876/04/V        Milano         bonone de vico pariana
Pasquè, cascina di Landriano (PV), il suo nome deriva dal “pasquario”, un antico pascolo pubblico (Piacentini). Attualmente di proprietà Guzzeloni, vi si accede da un elegante portale che conserva lo stemma degli antichi proprietari, i conti Taverna, feudatari del paese.
Pavia, molto ampio il dibattito sull’origine dei due toponimi Ticinum, che sembra essere il primo e Papia che sembra essere stato dato in un secondo tempo alla città. Probabilmente trattasi di due centri contigui, il secondo dei quali prende il sopravento dopo la distruzione di Ticinum ad opera di Odoacre nel 476. Alcuni studiosi vogliono rifletta il greco Papias cioé “custode del palazzo”, nome assegnato dai Bizantini con allusione al palazzo edificato da Teodorico.
Pergolam, ad, 1220(1), microtoponimo, Casaletto Lodigiano,
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. LXVII, del 20 agosto 1220, pag. 23 riga 19.
Pestegalla, roggia, Bascapè (PV), nasce dal Lambro Meridionale a Landriano (PV), serve il Molino della Mangialupo, vedi voce.
Il nome forse dalla famiglia Pestegalli.
Petram, ad, campus et buscus insimul, Cerro al Lambro (MI), dal significato letterale.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII, del 16 maggio 1227, pag. 31, riga 9.
Petrognano, comune di Rufina (FI) (Val di Sieve), con decreto luogotenenziale del 2 dicembre 1915.
“Discende dal latino “gentis Petroniae fundus”. I Petroni o la gente Petronia avevano proprietà nell’agro fiorentino, dove possedevano molti latifondi (LAMI I. M. S. E. F. 1758, pp., 12-18, 690-850) A Petrognano, in circostanze non determinate, fu rinvenuto un ripostiglio di monete databili ad epoca romana repubblicana. La località è ricordata già nel 774, quando Carlo Magno assegna molte chiese e corti alla Badia di Nonantola nel modenese; fra loro è citata anche la corte di Petrognano. è da ipotizzare che già a quella data esistesse la chiesa poiché nessuna corte era a quell’epoca priva di chiesa. è possibile quindi ritenere che la chiesa di S. Pietro a Petrognano sia di origine longobarda, com’è confermato dalla dedicazione ai Santi Pietro e Paolo che era frequentissima fra i Longobardi (LAMI I. p.542, vol. I)”.  Fonte: Comune di Rufina.
Su quali documenti si basi il Lami per asserirne la derivazione del solito colono romano, non lo sappiamo, molto probabilmente Petro nel senso di “luogo pietroso” e come molte terre di antica proprietà di chiese e non di privati, ni anus, quindi anche relativo a (San) Pietro.
Pezzolo, Tavazzano con Villavesco (LO), Petiolo, a. 972(1), Pezolio Laudensis Diocesis, a. 1260(2).
Da petia, pecia, pezza “piccolo pezzo di terreno”.
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. n. 16, del 18/11/972, pag. 25, II colonna, riga 4.
2) Laura Vignati Gorla, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina  e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. II, del 7 settembre 1260, pag. 38, riga 4.
Pezzolo di Tavazzano, dal gennaio 1869, vedi Pezzolo.
Piacentini(1) ora Piacentina, cascina di Bascapè (PV), Parrocchia di Gugnano.
Dal 1722 alla fine dell’ottocento era proprietà Del Rho, era comune di Mangialupo. 22 ab. (Agnelli).
Probabilmente dal cognome della famiglia proprietaria.
1) Archivio di Stato in Pavia, Fondo Catasto Teresiano e Nuovo Censo, Mangialupo A/7.
Piacenza, Placentia, capoluogo di provincia emilano, già colonia di diritto latino nel 228 a.C. probabilmente, visto le vicende storiche, dal verbo gallico placere “stare”.
Pietro, “pietra, sasso squadrato”, dal latino classico. Dialetto peder, vedi Bascapè.
Pila(1), microtoponimo, mulino di Casaletto Lodigiano, letteralmente “ brillatoio del riso”.
1) Archivio di Stato in Milano, Catasto Lombardo/Veneto, Casaletto Lodigiano, b. 9, n. 231, or. 2623.
podere, ampio fondo con casa colonica, dal verbo “potere” nel significato di “possesso”.
  Pompeia, femminile di Pompeo, antroponimo dall’osco *pompe, corrispondente al latino Quin(c)tu(m), cioè “il quinto nato”.
ponte, latino Ponte(m) di origine indoeuropea.
Ponte di Salerano, pontem de Salarano,a. 1173(1), microtoponimo, Salerano sul Lambro (LO). Forse esistente in epoca romana, era a sud dell’attuale cascina Vistarina. Non sappiamo se coincideva con quello in legno esistente prima della costruzione dell’attuale, comunque vi si pagava il pedaggio, evidentemente nella zona dove sorgeva il Guadum Blancardo (vedi e Salerano).
Quello attuale fu iniziato il 5 luglio 1880 e completato sul finire del mese di maggio1882. 
Il Consorzio, con presidente il rag. Luigi Chiesa, Sindaco di Salerano e promotore dell’opera, era composto, oltre che dal comune di Salerano, da quelli di Lodivecchio, Casaletto Lodigiano, Caselle Lurani, Marudo e San Zenone al Lambro (MI), Diocesi di Lodi.
Nel pilone centrale fu murata una bottiglia con delle monete e la foto del Sindaco.
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. 61 del giugno 1173, pag. 72, II colonna, riga 8.
portico, dal latino Porta(m), indoeuropeo, “passaggio”, “luogo dove si passeggia”.
Porticone, cascina di Gugnano di Casaletto Lodigiano, il nome significa grosso portico (vedi voce), evidentemente l’edificio originale era molto più massiccio per accogliere le famiglie dei braccianti della Guastalla, che vi abitarono fino agli anni ‘40 del ‘900. 23 ab. (Agnelli).
Al 1990 proprietà Pozzi, prima Gualla.
porto, latino, dall’indoeuropeo, Portu(m) con eguale significato.
            Pozzo Bonella : in dialetto: Pezegunella
Prato Novo, in, pratum, a. 1227(1), microtoponimo di Cerro al Lambro (MI), ovvia etimologia.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII, del 16 maggio 1227, pag. 28, riga 8.
Pratum ad Popirolum, a. 1220(1), microtoponimo, Casaletto Lodigiano. Dal greco popia(2) “pioppo”, letteralmente “pioppeto”.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. LXVII, del 20 agosto 1220, pag. 24, riga 14.
2) Charles Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, X tomi + 1 tabulae, Ed. Forni A., Sala Bolognese, ristampa anastatica 1982.
Pratum de la Pobia, ad, pratum, a. 1220(1), Casaletto Lodigiano. Letteralmente “pioppaia”. Vedi prato ad Popirolum.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. LXVII, del 20 agosto 1220, pag. 24, riga 1.
Pratum de la Trebia, a. 1220(1), microtoponimo, Casaletto Lodigiano. Trebbia, trebbiare, italiano triturare(2).
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. LXVII, del 20 agosto 1220,  pag. 24, riga 18.
2) Charles Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, X tomi + 1 tabulae, Ed. Forni A., Sala Bolognese, ristampa anastatica 1982.
Pratum Novum, ad, campus, a. 1227(1), Cerro al Lambro (MI), ovvia etimologia.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII, del 16 maggio 1227, pag. 30, riga 7.
Punt Völt, microtoponimo, Casaletto Lodigiano, posto sulla strada comunale C.L./Moncucca. Il termine dal dialetto locale, letteralmente “ponte alto”, detto così per l’altezza del ponte che scavalca il cavo Dossino, poco prima che questi scavalchi a sua volta la roggia Molgora. Vedi voci.
Non vi sono fabbricati.
Q
Q,q, quindicesima lettera dell’alfabeto italiano.
Quarellam, ad, 1220(1), microtoponimo, Casaletto Lodigiano,
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. LXVII, del 20 agosto 1220, pag. 23 riga 21.
Quartiago, cascina di Bascapè (PV), sulla strada sterrata per Beccalzù.
Quartiano, Mulazzano (LO), era comune a se.
quartiere, dal francese quartier dal latino quartariu(m) “quarta parte”. Le quattro parti in cui era divisa in origine la città. Nel ‘400 diventa il complesso di edifici adibiti alle truppe.
Quartirone, cascina in Mairano di Casaletto Lodigiano, menzionata dall’Agnelli. “Quartironus(1) modus agri, IV parte juger”. Anche maggiorativo di “quartiere”, vedi.
1) Charles Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, X tomi + 1 tabulae, Ed. Forni A., Sala Bolognese, ristampa anastatica 1982.
R
R, r, sedicesima lettera dell’alfabeto italiano.
Rabulli, a. 970 (1), microtoponimo, Comazzo (LO).
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. n. 15, del 25/01/970, pag. 23, I colonna, riga 5.
Ramanellam, ad, campus, a. 1227(1), Cerro al Lambro (MI). Probabile termine ribuario ad indicare una zona di alberi frondosi(2).
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII, del 16 maggio 1227, pag. 28, riga 32.
2) Charles Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, X tomi + 1 tabulae, Ed. Forni A., Sala Bolognese, ristampa anastatica 1982.
Rasperga, prato dicitur, a. 1029(1), Bascapè (PV),
1) Manaresi Cesare, Santoro Cristina, n. 175 in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, 2003, C.R.S. Casaletto Lodigiano, 2003. Documento del XII/1029, pag. 7, riga 28.
Raspergo, de, prato, a. 1029(1), Bascapè (PV),
1) Manaresi Cesare, Santoro Caterina, n. 175 in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, 2003, C.R.S. Casaletto Lodigiano, 2003. Documento del XII/1029, pag. 6, riga 16.
Remate, in, a. 1220(1), microtoponimo, Casaletto Lodigiano. Trovato il termine identico solo nel vernacolo bolognese, reticolo coprinus vel ferrum(2).
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. LXVII, del 20 agosto 1220, pag. 24, riga 12.
2) Charles Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, X tomi + 1 tabulae, Ed. Forni A., Sala Bolognese, ristampa anastatica 1982
Rille, tributario del fiume Senna, Francia. Vedi Rille, ad.
Ha dato l’ittionimo, Salmo rilla Lacepède, B. G. E. 1803: Histoire naturelle des poissons, v. 5 157, 224 Pl. 5 (fig. 3); sinonimo junior di “Salmo salar” Linnaeus 1758.
Rille, ad, pratum, a. 1227(1), Cerro al Lambro (MI), crepaccio o fenditura, termine riconducibile al tedesco Rille “solco o incavo”.
Sulla Luna si trova la Rima Hadley (o Hadley Rille), lunga 80 km.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII, del 16 maggio 1227, pag. 28, riga 30.
rio, dal latino rivu(m), “rivo”, letteralmente “piccolo corso d’acqua”.
Robecco, cascina di Landriano (PV), probabilmente dal paese d’origine della famiglia, ma è anche cognome, si fa derivare da una voce milanese, rebecc,“fortilizio”.
Rocco, antroponimo tedesco, “grande e forte, o di alta statura”.
roggia, termine latino di origine indoeuropea, arrugia(m), letteralmente “galleria di miniera”, sono chiamati così tutti quei fossi utilizzati per irrigazione e per muovere le ruote dei mulini.
Roggione, roggia, Casaletto Lodigiano, antica deviazione del Lisone (vedi), il nome dalla grandezza dello scavo, vedi “roggia”.
Fosso d’irrigazione, nasce dal Lisone dalle chiuse al Guado e vi sfocia a Caselle Lurani (LO).
Rossate, frazione di Comazzo (LO), Secondo l’Olivieri da aggettivo in -at- dal nome latino Roscius.
Nessun indizio, sembra confermare l’ipotesi dell'Agnelli: da roz cioè “mandria”, come “vico delle mandrie” Più verosimilmente potrebbe trattarsi del latino ros, inteso come “acqua sorgiva” + suffisso plurale, che indica azione, -ate, con interposizione del neno “si”. Ma anche Rossa-ate, con eguale significato, letteralmente: “(paese dell’) acqua che scorre”.
Vedi: Lorini/Marocco, Santa Maria la Rossa, Santa Maria Rossa e Villarossa.
Se si ipotizza che il neno “si”, presente in alcuni documenti, fosse un neno ni, in questo caso il significato letterale sarebbe invertito.
L’Agnelli ci riporta quanto scritto dal Gabiano:
“… Fra le rose
Dall’olezzo soave e le verzure
Scintillanti di sole e di rugiada
Bello spira Rosate.”
Dulcis odoriferisque rosis bona terra rosati,
Rore quod exundet, producit roscida quaeque.(1)
1) Alessandro Caretta,  a cura di, G. G. Gabiano, Laudiade, Centro Bassaneum, Lodi 1994,  Libro I, pag. 100, righe da 139 a 140.
Roveredo di Guà, (VR), posto a 16 m.l.m. si trova all’estremità sud-orientale della Provincia di Verona: il suo nome riporta al paesaggio della bassa pianura veronese nell’alto Medioevo. Allora lungo i greti sabbiosi dei fiumi si addensavano i boschi e, preponderanti su tutti, le querce farnie. La quercia farnia nei documenti dell’epoca viene impropriamente chiamata rovere robur , e fu un bosco di querce, un roburetu, che diede il nome a Roveredo.
Questi sorge sul fiume Guà che nasce a Recoaro, col nome di Agno e in epoca classica, fino al 589 d.C. si gettava nell’Adige all’altezza di Sabbion.
In questo ultimo tratto del suo percorso, il dislivello era minimo, formando una zona paludosa.
Qui l’Agno era detto flumen mortum, per la sua lentezza, e tutto il territorio passava sotto il nome di ager acquatus, campagna acquitrinosa, che nella parlata della gente divenne semplicemente ager e quindi lager,
oppure la guà e poi el guà.
Rovexello, ad, a. 1220 (1), microtoponimo, Casaletto Lodigiano, diminutivo di “rovo”, vedi.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. LXVII, del 20 agosto 1220, pag. 24, riga 21.
rovo, fitonimo, albero dal legno rossiccio, latino rubu(m), affine a rubrum “di colore rosso”.
Rovoredo, in, buscus, a. 1227(1), Cerro al Lambro (MI), “roveto”, vedi rovo.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII, del 16 maggio 1227, pag. 31, riga 13.
Rovoredum, post, campus, a. 1227(1), Cerro al Lambro (MI), letteralmente “dopo il roveto”, vedi rovo.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII, del 16 maggio 1227, pag. 31, riga 7.
Rusadona, vedi Guado, del. Termine dialettale lombardo che indica rogge di notevole portata che azionano mulini, edifficile dire se è il ritorno all’originale termine medioevale rossa con interposizione dialettale -d- e maggiorativo “-ona”. Vedi Rossate.
Rusin, colatore Ghione, vedi, dialetto locale, vedi Rusadona.
S
S, s, diciassettesima lettera dell’alfabeto italiano.
S-, ha sei significati.
sabbia, dal latino sabula neutro plurale di sabulum “sabbia”, d’origine indoeuropea.
Sabbiona, vedi Sabbione.
Sabbione, ex cascina di Cerro al Lambro (MI), parrocchia di San Zenone al Lambro (MI), Diocesi di Lodi, ovvia l’etimologia che fa riferimento a depositi di sabbia alluvionale.
Dal 23/11/1903 aggregata a San Zenone al Lambro, vedi.
sala, vocabolo germanico giunto a noi coi longobardi, col significato di “casa per la residenza padronale, nella curtis” o anche “deposito per il padrone”. Coi franchi inizia ad avere il significato di “grande stanza” e di conseguenza la parte più importante della casa.
Sala, a. 972(1) il Vignati lo ritiene milanese. Vedi sala.
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. n.16, del 18/11/972, pag. 25, II colonna, riga 8.
Salerana, roggia, Casaletto Lodigiano, nasce alla Madonnina dal Cavo Lorini/Marocco, un ramo scorre a fianco della strada campestre che dalla vecchia SP 166, costeggia il cavo Lorini/Marocco in territorio di Bascapè (PV). Mentre un’altro costeggia la strada Comunale per Caselle Lurani e serve i territori di Salerano Sul Lambro, per questo così chiamata.
Salerano, Salariano a. 1122(1), salaria, latino altomedievale, “rendita del sale venduto sul naviglio”, letteralmente “il paese del tribuno, il paese dove si paga il tributo”. Testimonianza di questo pare essere in un documento del giugno 1173(2).
Certo la posizione del paese, sulla riva opposta a Laus,  non accredita troppo questa origine, come del resto il presunto spostamento del fiume e l’esistenza di un ponte, che doveva comunque essere a sud dell’abitato.
Il documento del 1173 dice “… Laude colligere istum pedagium ad pontem de Salarano …” anche quanto affermato dallo storico Isidoro Maiani è storicamente improponibile. Vedi Ponte di Salerano.
Anche in questo caso il termine è facilmente ascrivibile al glossario latino/longobardo, Sala/(ha)ria/(-a)no, letteralmente la “casa padronale della schiera” più precisamente indica un’unita fondiaria che ha potere su una vasta area coltivabile ed abitativa. Vedi “sala”.
L’Agnelli citando il Gabiano dice:
“E la soggetta al prode Vistarino
Dal chiaro e cheto Lambro accarezzata
Terra di Salerano …”
“Lode, Lode …
… Di Salerano alla bella pianura
Di salci spoglia, che sul fiume vede
Le marine scherzar ninfe procaci …”.
45 “Ac Vistarini Saleranum rura potentis quod Lamber tingit liquidis argenteus undis”(3)
“Salerano, podere del prode Vistarino, cui il Lambro argentato bagna con scorrenti onde”.
Con Casaletto Lodigiano, Marudo, Vidardo e Valera Fratta:
“Haec nunc nomina, tum fuerant sine nomine terrae”(4)
“Questi sono i nomi di oggi, una volta invece erano terre senza nome”.
Interessante la ricostruzione, *Sala, idronomo pre-latino, ad indicare un corso d’acqua (UTET).
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. n.79 del 8/1122, pag.107, I colonna, riga 4.
2) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte seconda, Lodi Nuovo, 2 voll. in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1883. Doc. n. 61 del giugno 1173, pag. 72, II colonna, riga 8.
3) Alessandro Caretta, a cura di, G.G. Gabiano, Laudiade,  Centro Bassaneum, Lodi 1994, pag. 96, righe 45 e 46.
4) Alessandro Caretta, a cura di, G.G. Gabiano, Laudiade,  Centro Bassaneum, Lodi 1994, pag. 96, riga 47.
Salerano Canavese (TO), non essendo in prossimità di un fiume l’UTET propende per il nome Salarius. Vedi Salerano.
Salerano - Lodi, odonomo, vedi SP 115.
Salerano sul Lambro (LO), dal 29/03/1863, con R.D. n. 1260, vedi Salerano.
Sallicem, ad, campus, a. 1227(1),Cerro al Lambro (MI). Indica campi e prati salicum(2)francese saussaie.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII, del 16 maggio 1227, pag. 29, riga 9.
Sammartina(1), vedi San Martina.
1) Archivio di Stato in Pavia, Fondo Catasto Teresiano e Nuovo Censo 1869, Villarzino B/1.
Sancti Ambrosii, buscus, a. 1227 (1), Cerro al Lambro (MI), vedi Ambrogio.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la  famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII, del 16 maggio 1227, pag. 30, riga 29.
Sancti Blasii de Laude, ecclesie, a.1220(1), chiesa di Lodi citata come proprietario confinante.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. LXVII, del 20 agosto 1220,  pag. 24, riga 23, 25.
Sancti Cristofori, ecclesie, a. 1227(1), Cerro al Lambro (MI), chiesa parrocchiale di Cerro al Lambro citata come proprietario confinante.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII, del 16 maggio 1227, pag. 27, riga 13, Sancti Christofori, pag. 30, riga 8, 11, 12, 28, 34.
Sancti Nazzarii, locum, vedi Sanctorum Nazarii, Celsi, Vedastri e Martini.
Sancti Petri sita Pectoriano, a. 885(1), microtoponimo, Comazzo (LO), era nel fondo di Rossate, al confine con quello di Lavagna, nel 970(2), in campo Sancti Petri, vedi Pietro.
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. n. 6 del 22 marzo 885, pag. 11, II colonna, riga 14.
2) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. 15, del 25/01/970, pag. 23, I colonna, riga 31, Petri, riga 2.
Sancti Viti,ecclesie, a. 1220(1), chiesa parrocchiale di Gugnano di Casaletto Lodigiano, (vedi voci) citata come proprietario confinante.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. LXVII, del 20 agosto 1220,  pag. 24, riga 3, 5, 6, 9, 10, 11, 13, 34.
Sancti Zenoni,campum, a.1146(1), microtoponimo, Comazzo (LO). Vedi Zenone.
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. n. 120, del 7 giugno 1146, pag. 150, II colonna, riga 7.
Sanctorum Nazarii, Celsi, Vedastri e Martini, Cappella,Comazzo (LO), nel 970 (1) era in vico et fundo Rossiate, nel 1146 (2) locum Sancti Nazzarii.
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. 15, del 25/01/970, pag. 22, I colonna, riga 24.
2) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. n. 120, del 7 giugno 1146, pag. 150, II colonna, riga 4.
Sanctum Nazarium, ad, campus, a. 1227(1), Cerro al Lambro (MI), vedi Nazario.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII, del 16 maggio 1227, pag. 29, righe 6 e 9.
Sanctum Petrum, ad, vitum, a. 1220(1), Gugnano di Casaletto Lodigiano,vedi “Pietro”, antroponimo.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. LXVII, del 20 agosto 1220, pag. 24, riga 16.
San Gervaso, convento di Salerano sul Lambro (LO), già menzionato nel XII secolo.
San Giovanni Marignano (RN), L’aspetto ambientale di questa zona della bassa Valle del Conca si presentava anticamente molto dissimile da quello attuale. La particolare conformazione geomorfologica del territorio non sempre consentiva un deflusso naturale delle acque dei fiumi che lo attraversavano (Conca, Ventena, Vivare, Tavollo), determinando zone particolarmente soggette ad impaludamento: di qui la restrizione delle aree favorevoli all’insediamento dell’uomo. Nuclei abitativi altomedievali, indicati con gli appellativi di castra, villae, tumbae, curtes etc., erano disseminati un po’ in tutto il territorio: alcuni sulle colline, come Santa Maria in Marignano (1062) ed il Castello di Marignano (San Giovanni di Castelvecchio) con la Chiesa di S.Giovanni Battista (1157), altri nel piano, lungo la direttrice (via Mesoita) che collegava il Castello di Conca con il mercato di Morciano (forum Morzani) e, quindi, con i traffici e le vie commerciali del Montefeltro. Vedi Melegnano (MI).
San Guignano, Comune di Montesegale (PV), Valle Ardivestra, superficie 14.38 kmq, altitudine: 224 – 559, abitanti: 332.Altre frazioni: Balestrero, Bregni, Camolino, Cencerate, Fornace, Frascate, Languzzano, Case del Molino, Pogiolo, Zuccarello, S.Damiano.
San Leonardo, era nella pieve di San Zenone al Lambro (MI), Diocesi di Lodi, menzionata nella taglia del Gualla. Vedi “Leonardo”, antroponimo.
San Martina, Bascapè (PV), Parrocchia di Gugnano, sorta lungo un’asse della centuriazione romana, può darsi che esistesse fin da quell’epoca e che successivamente i longobardi od i franchi avessero chiamato la villa, San Martino, divenuta poi Cassina San Martina od unendo i due termini, Sammartina (vedi).
Alla fine dell’ottocento, proprietà Bolognini, ma ad inizio XX secolo era dei Vistarini (80 ab. Agnelli), era comune di Villarzino.
Le tre cascine che compongono l’attuale sito, sono proprietà, Cagnetti, Bozzini Roberto e F.lli Bellinzona, che sono i proprietari della parte più antica. 
Ora non c’è più traccia dell’oratorio (se mai ne avesse avuto uno), festa il 30 gennaio.
Martina, vedi Martino.
San Martino Bianco, San Martino Rosso e San Martino Nero, microtoponimi, nomi di tre campi davanti alla cascina o località Mairana di Comazzo (LO).
I benefici di San Martino Bianco e San Martino Rosso, all’inizio dell’800, erano goduti dal canonico Vistarini. Anticamente, con San Martino Nero, erano sotto la pieve di Bariano. Abitualmente si spiega l’etimologia di derivazione cromatica con il colore dei muri o per quello delle statue raffiguranti i santi che danno il nome alle località.
San Nazzario, vedi cappella dei SS Nazzaro, Celso, Verdastro e Martino.
San Rocco, piccolo oratorio all’ingresso sud di Comazzo (LO), sulla strada per Marzano.
San Rocco, cascina di Mairano, Casaletto Lodigiano, 4 ab. (Agnelli).
Probabilmente era un lazzaretto, con oratorio di San Rocco, protettore degli appestati, era nell’attuale via San Rocco. Festa il 16 agosto.
In Italia denomina sette paesi, in Svizzera tre, oltre ad un monte ed al suo valico.
Interessante l’interpretazione dei volontari del progetto Archidata che identificano il Borgo San Rocco, citato l’otto luglio 1533(1), in questa cascina. Nonostante l’epoca relativamente recente del documento, mi permetto di confrontare la leggenda secondo cui Teodorico re dei Goti, fece fabbricare una torre sulla sponda destra del Lambro (per il sale(?)) a Salerano sul Lambro(2) ed il diploma, forse del 918, di Berengario,  che autorizzava la costruzione di torri lungo il corso del fiume Lambro(3).
Vedi voce “borgo”.
1) Originale in Biblioteca Laudense sezione Archivi, fondo A.S.C.L. Atti Privati S. 218.
2) Roberto Smacchia, <Tardo Antico>, in AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S. Casaletto Lodigiano, 2003, pag. 9, nota 5 :
Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Notizia storica pag. XXXIX.
3) Roberto Smacchia, <Medioevo>, in AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S. Casaletto Lodigiano, 2003, pag. 14, nota 10 :
Alessandro Caretta, <Laus la vita e la storia dall’età romana al 1158, I secoli IV-VI>, in Lodi la Storia, voll. I, BPL, Lodi 1989, pag. 115, nota 17.
San Rocco al Porto, 30,59 km2 3100 ab. 47 m.l.m alla sx del Po.
Santa Cristina, Vergine e Martire, nacque da un ufficiale di palazzo della Roma imperiale e da un’esponente della “Gens Anicia”, la stessa stirpe a cui apparteneva, per parte di madre, San Benedetto da Norcia.
Per la sua saldissima fede cristiana fu rinchiusa dal padre in una torre perché abiurasse.
Essendo quest'ultima irremovibile nei suoi propositi fu incarcerata, flagellata, torturata e poi gettata a mare con una pietra al collo nel mare di Sicilia.
Salvatasi miracolosamente fu nuovamente torturata e posta sulla graticola ardente. Venne lasciata così morire, straziata dai morsi di serpenti velenosi(1).
1) Cfr, A. Amore, Bibliotheca Sanctorum Pontificia Università Lateranense, vol. IV, pag.331
Santa Cristina e Bissone (PV), a 71 m.l.m. 22,20 km2 2100 ab.
Sappiamo che la struttura monastica esisteva già nel 768, come testifica un documento del secolo X, dal quale si evince che la regina Ansa, moglie di Desiderio, ultimo sovrano longobardo, donava ai benedettini di Santa Cristina alcuni beni posti nel territorio di Como e di Menaggio(1).
Il toponimo si riallaccia ad una Santa, venerata da tempi antichi, nella lontana Sicilia.
Per Bissone, vedi voce.
1) Cfr, G.F. Mascheroni, L’Abbazia benedettina di Santa Cristina. La parrocchia ed il Comune, Borgonovo V.T., 1983, pag.12
Santa Maria ad Fontigium o ad Fonticuluni, vedi Santa Maria la Rossa.
Santa Maria in Prata, vedi Santa Maria in Prato.
Santa Maria in prato, faceva comune a se, frazione di San Zenone al Lambro (MI), dal 9/06/1870, Diocesi di Lodi, posta a 78 m.l.m., 171 ab. (Agnelli).
Ovvia l’etimologia che fa riferimento alla chiesetta dedicata a Santa Maria della Neve, ubicata in un prato a breve distanza dall’abitato.
Santa Maria (la) Rossa (S. Maria ad Fontigium o ad Fonticuluni), (Milano). L’abbazia di Santa Maria la Rossa in Crescenzago (quartiere di MI) si trova in via Berra 11, ha più di mille anni e ne ha passate di tutti i colori, dalla distruzione ad opera dei Barbarossa alla costruzione del Naviglio Pavese che ne ha sommerso la bellezza della facciata, rendendo indispensabile una nuova entrata sul fianco sinistro.
Infatti dal 1960, momento in cui l'intero complesso è stato acquistato dal Comune di Milano, sono stati veramente pochi gli interventi di recupero effettuati, nonostante l’importante scoperta del 1966; dove sotto il pavimento si trovarono i resti di una chiesa paleocristiana e un bellissimo mosaico del V secolo.
(Alessandro Pezzoni)
Da fonti storiche risulta che la prepositura dei canonici regolari di Santa Maria di Crescenzago fu fondata nell’anno 1140 circa, al tempo dell’arcivescovo di Milano, Robaldo (1136-1146), sul luogo di una precedente cappella dedicata alla Vergine Maria.
Nel 1322 Matteo Visconti, signore di Milano, muore scomunicato nella canonica di Santa Maria Rossa e vi è nascostamente sepolto.
Santa Maria Rossa, a. 1165(1), Casaletto Lodigiano, era in comune di Mairano, dal rosso cupo delle mura, ma si può far risalire il termine “rossa” dal latino medioevale rossa cioé “stagno”, ma anche “acqua sorgiva”.
Vedi l’antico appellativo di Santa Maria la Rossa.
Era nei pressi della cascina Livelli.
Tre località, una a Bollate, una a Garbagnate Milanese ed una a Noviglio, portano questo toponimo.
1)  Roberto Smacchia, <Medioevo>, in AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S. Casaletto Lodigiano, 2003, pag. 16, nota 15 :
Sant’Angelo Lodigiano, odonomo, vedi SP 17.
San Zeno I, Cascina San Zeno, Bascapè (PV), Parrocchia di Gugnano. Alla fine del XIX secolo era proprietà Umboldi, ora è proprietaria la famiglia Faini. 28 ab. (Agnelli).
Detta cosi perché dipendeva dal paese di San Zeno (vedi), ed uniti formavano l’omonimo comune con Foppa, vedi.
Vi era il palazzo del Podestà, ora granaio.
San Zeno, San Zeno II, località, ora cascina, con R.D. n. 3798del 30 giugno 1867 diventa frazione di Bascapè (PV), Parrocchia di Gugnano. Nel 1722(1) proprietà Sig. Antonio Bonacina, alla fine dell’800 era proprietà Pedroli, 70 ab. (Agnelli).
Festa il 12 marzo, a sinistra del portone d’accesso alla strada romana per Castel Lambro, è probabilmente raffigurato San Zeno vescovo, la cui festa è il 12 aprile. Non ha oratorio, ma il Boselli dice che nel 1935 fu restaurata una statua del Vescovo presente in una nicchia.
Il primo portone da Gugnano, dà accesso ad un tratto di strada parallela alla via Emilia, probabile cardine romano.
In dialetto San Zin. Vedi Villarzino.
Un San Zeno poco dopo Verona ed altre due località italiane hanno nel loro toponimo questo nome.
1) Archivio di Stato in Pavia, Fondo Catasto Teresiano, San Zeno e Foppa A/10.
San Zenone vescovo di Verona nel 362, insieme a San Cristoforo (portatore di Cristo) è patrono contro le inondazioni ed i pericoli derivanti dalle acque, molti villaggi vicino ai fiumi portano questo antroponImo.
San Zenone al Lambro (MI), a 83 m.l.m.
L’idronomo dal 11/01/1863, con R.D. n. 1126, Diocesi di Lodi, vedi San Zenone.
“Tum quae terra colit Zenonem sedula sanctum, / Ex quo cognovit verissima nomina Christi / Namque prius sole Boiorum nomine vicus”
“Poi viene la terra, che onora con costanza S. Zeno, dal quale conobbe la vera divinità di Cristo. Difatto prima era solo un villaggio col nome dei Boi”.(1)
1) Alessandro Caretta, a cura di, G.G. Gabiano, Laudiade,  Centro Bassaneum, Lodi 1994, libro I, pag. 98, righe da 87 a 89.
San Zenone al Po (PV), a 59 m.l.m.
L’idronomo con R.D. n. 1211 del 15/03/1863. Vedi San Zenone.
Schiesata o Schiepata(1), Gugnano di Casaletto Lodigiano, si trovava dove ora c’è il terrapieno ovest del nuovo ponte sul cavo Lorini/Marocco, della SP 166 (vedi).
Se ne ha menzione nell’archivio parrocchiale.
Letteralmente “lontano dalla chiesa”.
1) Archivio di Stato in Milano, catasto Lombardo/Veneto, Gugnano con Ca’ del Fontana.
Scolle de Cerro, a. 1227 (1), Cerro al Lambro (MI), “scuola di Cerro”, citata come proprietario confinante, probabilmente era della parrocchia di San Cristoforo (vedi).
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII, del 16 maggio 1227, pag. 28 riga 33 e pag. 29, riga 7
Senterium Mediolanense(1), odonomo, a. 1303, attraversava gli attuali territori di Casaletto, Salerano sul Lambro (LO) e Castiraga Vidardo (LO). Vedi SP 17.
1) Laura Vignati Gorla, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina  e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. IV, del 1 aprile 1303, pp. 42 & 43, righe 31, 34 & 27.
Ibidem doc. n. V, del 18 febbraio 1337, pag. 47, righe 27 & 31.
Silungla, a, a. 970 (1), microtoponimo, Comazzo (LO).
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. n. 15, del 25/01/970, pag. 23, I colonna, righe 12, 17 e 25.
silva stallarea, a. 1029(1), vedi stallarea.
1) Manaresi Cesare, Santoro Caterina, n. 175 in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, 2003, C.R.S. Casaletto Lodigiano, 2003. Documento del XII/1029, pag. 6, riga 18, silvas stallareas, pag. 6, riga 12, stellarea, pag. 7, riga 29.
Silvigla, in, Silva Stallarea, a. 1029 (1), microtoponimo, Bascapè (PV), 
1) Manaresi Cesare, Santoro Caterina, n. 175 in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, 2003, C.R.S. Casaletto Lodigiano, 2003. Documento del XII/1029, pag. 6, riga 18, Ibique, pag. 6, riga 19, Silva Stellarea, pag. 7 riga 29.
Silvini, cascina, era in comune di San Zenone al Lambro (MI), Diocesi di Lodi, il nome da una zona boschiva o da un antroponimo di eguale origine.
Sollam Polleram, ad, campus, a 1227(1), Cerro al Lambro (MI). Gallico pollere “governare”(2).
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadine e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII, del 16 maggio 1227, pag. 29, riga 19.
2) Charles Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, X tomi + 1 tabulae, Ed. Forni A., Sala Bolognese, ristampa anastatica 1982
Somaglia (LO), a 57 m.l.m. Mons Oldratus, Roncalia, derivato dal latino medioevale Summus (radice celtica zu) accompagnato dal suffisso Alea indicante “terre (abitate) di una certa estensione che occupano i punti più alti di un territorio”. Dalla contrazione di tali nomi deriva Summ-alea. Vedi Zumaglia.
“La stessa località è riportata in una bolla pontificia del 1261 con la citazione Ecclesia Santae Mariae de Monte Oldrato loci Somalea sue Roncalia (Chiesa di Santa Maria di Monte Oldrado luogo della Somaglia ovvero Roncaglia) porta le origini di Somaglia alla antica Roncaglia. La stessa dicitura - Somaglia/Roncaglia - a conferma delle antiche radici è pure citata nelle bolle Papali di Sisto IV del 1474 e di Giulio II del 1505, le cui copie sono conservate nell'archivio parrocchiale di Somaglia. Etimologicamente complessa è l'origine del nome Roncaglia che potrebbe essere duplice. Infatti in lingua armorica (idioma di una tribù celtica che abitò questo territorio) Run equivarrebbe a “collina che si eleva dolcemente dal piano” mentre in latino Runcalis sta a significare “luogo incolto e umido invaso da sterpaglie”” (1).
Più probabilmente dal celtico Runcalis ad indicare una vasta zona impervia, rupe o monte coperti di spini, cioé con una fitta vegetazione. 
1) http://www.comune.somaglia.lo.it/
Spazaloccao Sgazalocca, Guazzaloca(1), cascina di Bascapè (PV), Parrocchia di Gugnano, ora distrutta, già negli anni dieci del nostro secolo vi rimaneva solo il mulino, era alla dx della strada Mangilupo/Piacentina, di fronte alla Guarnazzona, ed ovviamente in comune di Mangialupo(1).
Anche qui due termini difficili, sappiamo che nella zona vi era un grande bosco, quindi, per il primo toponimo: Spaza, dal verbo spazzare, nel senso di “tagliare” e locca probabile trasformazione di lucus, “bosco”, dal celtico leukos, Spazalocco, Cassina Spazalocca.
Interessante anche lokka “favea, lacuna, fossa”, tipico dei vocaboli anglosassoni, ora usato in quelli scozzesi e spagnoli.
Per il secondo toponimo teniamo buono il significato di locca, ed analizziamo il longobardo Gahagi (Gaggio), termine indicante un bosco proibito, nel medioevo e nel latino ecclesiastico, diventa semplicemente Gazata, ad indicare un luogo vietato al pascolo.
Abbiamo cosi “S” che dà senso opposto alla parola a cui è abbinato e Gaza(ta), così “bosco non proibito al pascolo”.
Se il terzo toponimo fosse quello originale: da “guazzo”, dal latino parlato acquaceum, col significato di zona di straripamento o di guado di un corso d’acqua e loca, termine latino indicante una serie di luoghi contigui. Se vogliamo essere poetici, da “guazza”, “rugiada”.
Ricordo anche il termine celto/ligure, luk “luogo paludoso”.
1) Archivio di Stato in Pavia, Fondo Catasto Teresiano e NUovo Censo, Mangialupo A/7.
SP 166, (Casaletto - Confine Pavese) odonomo, era l’antica strada che da Salerano sul Lambro portava a Gugnano ed a Campaneam, ora dalla SP 17 (Mairano - Sant’Angelo Lodigiano), prima in località Stazione, ora dall’incrocio SP 115 (Salerano - Lodi), finisce a San Zeno I. SP sta per “Strada Provinciale”.
Quando era in Provincia di Milano si chiamava “SP 17 - Confine Pavese”.
SP 17, (Mairano - Sant’Angelo Lodigiano), odonomo, passa al confine est del comune di Casaletto Lodigiano, l’antico tracciato proveniente da Cerro al Lambro (MI), coincideva probabilmente con il Senterium Mediolanenses (vedi), almeno nell’abitato di Mairano,  che porta a Sant’Angelo Lodigiano. L’antica via, porta gli odonomi, “Melegnano”, da nord alla piazza e “Sant’Angelo Lodigiano”, da quest’ultima alla Cascina Bernareggia.
Nel tratto, ora scomparso, costeggiante il muro della Cascina Moncucca, P.P. Pasolini nel 1967, girò le scene iniziali e finali dell’opera “Edipo Re”.
SP 17 - Confine Pavese, odonomo, vedi SP 166.
SP 9, odonomo, vedi Negri/Bascapè.
Spinedo, in, buscus, Cerro al Lambro (MI), dal significato letterale, vedi “spino”.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII, del 16 maggio 1227, pag. 30, riga 22.
2) Ibidem, riga 24.
3) Ibidem, riga 30.
Spinedum, post, campus, Cerro al Lambro (MI), “spinedo”, vedi “spino”.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV,  Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII, del 16 maggio 1227,  pag. 30, riga  27.
spino, latino spinu(m), da spina(m) “formazione vegetale”.
Spolti, cascina di San Zenone al Lambro (MI), Diocesi di Lodi ,dal nome dei proprietari.
  stalla,
stallarea, Boherius: stalaria, est arboretum sive arbustus, ex quo pali inciduntur.
Lex Longobard. lib. 1, tit. 19, cap. 26, Liutprando 45 (5,16): stalariam.
Stentata, stentari, voce italica, distineri, occupari, stendatus come marca stendata in inglese standard.
Vedi Carpana, roggia.
SS Nazzario, Celso, Verdastro e Martino, vedi Sanctorum Nazarii, Celsi, Vedastri e Martini.
T
T, t, diciottesima lettera dell’alfabeto italiano.
Talliadizia, buschus, a. 1220(1), microtoponimo, Casaletto Lodigiano, Tallia(2), silva cedua.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina  e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. LXVII, pag. 24, riga 34.
2) Charles Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, X tomi + 1 tabulae, Ed. Forni A., Sala Bolognese, ristampa anastatica 1982.
Taluvro, a, a. 970 (1), microtoponimo, Comazzo (LO), forse peggiorativo di talus, cioè talea.
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. n. 15, del 25/01/970, pag. 23, II colonna, riga 43.
Tareseto, a. 970 (1), microtoponimo, Comazzo (LO),
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. n. 15, del 25/01/970, pag. 22, II colonna, riga 29.
tenuta, esteso possedimento agricolo di più poderi, dal latino tenere a sua volta dalla radice indoeuropea *ten-, molto diffuso nelle lingue romanze.
terra, terzo pianeta in ordine di distanza dal Sole, latino terra(m) di ristretta area indoeuropea.
territorio, s.m. indica un regno o un paese.
Territorio de Villarzino, in, a. 1220 (1), microtoponimo, Casaletto Lodigiano. Vedi Villarzino.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. LXVII del 20 agosto 1220, pag. 24, riga 30.
Ticinum, vedi Pavia.
torchio, latino torculu(m) “che serve a torcere”.
Torchio, cascina di Comazzo (LO), evidentemente per il torchio che vi esisteva. Vedi “torchio”.
Torchio di Villarossa, a. 1666(1), Casaletto Lodigiano, microtoponimo, località entro l’abitato di Villarossa adibita alla lavorazione dell’olio. L’olio si estraeva durante i primi decenni del XX secolo, dai semi di lino, granoturco, girasole, arachidi e ravisse. Vedi “torchio”.
1) A.L.P.E. ex IIPPAB, Fondo Poderi, cartella 2402.
Torgiano (PG), rifondata ex novo (1276) dal Comune di Perugia sui resti di un insediamento romano distrutto dai Goti nel 517, ebbe una certa importanza come roccaforte dominante uno dei principali ponti sul Tevere, Pontenuovo, dove si ergeva una torre abbattuta nel corso della seconda guerra mondiale. Fonte: Umbriaonline. Vedi Trognano di Bascapè.
torre, etimologia molto discussa di una parola antichissima.
Torre, cascina di Gugnano di Casaletto Lodigiano, 79 m.l.m. 11 ab. (Agnelli).
Toponimo derivato dall’uso dell’edificio originario, evidentemente, essendo posta su uno degli assi della centuriazione romana, era munita di torre d’avvistamento, ma anche torre(nte).
Significa anche casa fornita di colombaio posto su un sopralzo del tetto.
Era proprietà Sudati.
torrente, corso d’acqua breve e con notevole variazione di portata. Dal latino dotto di origine indoeuropea, torrente(m), part. pres. di torrere, “esser secco”, diventato poi l’esatto contrario.
Tredelli, a, a. 970 (1), microtoponimo, Comazzo (LO), diminutivo maschile che indica la terza parte di un luogo.
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. n. 15, del 25/01/970, pag. 22, II colonna, riga 19.
Trognano, Bascapè (PV), segnaliamo le voci medioevali Truagium, che indica una rendita e trua/troa, che designava il bosco da legname, Tro/ni/-ano, “bosco senza proprietario”.
Il Rossetti, indica in alcuni documenti medioevali Torgnano, probabilmente una contrazione di “torrente”, “tor(rente) senza proprietario”.
Asta Semenzato, Firenze 19 aprile ‘03, lotto n. 106, Maestro di Trognano, attivo in Lombardia nell’ultimo quarto del secolo XV. Madonna col Bambino tra due Angeli musicanti, anconetta a bassorilievo con cornice intagliata in legno dorato e dipinto. Realizzo di L. 428.400.000.
Trognano, frazione di Cascia (PG).
Trognano, Terni, posto sul confine con la provincia di Rieti.
Trugnano di Corsano, frazione di Tramonti (SA), secondo Alfonso Giordano, nei tempi medievali, questo villaggio era chiamato Trognano, e in seguito Corsano (Cupersanum), mentre ora Trugnano è una frazione di Corsano.
Di questa borgata non sono riuscito a trovare altri cenni storici.
Turgnano, torrente della Regione Friuli Venezia Giulia, nel 1340 Thorgnano, 1366 Turgnanum (UTET).
U
U, u, diciannovesima lettera dell’alfabeto italiano.
Ugnanum, vedi Gugnano.
Ulixonus, a. 1220(1), microtoponimo o idronimo, Casaletto Lodigiano, probabilmente la U è l’abbreviazione del termine latino uber, “ubertoso, ricco di”.
Per Lixoni, vedi voce Lisone, torrente.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. LXVII del 20 agosto 1220, p. 23 riga 23.
Ulmi, ad, campus, a. 1227(1), microtoponimo di Cerro al Lambro (MI). Probabilmente da “Olmo”, vedi.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII,  del 16 maggio 1227, pag.  29, riga 27.
Ungeer, a. 836(1), antroponimo, “ungaro” (2).
1) Museo Diplomatico dell’Archivio di  Stato di Milano, a cura di Alfio Rosario Natale, voll. I, parte I
#         Tipo documento        aa/gg/mm    Località        denominazione
          836/-/II                Meloniano
2) Ferdinando Cesare Farra, Onomastica e toponomastica nei documenti altomedioevali del “Museo Diplomatico dell’Archivio di Stato di Milano”, in Archivio Storico Lombardo, Società Storica Lombarda, Milano 1974, serie 9° voll. X fascicolo I-III anni 1971, 1972, 1973
V
V,v, ventesima lettera dell’alfabeto italiano.
Valera, Valaria, a. 1029(1), Vallaira a. 1122(2), Vallariaa. 1126(3).
Termine celtico uallos, “recinto, luogo cintato”, nella grafia romana e parlata basso medioevale, vallos, Vallas, Vallaira, con il longobardo haria, vedi.
Commenteremo a questo proposito quanto scritto da Luisa Chiappa Mauri(4) “Sopratutto in questa zona, la costruzione del paesaggio odierna è frutto di scelte operate durante l’epoca medioevale, le cui tracce sono ancora leggibili qui in un contesto economico e sociale mutato” “La natura del suolo, facile agli impaludamenti ... dastricamente limitato a poche isole durante i secoli dell’alto medioevo i segni della sistemazione agraria condotta in epoca romana nella pianura padana. Le foreste, l’acquitrino e l’incolto avevano il sopravvento ...”(5) Peccato che tutto questo avvenne prima della data in cui convenzionalmente inizia il medioevo. La capacità di controllare la natura, ed in particolare i fiumi non si è raggiunta ancora oggi. Molto probabilmente il primitivo villaggio è nato in una radura in mezzo alla foresta, vicino al fiume, come parrebbe dall’intitolazione della parrocchia (San Zenone), ma lontano dalle strade romane, ben protetto dalle scorrerie dei barbari.
“Prima che un preciso inquadramento giuridico o amministrativo fissasse i centri abitati abitati in una maglia insediativa rigida, bastava lo sfruttamento di terreni distanti o nuovi equilibri economico-territoriali per fare trasferire un villaggio.”(6)
 “Exurgit gravis aere manuque Valera valenti, / Sive dedit primos hispana Valentia cultus / Seu Ticinum ultra clivosa Valera, feraci colle valens flana Cerere eximioque Lyaes”.(7)
“Pesante d’armi e di valenti truppe sorge Valera  (vuoi che sia stata la spagnola Valencia a fornire i primi abitanti, vuoi invece la collinosa Valenza d’oltre Ticino) ricca del suo ferace dosso di bionde messi e d’ottimo vino”.
Come Casaletto Lodigiano, Marudo, Salerano sul Lambro e Vidardo:
“Haec nunc nomina, tum fuerant sine nomine terrae”.(8)
“Questi sono i nomi di oggi, una volta invece erano terre senza nome”.
1) Chiappa Mauri Luisa, Paesaggi rurali di Lombardia, Biblioteca di Cultura Laterza, Bari-Roma 1990, pag. 13, nota 29.
2) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. n. 79 dell’agosto 1122, I colonna, riga 10.
3) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. 87 del luglio 1126, pag. 117, I colonna, riga 16.
4) Chiappa Mauri Luisa, Paesaggi rurali di Lombardia, Biblioteca di Cultura Laterza, Bari-Roma 1990
5) Ibidem, pag. 6
6) Ibidem pag. 23, nota 82, da : Chapelot-Fossier, Le village et la maison au moyen age, Paris 1980
7) Alessandro Caretta, a cura di, G.G. Gabiano, Laudiade, Centro Bassaneum, Lodi 1994, pag. 96, righe  da 36 a 39.
8) Alessandro Caretta, a cura di, G.G. Gabiano, Laudiade, Centro Bassaneum, Lodi 1994, pag. 96, riga 47.
Valera Fratta, (LO), Diocesi di Lodi. Perché dei frati, vedi Valera.
Valera Zucca, località di Valera Fratta, vedi Valera.
Valerio(1), cavo, Bascapè (PV), nasce dalla roggia Boja, vedi.
1) Archivio di Stato in Milano, catasto del 1869 Lombardo/Veneto, San Zeno/PV).
Valerio, antroponimo latino significa “forte, robusto, che sta’ bene”.
vallo/valle, vedi Valera.
Vallem, ad, campus, a. 1227(1), Cerro al Lambro (MI), vedi Valera.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII, del 16 maggio 1227, pag. 29, riga 14.
Vercelli, città piemontese fondata dai liguri salluvi ed occupata dai galli libui.
Etimologia assai discussa.
Vercelli, cascina di Landriano (PV), sulla strada per Melegnano (MI), dalla città omonima o da un cognome della stessa origine. Gallico Ver da Verceillum “forte erboso, campo con molta erba”, e Cellae (latino medioevale) “dispensa”.
Vedasto(1), Vedastro(2), antroponimo dal latino Vedastus e significa “appartenente alla gente Vedia”, famiglia romana assai ricca.Verdasto(3), antroponimo, da “verde”, latino classico viride(m) parlato, virde(m) “essere vigoroso”,  -stro “che tende ad”.
1) www.santiebeati.it
2) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. 15, del 25/01/970, pag. 22, I colonna, riga 24.
3) M. Cortellazzo & P. Zolli, Dizionario etimologico della lingua italiana, 5 voll. Zanichelli, Bologna 1989.
Vidardo, Castiraga Vidardo (LO), Vicodardo a. 1130(1), Castiraga Vidardo dal 24 gennaio 1869, a 74 m.l.m.
Unione dei vocaboli Vicus e hard, letteralmente “il paese di Duro, del duro o del coraggioso”, oppure può avere attinenza con il terreno.
Vicus termine toponomastico latino e hard termine (antroponimo) germanico (longobardo) scritto in alfabeto latino, “il paese del (guerriero) coraggioso”.
Et circum uites Vidardum ardente colono,
Vis ubi telorum nervosis maxima Boiis
Olim erat, acerbant acres finibus hostes.(2)
“...E attorno ai vigneti di operosi coloni c’è Vidardo, dove un tempo per i nerboruti Boi sorgeva una fabbrica di dardi, con i quali essi tenevano lontano dai confini i loro nemici ...”.
Come Casaletto Lodigiano, Marudo, Salerano sul Lambro e Valera Fratta:
“Haec nunc nomina, tum fuerant sine nomine terrae”(3)
“Questi sono i nomi di oggi, una volta invece erano terre senza nome”.
Vedi anche Castiraga.
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879.
2) Alessandro Caretta, a cura di, G. G. Gabiano, Laudiade, Centro Bassaneum, Lodi 1994,  Libro I pag. 94 righe da 30 a 32.
3) Alessandro Caretta, a cura di, G. G. Gabiano, Laudiade, Centro Bassaneum, Lodi 1994,  Libro I pag. 96 riga 47.
Vignola, vedi Bernareggia.
Vigo, a, campo, a. 1029(1), Bascapè (PV),
1) Manaresi Cesare, Santoro Caterina, n. 175 in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, 2003, C.R.S. Casaletto Lodigiano, 2003. Documento del XII/1029, pag. 6, riga 14, pag. 8, riga 2.
villa, in latino vuol dire fattoria con podere, in latino medioevale, fattoria o paese, in italiano antico, semplicemente paese. La curtis italiana era detta in Germania e Francia “villa”(1).
1) Massimo Montanari, Storia medievale, Laterza 2007. Cap. 9.7, pag. 78.
Villa Basilica (LU), delle strutture fortificate rimangono tuttora parte della rocca e le indagini archeologiche hanno rintracciato ampi tratti di mura che cingevano l’abitato con le relative torri, anche il territorio chiamato Villa Vecchia presso Barbagliana presenta tracce di mura più antiche.
Nella piazza centrale, vi è la fontana, già fonte battesimale, ricavata da un unico blocco di pietra serena, e la pieve di Santa Maria Assunta, ricostruita nel XII secolo in stile romanico lucchese, su un edificio anteriore all’anno mille di cui rimane la cripta. La torre campanaria fu eretta nel XII secolo su una più antica torre di difesa.
Se non nell’antichità, almeno nel medioevo il paese è noto per la fabbricazione delle armi prima da taglio e poi da fuoco.
Ovvia l’origine del nome, che alcuni vogliono arrivi dall’epoca bizantina.
Villa Beca, a. 761(1), Comazzo (LO)(?), etimologia molto complessa, si va’ dal “corso d’acqua” al “fabbro”.
1) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. n. 2 del 10 7bre 761, vedi BECCALZù e Beccia, Comazzo.
villaggio, antico francese village, dal latino villaticu(m) aggettivo di villa.
Villambrera, cascina di Paullo (MI), Diocesi di Lodi. Unione del vocabolo latino “villa” e quello lombardo “brera”, vedi Braida, in.
Secondo G.G. Gabiano(1) era la Villa Mellaria menzionata in una carta del 972(2). Gallo romano mellarium ad indicare i vasi che contengono il vino, vas in quo mel conservatur(3) sempre attinente al gallico melior, che può avere relazione con il canale Muzza. Vedi Melegnano (MI) e confronta con Melara (RO). Oppure semplicemente Mell “altura o depressione” e aria, vedi harjia.
1) Alessandro Caretta, a cura di, G.G. Gabiano, Laudiade, Centro Bassaneum, Lodi 1994, libro I, pag. 102, righe da 178 a 180.
“Tum resonans mugitibus armentorum / Villambrera, etiam multis Mellaria multo.”
“Quindi, risonante del muggito degli armeni, c’è Villambrera, detta anche Mellaria dall’abbondanza di miele.”
2) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. n. 16 del 18/11/972, pag. 25, II colonna, riga 8.
3) Charles Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, X tomi + 1 tabulae, Ed. Forni A., Sala Bolognese, ristampa anastatica 1982.
Villa MesseratioraCottarelli, microtoponimo, bella villa all’interno della corte di Villarzino, era la dimora dei Messerati, ora vi abita occasionalmente la famiglia Cottarelli.
Il nome, come per la cascina, deriva da quello del proprietario.
Villam Pulpignanam, vedi, Villa Pompeiana.
Villa Pompeiana, Zelo Buon Persico (LO), “in Laudensis Episcopatum Villam Pulpignanam cum capella Sancti Michaelis” anno 1100 (1), “Frogerius  de Villa Pompeniana”(2)  “villanos de Villa Pompeiana”(3). Elaborazione dell’originale nome, posto in relazione con la posizione del loco.
Dal Gabiano:
Inde / Villa, ubi Pompeii de nomine Pompeianan, / Tute quod hic positis habuit tempora castris, / Quum bellum gereret pro libertate Quiritum.”
1) Luciano Castoldi, da internet.
2) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. n. 124 del 23 ottobre 1147 pag. 155, I colonna, riga 33.
3) Cesare Vignati, Codice Diplomatico Laudense, parte prima, Laus Pompeja, in: Bibliotheca Historica Italica, Societatis Longobardicae, Voll. II, Società Storica Lombarda, Milano 1879. Doc. n. 143 del 3 settembre 1151 pag. 174, II colona,  riga 23
4) Alessandro Caretta, a cura di, G.G. Gabiano, Laudiade, Centro Bassaneum, Lodi 1994, libro I, pag. 102, righe da 172 a 175.
Villarossa o Villa Rossa, Villa Rubra (1), Mairano di Casaletto Lodigiano, 146 ab. (Agnelli) ad 84 m.l.m.
Gli storici ottocenteschi facevano risalire l’appellativo al rosso cupo dei suoi fabbricati, ed all’antica tradizione che vuole sia in onore della Barba di Federico I detto il Barbarossa.
Data l’esistenza di un torchio da olio (vedi Torchio di Villarossa) si può supporre che l’appellativo “Rossa” derivi dal latino medioevale rossa cioè “acqua sorgiva”, vedi Santa Maria Rossa, che contrasta però con il toponimo più antico. Vedi “villa”.
Nella “Laudiade” è ricordata per le sue vigne: Cum Villarussa ac onerata vite Valerae, …, “Villarossa, Valera dalle viti cariche.”(2)
1) Laura Vignati Gorla, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano 2003. Doc. n. II,  del 7 settembre 1260, pag. 38, riga 8.
Ibidem, doc. n. III, del 4 dicembre 1282, pag. 40, riga 9, Villa Rossa.
2) Alessandro Caretta, a cura di, G. G. Gabiano, Laudiade, Centro Bassaneum, Lodi 1994,  Libro I pag. 120 riga 549
Villarzino, a. 1259(1), località di Bascapè (PV), era in Diocesi di Lodi o comunque il prete dipendeva da Gugnano, faceva comune a se, era capo feudo.
Dal latino medioevale Villar, a sua volta dal latino classico Villarium, “fattoria o piccolo paese”.
Probabilmente zino, non è la contrazione del nome dell’antico proprietario, ma il termine dialettale Zin(o)cioé Zeno (vedi e confronta San Zeno), oppure la trasformazione del vocabolo latino sinus, “seno, golfo”. Il Boselli basandosi su altri toponimi simili propende per Villa Ursino, mentre il Prandi propende per il vocabolo romano “villa-argine”.
Nel rinascimento si è costruito seguendo lo spostamento verso ovest del fiume Lisone, importante riserva d’acqua e pesce.
All’inizio del secolo era proprietà conte Vistarini, al 1990 signor Cottarelli.
La cascina era la più estesa del pavese, all’esterno del cascinale, di fronte all’incrocio e riconoscibile dalla facciata, vi era l’oratorio, (utilizzato come magazzino, ora restaurato, è diventato uno spaccio alimentare), dedicato ai Santi Maurizio (vedi antroponimo) e Gerolamo, (vedi antroponimo), le cui feste cadono rispettivamente il 22 ed il 30 settembre.
Il tronco di strada verso il Lisone è parallelo alla centuriazione romana (tracciando una linea fino al cardine di San Zeno, forma un angolo di 90°). Mentre quello verso Beccalzù è parallelo alla strada della Carità di Casaletto Lodigiano e dista 1420 metri dalla località o tomba romana della Stazione. Originariamente, era in mezzo all’abitato romano (zona della Badia (vedi), grande villa rossa ora in sfacelo) e parallelo a quello di San Zeno.
L’Osteria di Villarzino era talmente famosa che nel 2002, nella trasmissione televisiva di Italia Uno, “Studio Aperto”, fu presa ad esempio da un personaggio intervistato. Vedi “osteria”.
1) Laura Vignati Gorla, Appendice Documentaria , in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano 2003. Territori et curtis de Vilarzino, doc. n. I, pag. 36, riga 13; Villarzino riga 16;  Villarzinum, riga 19;  curte Vilarzini, pag. 37, riga 13; etc. etc.
Villarzino, in, a. 1220(1), microtoponimo, Casaletto Lodigiano. Vedi Villarzino.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. LXVII, del 20 agosto 1220, pag. 24, riga 23 e 25.
Villarzinum, ad, a. 1220(1), microtoponimo, Casaletto Lodigiano. Vedi Villarzino.
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. LXVII, del 20 agosto 1220, pag. 24, riga 32.
Visconti, cavo, Casaletto Lodigiano, vedi Dossino.
Vistarina, cascina di Salerano sul Lambro (LO), posta alla dx del Lambro nei pressi della strada romana Laus/Ticinum.
Il nome dalla famiglia costruttrice, attualmente proprietà Cazzulani.
Vi ha sede il Museo del Presepio.
L’Agnelli menziona Vistarina I e II.
Vistarino (PV), ad oggi nessuno studioso si è azzardato a fare delle ipotesi, riporto la tradizione orale lodigiana: il Barbarossa ordina ad un cavaliere teutonico la custodia della rocca di Zorlesco, con l’ordine verbale: “Vi starete”, da cui Vistarino, plurale collettivo Vistarini. Anche Visterini.
Ipotizzando Vesterica (1), latino classico veste -rica “travestimento”, volgo vestire “terra coltivata”, riga “terra solcata”, rica = reca nel senso di reda “flagello”(2).
1 ) Museo Diplomatico dell’Archivio di  Stato di Milano, a cura di A. Natale voll. II
#        Tipo documento        aa/mm/gg    Località        denominazione
125     breve investitura         874, IV 5        Gnignano    de vico vesterica
2) Charles Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, X tomi + 1 tabulae, Ed. Forni A., Sala Bolognese, ristampa anastatica 1982.
Vito, antroponimo, termine sassone “bellicoso”.
Volpara (PV), comune dell’oltrepo pavese, già vulparia(1), da “vulparia”, da volpes “volpe”, l’animale che si trovava in gran numero nei boschi che attorniavano il suo nucleo primitivo e aria ad indicare un fondo gallo-romano. Volpaia, “tana di Volpe” ed insieme “luogo squallido”. Ara è suffisso collettivo(2).
1)Pierino Boselli, toponomastica pavese, EMI, Pavia 1986, pag. 525
2) Ibidem
Volpara, località di Bastida Pancarano (PV).
Volpara, cascina di Sommo (PV), il Boselli(1) lo fa risalire per la posizione a “volpara” cioè “opere in terra di vario tipo, impiegate per riparare le rotture degli argini fluviali”, ma anche semplicemente da vulpes.
1) Pierino Boselli, toponomastica pavese, EMI, Pavia 1986, pag. 525 
Volpe, località di Pozzolengo (BS).
Volpedo (AL), 1215 abitanti, il comune ha superficie di 10,58 Km2 ad un’altitudine media di 182 m.l.m. Vico Piculo a. 965, Vico Piguli, Vicopegolo, Vipeguli, aa. 973/1208, Vicopecudis aa. 1153/1180, Vulpeglum a. 1183, Vulpeculo 1220 e 1245, cioè “vico del bestiame”(1). 
1) Dante Olivieri, Dizionario di toponomastica Piemontese, s.l. s.d.  da Pierino Boselli, toponomastica pavese, EMI, Pavia 1986, pag. 525 
Volpeglino (AL), 161 ab. superficie km2 3,22, altitudine 243 m.l.m. Confinante col comune di Volpedo (AL) (vedi) molti lo ritengono un diminutivo di quest’ultimo, o semplicemente da “volpe”.
Volpera, in, boschi, a. 1227(1), Cerro al Lambro (MI), a sero terra de Baxilicapetri, vedi Volpere di Cerro al Lambro (MI).
1) Maria Franca Baroni, Appendice Documentaria, in: AAVV, Appunti Storici su Casaletto ed il Lodigiano con cenni sulla cittadina e la famiglia Bascapè, Speciale, C.R.S., Casaletto Lodigiano, 2003. Doc. n. CLXXXII, del 16 maggio 1227, pag. 32, riga 7; Ibidem, riga 9; Ibidem riga 14.
Volpera, frazione di Mapello (BG).
Volpera, località di Malono  presso Calvisano (BS).
Volpere, cascina di Cerro al Lambro (MI), Golpere  a. 1666(1), confronta Volpera, in. Evidentemente per la presenza di volpi. “Volpe” in italiano corrente, mentre “Golpe” in toscano. Termine avicinabile al latino gula “gola” nel senso di “ghiotta, avida”.
1) A.L.P.E. ex IIPPAB, Fondo Poderi, cartella 2402.
Volpiano (TO), potrebbe derivare da volpe come da un gentilizio latino(1).
1) Pierino Boselli, toponomastica pavese, EMI, Pavia 1986, pag. 525
Volpina, località di Ottobiano (PV).
Volpini, località di Spinadesco (CR).
Volpino, frazione di Costa Volpino (BG), il comune ha 8600 abitanti ed il territorio s’innalza dai 185 ai 1723 m.l.m.

Z
Z, z, ventunesima ed ultima lettera dell’alfabeto italiano.
Zeno, antroponimo, “divino” dal greco classico “relativo a Zeus”.
Zenone, antroponimo, “divino”, dal greco classico “relativo a Zeus”, con il maggiorativo/collettivo latino -one.
zolla, etimologia discussa, medio alto tedesco, di origine indoeuropea, zol(les) “massa compatta”.
zona, voce dotta latina, zona(m), dal greco zone “cintura”, poi “cintura di terra o cielo”.
Zumaglia (BI), Zumalia, a. 1215 (UTET), gli studiosi fanno risalire l’origine del nome alla radice celtica zu “cima”, letteralmente “abitazioni in cima”. Vedi Somaglia.
Zumalli Don Luigi, fece fabbricare la nuova chiesa parrocchiale di Casaletto Lodigiano nel 1700, la sua famiglia decurionale di Lodi, viene da Biella.
Zumala, cascina, località San Gualtiero di Lodi, dalla antica famiglia proprietaria, vedi Zumaglia.


CRS Casaletto